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Il Portale dei Parchi Italiani

       

Assemblea dei Soci di Federparchi

Roma, 10 dicembre 2004 – Centro Congressi Cavour

Relazione del Presidente Matteo Fusilli

L’Assemblea di fine anno - statutariamente prevista per l’adozione dei documenti contabili di previsione – ci da l’occasione per affrontare un tema di attualità e di particolare rilievo per la gestione dei parchi (come abbiamo fatto stamani con l’agricoltura di qualità in un confronto con importanti interlocutori) e per fare il punto sullo stato della nostra associazione, nel quadro della situazione generale che vive il mondo delle aree protette.
In questa mia introduzione intendo quindi indicare gli aspetti salienti e prioritari relativi al periodo che abbiamo alle spalle e gli impegni che ci attendono, rinviando per il resto al programma di attività che è alla vostra attenzione e ai documenti già approvati dai nostri organismi direttivi.
Le prime osservazioni vorrei riservarle alla vita dell’associazione, che ha continuato, anche in questi ultimi mesi, a crescere e ad affermarsi, grazie al successo delle iniziative svolte, alle nuove significative adesioni (le Regioni Lazio e Puglia si sono recentemente associate), ma, soprattutto, alla autorevolezza che ad essa viene riconosciuta in ogni sede, ai rapporti di collaborazione che si moltiplicano, alla capacità di costituire un punto di riferimento su argomenti cruciali per i nostri associati, per le istituzioni, per il mondo produttivo e per gli organismi culturali, formativi e sociali.
In questo quadro, l’elemento caratterizzante della nostra vita associativa nell’anno che si chiude, sta nell’impegno e nelle attività internazionali. Credo che si possa dire, con soddisfazione, che il 2004 è stato, a questo riguardo, l’anno di una vera e propria svolta o, se volete, del salto di qualità. Era l’obiettivo pioritario che ci eravamo dati nell’Assemblea del dicembre scorso – dedicata ai risultati del Congresso mondiale dei Parchi tenutosi a Durban – e che abbiamo perseguito con costanza ed efficacia, registrando successi che hanno positivamente cambiato lo scenario delle nostre relazioni internazionali, la collocazione della nostra associazione in rapporto ai soggetti che “fanno” la politica internazionale delle aree protette, migliorando la stessa percezione che internazionalmente si ha dell’esperienza italiana in questo campo.
Ai primi importanti passi mossi già nel 2003 con la prima edizione di Mediterre, la Conferenza di Riomaggiore e la partecipazione al Congresso di Durban, è seguita una lunga serie di incontri e iniziative nelle quali abbiamo saputo raccogliere le sollecitazioni culturali che i grandi consessi internazionali ci proponevano ed esprimere una autonoma capacità di elaborazione riferita alle realtà dell’Europa e del Mediterraneo.


L’idea dell’Osservatorio sulle politiche europee è nata in questo contesto e ora, grazie alla disponibilità del Parco nazionale delle Cinque Terre, la sede e gli strumenti operativi esistono e si stanno componendo gli organismi scientifici e di direzione, che saranno presto in grado di fornire – a noi e ai nostri colleghi europei - gli elementi di conoscenza e di proposta indispensabili per orientare l’azione che intendiamo svolgere nei confronti delle istituzioni comunitarie. Siamo molto lieti che il presidente di Europarc Michael Starret abbia accolto il nostro invito a far parte del Comitato di direzione dell’Osservatorio e siamo certi che altri prestigiosi esponenti dell’IUCN, come Roger Croft e Jamie Skinner, ci comunicheranno la loro adesione.
Analogo esito positivo sta conoscendo la nostra proposta di costituire la Federazione dei Parchi del Mediterraneo, un obiettivo che ha conquistato l’appoggio di un gran numero di soggetti – governi nazionali e regionali, direzioni generali, associazioni, parchi – con i quali è ora in corso l’esame dei complessi aspetti programmatici e organizzativi che devono naturalmente fare i conti con situazioni nazionali assai differenziate e con i diversi gradi di autonomia operativa esistenti nei Paesi del Bacino.
Un ruolo importante hanno avuto, a questo proposito, le occasioni di incontro e collaborazione con l’IUCN. Come sapete alla Federparchi è stato affidato il compito di coordinare l’attività del Comitato italiano dell’IUCN. E’ un riconoscimento importante per l’impegno che ho descritto e una grande opportunità per compiere tutti insieme un passo avanti sui temi generali della conservazione, attraverso l’integrazione delle nostre attività con i programmi di questa grande organizzazione. In questo senso, molto importante è stato il ruolo che abbiamo avuto nella realizzazione della Conferenza dei membri mediterranei dell’IUCN, organizzata a Napoli dal Ministero dell’Ambiente e ospitata dal Parco nazionale del Vesuvio, al cui presidente Amilcare Troiano va il ringraziamento per l’efficiente organizzazione e la calda accoglienza che ha favorito l’approvazione della Carta di Napoli, all’interno della quale vi sono le nostre proposte e il sostegno dell’IUCN alla Federazione dei Parchi del Mediterraneo. Analogo risultato lusinghiero ha avuto la partecipazione della delegazione italiana al Congresso di Bangkok, nel quale le proposte e le mozioni presentate dall’Italia hanno trovato positivo accoglimento.
Occorre aggiungere ancora, sul terreno dell’iniziativa internazionale, che sono in atto molte collaborazioni con partner stranieri, da quella con la Provincia di Barcellona(ieri è stato firmato qui a Roma il Protocollo d’intesa), a quelle con i Paesi balcanici nell’ambito di un programma condiviso dal Ministero degli Affari Esteri, a quelle con Parchi e associazioni europee per le attività transnazionali previste da molti progetti comunitari in corso di realizzazione. E’ stata infine sviluppata la collaborazione con Europarc, della quale, dal 2005, diventeremo soci con l’intenzione di svolgere anche in quell’ambito un’azione di promozione della prospettiva euromediterranea.


Un panorama, come si vede, molto vasto e che ci dà grande soddisfazione. La dimensione internazionale è un fattore indispensabile per i parchi. Essa infatti contribuisce a far percepire in modo corretto la missione di ciascuna area protetta inquadrandola in una azione di ampia portata; aiuta ad accrescere le competenze e dunque l’efficacia delle azioni che si intendono sviluppare.
Su questa strada è giusto perciò accrescere il nostro impegno. Il programma di attività indica con quali scadenze, tra cui voglio sottolineare l’appuntamento dell’assemblea costitutiva della Federazione dei Parchi del Mediterraneo; la Conferenza sulla Biodiversità nelle Aree Protette che sarà organizzata dal Ministero e la terza edizione di Mediterre, in programma a Brindisi dal 3 al 6 marzo del prossimo anno.

Ci attende un 2005 di lavoro intenso e di grande impegno che dovremo affrontare, purtroppo, in un quadro generale caratterizzato da incertezze e gravi difficoltà per i nostri parchi. C’è anzi un evidente contrasto tra le capacità e le potenzialità che emergono dall’ampiezza e dalla portata delle azioni che questo nostro programma propone e la condizione di disagio, se non di vera e propria sofferenza, che mette a rischio la possibilità concreta, per tanti parchi, di operare.
E’ previsto nella legge finanziaria un taglio drastico delle risorse per i parchi nazionali, che si aggiunge a quelli succedutisi negli anni e che sono divenuti tanto più pesanti se rapportati al numero dei parchi, che è invece progressivamente cresciuto.
Come ha denunciato unitariamente la riunione dei presidenti dei parchi nazionali e come ribadiamo ancora oggi con forza, la situazione è tale da rendere impossibile qualsiasi investimento e problematica l’ordinaria amministrazione. Ma i parchi per natura non possono fare “ordinaria amministrazione”. La loro funzione è vitale se è in grado di innovare, di rilanciare costantemente le azioni proprie e degli altri soggetti del territorio, sul fronte della protezione e dello sviluppo sostenibile.
Lo sconforto per questa situazione è ancora maggiore se riflettiamo alle quantità che sono in gioco: stiamo parlando di alcuni – pochi – milioni di euro, che si potrebbero benissimo trovare nello stesso bilancio del Ministero dell’Ambiente e la cui mancanza segna invece la differenza tra la corretta operatività e la paralisi degli Enti Parco.
C’è poi da rilevare che è ancora in atto il commissariamento di un numero elevato di parchi nazionali: tutti quelli toscani o tosco-emiliani, il Gran Paradiso, i Monti Sibillini, il Circeo. In questi casi alle questioni finanziarie si aggiungono i limiti al funzionamento democratico e alla possibilità di coinvolgere, nelle scelte, le comunità e le amministrazioni locali. I commissariamenti, quando sono protratti così a lungo, rappresentano un vulnus alla leale collaborazione istituzionale e pongono una questione di emergenza democratica che vogliamo segnalare con apprensione al Ministero e alle Regioni interessate, perché si impegnino a lavorare subito e con convinzione per porvi rimedio.


Anche in molte Regioni dobbiamo lamentare prospettive economiche difficili per i parchi. Un po’ ovunque si registra la volontà delle giunte di scaricare sulla gestione delle aree protette, problemi di quadratura di bilanci in cui comunque le somme per la tutela dell’ambiente sono minime. Sosterremo le proteste e le proposte dei colleghi dei Coordinamenti regionali in ogni caso in cui ce ne verrà segnalato il bisogno, per evitare che questa congiuntura economica, difficile per tutti, non lasci sul campo proprio i parchi
E infine, a comporre il quadro dei problemi con i quali i parchi devono problematicamente fare i conti, è venuta la recente approvazione delle “misure di diretta applicazione” inserite nella legge di delega al Governo per il riordino della legislazione ambientale, in particolare la sanatoria per gli abusi commessi in aree soggette a vincolo ambientale. Sui condoni in generale abbiamo più volte, unitariamente, preso posizione e non è il caso qui di tornare sulle questioni di principio. Di fronte a questo nuovo provvedimento vogliamo segnalare che i rischi che esso comporta derivano per noi, oltre che dalla confusione generata dal riferimento al vincolo ambientale, di cui molti parchi sono gestori, e dalle differenti legislazioni regionali che sono seguite alla precedente legge nazionale, dall’effetto “aspettativa” al quale sono particolarmente sensibili cittadini e operatori senza scrupoli in tante zone del Paese. Se a ciò aggiungiamo che sono sempre vive le voci di proroghe ed estensioni dei condoni già decisi, si può comprendere la delicatezza della condizione in cui, su questo fronte, ci troviamo ad operare, soprattutto in situazioni territoriali dove solo i parchi sono impegnati nel contrasto efficace all’abusivismo, con gli abbattimenti dei manufatti.
Le questioni delle risorse, delle sanatorie e dei commissariamenti pongono nuovamente e in modo prioritario, l’obiettivo della concertazione tra istituzioni. Da quanto tempo Stato, Regioni e Autonomie non si parlano su questi temi? Quanti quesiti e quanti ricorsi sono pendenti di fronte alle Corti di giustizia? E’ possibile, continuando su questa strada, costruire le intese necessarie al lavoro dei nostri Enti? Con quante sovrapposizioni di normative e con quanti conflitti di poteri dovremo fare i conti?
Per rispondere positivamente alle domande poste, diventa sempre più urgente avviare il lavoro del Tavolo tecnico istituito presso il Ministero dell’Ambiente. Federparchi ne ha fatto il punto principale della propria rivendicazione fin dalla seconda Conferenza nazionale dell’ottobre 2002. Quella rivendicazione produsse un atto, la costituzione del tavolo tecnico tra Stato, Regioni, Parchi e Autonomie locali che non è stato mai convocato
Riproponiamo questo tema, oggi, alla luce del percorso che inizia con l’approvazione della legge di delega al Governo. Il riordino della legislazione ambientale non può evidentemente avvenire fuori da un contesto di concertazione nelle sedi istituzionali. Quali saranno a questo proposito gli orientamenti? E quale lo spazio per la rappresentanza di soggetti quali quelli da noi rappresentati?


In attesa della risposte occorre, da parte nostra, attrezzarci per seguire l’intero processo che si svilupperà nei prossimi diciotto mesi (tanti sono quelli previsti per l’esercizio della delega).
La nostra posizione sulla delega è nota. In materia di aree protette non vi era la necessità di una riscrittura della legislazione, che è recente, ha dato buona prova di sé e si presta facilmente agli aggiustamenti che l’esperienza e l’evoluzione istituzionale suggeriscono. Poiché però Parlamento e Governo hanno deciso di procedere, abbiamo cercato con i nostri interventi di indirizzare l’attenzione sugli aspetti concreti da modificare, facendo salvi i riferimenti generali ai quali è ispirata la legislazione in vigore. E’ stato un successo della nostra azione se la delega approvata annovera fra i principi e i criteri cui la legge dovrà attenersi, “la conferma delle finalità della 394” e “l’incremento della percentuale di superficie protetta”; un emendamento che propose proprio la Federparchi e che dovrà essere concretamente applicato. Assicurate queste premesse il nostro impegno è ora di contribuire a far nascere la migliore legge possibile, che dia riscontro alle molte, precise e unitarie elaborazioni alle quali col tempo siamo approdati.
Non c’è bisogno che le ricordi in dettaglio, dal momento che sono contenute in tanti documenti. Desidero solo richiamare gli obiettivi principali ai quali esse si rifanno:
  • una programmazione unitaria su scala nazionale per la rete delle aree protette;
  • una strumentazione adeguata per il sostegno e la promozione delle politiche di sistema;
  • la prefigurazione della Rete Ecologica Nazionale imperniata sulle aree protette;
  • l’unitarietà delle azioni di tutela e sviluppo e la loro integrazione con i programmi territoriali;
  • la pari dignità fra Enti gestori e la loro autonomia, indipendentemente dalla categoria di appartenenza, comprese quindi le Aree Marine;
  • l’efficienza dei Parchi nazionali e il loro moderno inquadramento nella pubblica amministrazione, risolvendo l’annoso problema dello status degli amministratori.

Si tratta di obiettivi largamente condivisi in grado di far compiere un ulteriore passo avanti ad una esperienza già molto positiva e che, come abbiamo altre volte ricordato, è studiata con attenzione e apprezzata anche all’estero. Noi intendiamo lavorare per affermarli, seguendo con assiduità tutto il lavoro della Commissione “dei 24”, tanto per la parte che riguarderà direttamente i parchi, le riserve e le aree marine, quanto per tutte le altre parti che hanno conseguenze per la vita delle aree protette. Costituiremo per questo un gruppo di lavoro con il compito di affiancare, per gli aspetti tecnici e procedurali, i nostri organismi dirigenti. Ma soprattutto chiediamo che uno dei componenti la Commissione “dei 24” sia un vero esperto della nostra materia, indicato al Ministro dalla Federparchi.
Abbiamo chiaro che, sul piano politico, l’elaborazione della legge - cioè il lavoro della Commissione di esperti, le conseguenti decisioni del Governo, l’acquisizione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti in materia - costituirà l’elemento principale della nostra attenzione nel 2005. Ad essa dovranno far riferimento tutte le altre attività che prevediamo di svolgere, perché da ognuna possa venire un contributo di idee e un sostegno alle nostre proposte.


Sul programma di attività non intendo soffermarmi molto, poiché lo ritengo sufficientemente esplicito da consentirmi di indicare solamente alcune linee prioritarie che, se realizzate con successo, saranno tali da conferire all’intero sistema dei parchi, oltre che alla Federazione, un ruolo ed una autorevolezza ancora maggiori.

  1. La diversificazione delle iniziative in funzione dei soggetti che compongono la nostra associazione, il cui carattere unitario e unificante è un grande punto di forza, non deve tradursi in un ostacolo all’approfondimento delle specificità e delle esigenze delle diverse componenti del “sistema”. Ecco perché trovate la proposta che nel 2005 si tengano conferenze nazionali specifiche per i Parchi Regionali, per le Aree Marine e per le Riserve naturali, nelle quali mettere a punto strategie, programmi e azioni in grado di aiutarne l’attività ed esaltarne il contributo alla rete nazionale.

  2. La promozione e l’informazione con strumenti nuovi e impegnativi, rivolti al mondo della produzione e al grande pubblico. Il programma prevede il contributo della nostra Associazione alla realizzazione della “ Fiera dei Parchi” nella città di Roma e alla produzione di una pubblicazione mensile di divulgazione da presentare nelle edicole, oltre al rilancio, già in corso, della nostra storica rivista “Parchi”. Si tratta di due “imprese” che segnano l’incontro del nostro mondo con una imprenditoria che scommette sull’esistenza di un mercato prodotto dall’attività dei parchi, dalla passione e dalla curiosità che essi generano, dall’economia che ruota loro attorno. Per noi è una sfida duplice, poiché in questo mercato dobbiamo e vogliamo stare con profitto e con la più rigorosa salvaguardia dei principi e degli obiettivi che guidano la nostra missione.

  3. Il rilancio delle politiche “di sistema”, da troppe parti dimenticate o comunque trascurate, a cominciare da APE, il cui grande valore, anche emblematico, abbiamo potuto misurare in ogni occasione di confronto internazionale, ultima quella di pochi giorni fa a Bangkok, dove l’evoluzione di APE nel progetto “Montagne del Mediterraneo” ha riscosso un meritato successo. Intendiamo chiamare a confronto gli “Stati generali” di APE, tutti i soggetti cioè – istituzionali e non – che hanno interesse a ridare vigore ad un progetto utile ai parchi, alla montagna e al Paese.

  4. L’avvio di programmi di alta formazione per amministratori, dirigenti e operatori. L’attività delle aree protette investe ormai campi e settori che devono attingere alle culture più aggiornate e agli insegnamenti più avanzati. Dalle aree protette si generano sempre più spesso problematiche e suggestioni che devono trovare una espressione propria e propri canali di trasmissione. La tradizionale formazione, alla quale pure si dedica un numero sempre maggiore di soggetti, anche universitari, non corrisponde pienamente a questa esigenza. Per questo Federparchi ha proposto alla Regione Toscana, che ha già espresso, tramite il presidente Claudio Martini, il proprio assenso entusiasta, la istituzione di un Centro di alta formazione e qualificazione per le aree protette, con il coinvolgimento di strutture universitarie e altri centri di formazione nazionali e internazionali.

Ho citato solo le priorità, per le quali già ci sarebbe da lavorare per ben più di una annualità, e questo la dice lunga sull’impegno che ci è richiesto. Occorrono risorse materiali ed umane, una organizzazione efficiente, una solidarietà costante tra di noi. Per le prime stiamo provvedendo, per la seconda sono certo, insieme ai colleghi della Giunta e del Consiglio, di poter contare sulla piena collaborazione di tutti voi. Grazie.


Nomina di nuovi consiglieri