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Parco del Delta del Po


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Ottobre 2003

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Il Convegno “Delta chiama Delta”
Tutti concordano: i cambiamenti climatici a livello globale e regionale avranno un forte impatto sui sistemi costieri deltizi. E’ quanto è emerso dal Convegno “Delta chiama Delta” svoltosi a Comacchio (Ferrara – Italia) l’8 ottobre 2003, organizzato dall’omonima Associazione internazionale dei parchi deltizi: Brière Regional Nature Park (Francia), Parco Delta del Po dell’Emilia-Romagna (Italia), Parco Delta Po del Veneto (Italia), Danube Delta Biosphere Riserve Authority (Romania), Ebro Delta Nature Park (Spagna). Tema dell’incontro: “I cambiamenti climatici e gli impatti prevedibili sui delta: una nuova sfida per la conservazione delle aree protette”. Eccone alcuni stralci:

Sempre più in alto
“Il rapido innalzamento del livello del mare è una delle conseguenze previste del riscaldamento globale dovuto a un aumento dell’effetto serra nel ventunesimo secolo” ha sostenuto Roland Paskoff della Lumière University, Lione, Francia, per il quale “Si prevede che il livello globale del mare si innalzerà da 15 a 88 cm nel 2100, le migliori stime sono di 44 cm secondo la terza relazione valutativa pubblicata dall’IGCP nel 2001. Quindi, il tasso di innalzamento del livello marino sarebbe tre volte maggiore al suo valore di 1.5 mm per anno comunemente accettato per il ventesimo secolo. Dove il terreno sta cedendo, l’innalzamento relativo del livello del mare sarà più rapido. E’ esattamente il caso delle aree deltizie”.

I costi per la costa
Anche da una prospettiva geologica il fenomeno suscita attenzione. “In Italia, considerando i movimenti geologici, le principali aree costiere a rischio di alluvione, escludendo il caso particolare di Venezia, sono: l’area padano-veneta, la Versilia, le pianure di Fondi e Pontina, con effetti negativi sull’industria del turismo e sulle attività produttive a causa della perdita del litorale e dei danni a infrastrutture e servizi” ha sottolineato nel corso dei lavori Vincenzo Ferrara Capo del Progetto Speciale ENEA sul "Cambiamento Climatico".

Quel che resta dell’acqua
Scenari di evoluzione palesati anche dal Coordinatore europeo di Ramsar Bureau Tobias Salathé, con punti chiave elaborati negli ultimi anni dai paesi firmatari (oltre 130 in tutto il mondo) della Convenzione sulle zone umide (adottata a Ramsar, Iran, 1971): “Il settore che risentirà in maggior misura del cambiamento climatico è presumibilmente l’agricoltura, in particolare nell’area del Mediterraneo, poiché è questo il settore che utilizza un’alta percentuale delle risorse idriche e terrestri esistenti. Per il momento esiste un fragile equilibrio tra la domanda e l’offerta d’acqua in agricoltura. Il cambiamento climatico minaccia di sconvolgere tale equilibrio”.

Meno argini e più invasi
Valter Zago, presidente del Parco del Delta del Po dell'Emilia - Romagna e coordinatore dell'Associazione "Delta chiama Delta":
"Dal convegno è emersa la necessità di arrivare ad un sistema di protezione dinamico e quindi non rigido del sistema costiero già fortemente a rischio. In sistesi: costruire non argini ma invasi per favorire l'avvio di un sistema dinamico costiero del Parco del Delta del Po dell'Emilia - Romagna".


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