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Segnalazioni

La raccolta del legname abbandonato dalle piene dei fiumi: un chiarimento utile dal Parco del Po Torinese

(23 Nov 11)

Periodicamente, soprattutto dopo un innalzamento del livello di piena del Po, appaiono su giornali e mezzi di informazione articoli sulle lamentele in merito alla pulizia del fiume. Purtroppo un approccio molto diffuso, che mira solo al "sensazionalistico" e alla polemica più che a tentare di dare informazioni corrette, crea confusione rispetto alla normativa e alla reale situazione. Per questo riteniamo importante dare alcune informazioni e proporre alcune riflessioni sul tema della raccolta di legna abbandonata nei fiumi e dei rischi creati da questi accumuli.

Innanzi tutto è importante chiarire che NON è vero che non sia possibile raccogliere la legna abbandonata lungo le sponde del fiume. La problematica è stata chiarita in numerose occasioni ed anche chiaramente spiegata dall'Intendenza di Finanza anche a seguito di un articolo apparso su "La Stampa" nell'ormai lontano 21/12/93, quando già allora si sollevavano gli stessi problemi.

Il riferimento di legge è quello dell'art. 923 del codice civile, che stabilisce che: "...le cose mobili che non sono di proprietà di alcuno si acquisiscono con l'occupazione". Tale articolo si adatta perfettamente alla legna abbandonata dalle alluvioni, stabilendo, quindi, che la raccolta è libera, non necessita di alcuna autorizzazione ed è senza limitazioni di tempi o di quantità.

Ovviamente cosa diversa sono gli alberi ancora radicati al terreno, che appartengono ad un privato se radicati in area privata, o allo stato se radicati in area pubblica. Per abbattere tali esemplari è necessario pertanto un permesso da parte del privato o dello Stato.

Per queste ragioni l'asportazione del legname abbandonato nell'alveo o accatastato contro i ponti è consentita e non va contro alcuna disposizione di legge. Occorre solamente applicare le normali attenzioni per l'accesso all'alveo, evitando di arrecare danneggiamenti ingiustificati.

Vale inoltre la pena di fare due considerazioni, una di tipo economico, l'altra sull'uso dei terreni delle golene e degli alvei. Quella economico riguarda il fatto che molto spesso l'unica limitazione allo svolgere attività che, come si sente dire spesso, "facevano i nostri vecchi" non sta nella esistenza di nuove regole, che vieterebbero ciò che era permesso, ma esclusivamente da semplici e ragionevoli valutazioni economiche. Infatti ciò che si faceva un tempo e rendeva economicamente, oggi di norma non è più redditizio e quindi, per una ragione di convenienza e non di divieti, non viene più fatto. Questo vale, certamente, per la pulizia dei boschi, ma ancora di più per la pulizia dei fiumi dalla legna abbandonata, la quale pertanto rimane nei fiumi, creando a talvolta impedimenti al libero deflusso delle piene.

La seconda considerazione riguarda invece le coltivazioni, principalmente di pioppi, lungo gli alvei fluviali. Queste piantagioni, collocate in aree spesso soggette all'erosione durante piene ed alluvioni, sono infatti non adatte per questi terreni, tanto che spesso gli alberi sono divelti e sradicati, determinando abbondanti accumuli di legname proprio lungo gli alvei o contro i ponti. Forse è su questi tipi di usi degli alvei e delle sponde che è necessario intervenire, come ha fatto la normativa del "Piano di assetto idrogeologico del Po", vietandoli in "fascia A". Per tutelare le sponde e creare una fascia di vegetazione naturale, formata da salici e ontani (specie molto più adatte dei pioppi a resistere alle piene) il "Piano di assetto idrogeologico ha vietato l'impianto di specie non autoctone (cioè non caratteristiche della nostra flora) a meno di 10 m. dal ciglio di sponda. Tale misura solo in apparenza danneggia i proprietari dei fondi che si affacciano sui fiumi, ma di fatto preserva l'ambiente fluviale dagli accumuli di legname e dai loro rischi sulle opere civili, difendendo anche i loro terreni dagli effetti erosivi di una piena.

Spesso, quindi, informandosi, conoscendo le regole ed evitando di creare i presupposti per arrecare danni alle opere civili, si può fare un egregio servizio alla collettività e permettere a tutti di vivere in un ambiente più sicuro.

Legname accumulatosi sotto un ponte sul Po (F. A.Miola)
La piena del Po addossa tronchi sul ponte. 17/12/2008 (F. A.Miola)
Legname accumulato sotto il Ponte Vecchio a Moncalieri (F. A.Miola)
 
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