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Sophie Blanchard e la sua storia

(Busalla, 15 Ago 21) La storia del volo in mongolfiera di Sophie Blanchard.

Il 2 marzo 1784 Jean Pierre Blanchard, inventore di fervido genio e aeronauta appassionato degli esperimenti dei fratelli Montgolfier e della loro apparecchiatura volante, si innalzò dal Campo di Marte a Parigi con il suo aerostato "Vaisseau volant".
Era accompagnato, nella sua avventura, dall'amico frate benedettino dom Perch che sulle banderuole del pallone aveva fatto scrivere l'augurale motto: "Sic itur ad astra". Dopo alcune ascensioni dimostrative iniziò a progettare l'attraversamento della Manica e, per questa sua impresa, si trasferì con le sue attrezzature in Inghilterra, dove strinse amicizia con l'aeronauta italiano Vincenzo Lunardi. Dato l'annuncio alla stampa del volo dall'Inghilterra alla Francia, il 7 gennaio 1785, accompagnato dal dottor Jeffries, partì con un pallone aerostatico modificato con l'aggiunta di un elementare e modesto sistema direzionale. La traversata non fu facile. Fu necessario gettare in mare, dalla navicella, tutte le attrezzature, compresi gli abiti, per non toccare il pelo dell'acqua. Lo stesso Jeffries era ormai pronto a gettarsi in mare quando una leggera corrente ascensionale li salvò dal disastro. Riuscirono, infine, ad atterrare presso Calais, festeggiati da tutta la popolazione, dopo aver compiuto un'impresa entusiasmante il cui ricordo è passato ai posteri.

Pochi anni prima, all'inizio del 1778, Jean Pierre Blanchard si trovava a Trois-Canons, nelle vicinanze di La Rochelle dove, ammalatosi, ricevette le cure di Marie Madeleine Armant, un'infaticabile contadina in avanzato stato di gravidanza. Forse per scherzo, forse per dimostrare riconoscenza per le cure ricevute, Blanchard fece una bizzarra proposta di matrimonio: se Madame Armant avesse partorito una femmina egli avrebbe sposato la fanciulla al compimento del sedicesimo anno di età. E, infatti, nel 1794 Sophie divenne sua sposa. Dopo dieci anni di vita coniugale, Sophie iniziò ad accompagnare il marito nelle sue pericolose ascensioni. L'avvicinamento a questo straordinario mondo e gli esperimenti scientifici eseguiti la portarono a divenire un'intrepida viaggiatrice. Nel 1808, quando Blanchard rimase paralizzato, Sophie dedicò al marito tutte le cure necessarie, ma la lunga malattia assottigliò anche le risorse economiche accumulate. Tale situazione spingerà lo scienziato a dire, poco prima di morire, alla ancor giovane compagna: "Tu n'auras après moi, ma chère amie, d'autre ressource que de te noyer ou de te pendre", ossia "Dopo di me tu non avrai altra scelta, mia cara amica, che annegarti o impiccarti". Ma Sophie fece di meglio. Per sopravvivere riprese l'attività di colui che l'aveva lasciata, diventando l'aeronauta più cara al pubblico. Questa carriera la spinse a eseguire spericolati esperimenti, da sola, in ascensioni quasi sempre eseguite per occasioni importanti. Fu una donna inaspettatamente audace, che le cronache dell'epoca descrivono con particolari aneddoti, come quello di aver passato più di una notte addormentata nella sua leggera navicella. Fu proprio in quel periodo della sua vita che ella fece l'avventuroso viaggio iniziato a Milano il 15 agosto 1811, in occasione della grande festa per il genetliaco dell'Imperatore, e conclusosi a Montebruno, piccolo centro della Val Trebbia. I preparativi dell'arrivo a Milano di Madame Blanchard erano stati assai laboriosi: era previsto il trasporto della macchina volante e delle altre attrezzature, oltre all'approvazione del Viceré per l'effettuazione del volo. In seguito a carteggi fra il Ministro degli Esteri francese Marescalchi e il Conte Vaccari Ministro dell'Interno, ai quali seguirono disposizioni impartite dalla Direzione delle Dogane a Milano, Sophie Blanchard trovò tutte le vie aperte per giungere a Milano.

Nell'occasione, sul Corriere Milanese:
"Fra i pubblici divertimenti coi quali si festeggerà in Milano il giorno onomastico e natalizio di S.M. l'Imperatore e Re vi sarà un volo aerostatico che verrà eseguito da Madama Blanchard sulla gran piazza d'armi al Foro Bonaparte. Madama Blanchard s'innalzerà colla sua macchina, che si vedrà illuminata da fuochi artificiali, dall'anzidetta piazza sull'imbrunire del giorno, dopo che saranno terminate le corse nell'arena, e dopo che con un sufficiente intervallo di tempo gli spettatori saranno potuti uscire dall'anfiteatro".
Tra le varie manifestazioni previste nell'occasione, il volo del pallone aerostatico era una delle attrattive più attese e anche la figura di Madame Blanchard doveva suscitare grande interesse. Sophie Blanchard stava per compiere la sua quarantesima ascensione al cospetto della Corte e di una folla incuriosita. Ci furono delle difficoltà nella partenza tanto che Madame Blanchard venne scortesemente sollecitata da un ufficiale a far sollevare il pallone per non spazientire i presenti. M.me Blanchard, dunque, innervosita per l'interferenza, staccò bruscamente da terra le corde della macchina volante che, incontrata una favorevole corrente ascensionale, si innalzò repentinamente e, contrariamente alle aspettative, sparì in pochi attimi alla vista del pubblico. Questa sparizione e il presagio di ignote difficoltà che l'aeronauta avrebbe potuto incontrare crearono un particolare stato di apprensione tra la folla emozionata e preoccupata per la sorte della coraggiosa donna. Anche le autorità si adoperarono tempestivamente nel chiedere notizie dell'avvistamento del pallone alle varie prefetture dei territori adiacenti. Non è stato possibile rintracciare in alcun documento il racconto preciso del viaggio avventuroso di M.me Blanchard, ma, in base a quanto ella ebbe a riferire, si può presumere che la forte corrente ascensionale di vento incontrata l'abbia portata in un primo tempo verso Torino per poi rapidamente spingerla verso i monti della Liguria. La stessa aeronauta raccontò infatti che, nel superare a grandissima altezza la barriera appenninica, vide chiaramente il luccichio del mare. Forse proprio in quel momento, temendo di essere spinta dalla forte corrente verso il mare aperto, decise di tentare una repentina discesa. Se si pensa che in meno di un'ora l'aerostato percorse la distanza tra Milano e Montebruno e che in quella zona dello spartiacque appenninico le vette superano i 1700 metri di altitudine, ci si rende conto che quello del 15 agosto 1811 non era stato uno dei soliti voli dimostrativi con i quali l'intrepida viaggiatrice era abituata a intrattenere il pubblico, ma un imprevedibile, avventuroso e pericoloso viaggio verso una meta ignota. M.me Blanchard, rannicchiata in quell'abitacolo di vimini a forma di culla, cercando di sopravvivere al freddo, poiché al momento della nervosa partenza non si era procurata un indumento che coprisse il leggero vestito estivo, si trovò costretta a discendere in una zona orograficamente non adatta a un atterraggio. L'arrivo nel bosco detto "Friccea" vicino a Montebruno fu quindi casuale. L'aeronauta, gettando l'arpione per ancorarsi, andò a impigliarsi tra le fronde dei grandi alberi di quella zona boscosa e lì trascorse la notte. Stupefacente fu la reazione dei contadini e dei pastori del luogo di fronte a questa sconosciuta e inaspettata creatura caduta dal cielo. A Montebruno, nel 1478, era apparsa la Madonna e in memoria del fatto, era stato eretto un grandioso tempio con annesso Convento custodito dagli Agostiniani Eremitani. La miracolosa Madonna di Montebruno era venerata con grandi manifestazioni religiose e con sentita fede da parte degli abitanti della Val Trebbia. I valligiani si avvicinarono a M.me Blanchard con stupore, incertezza, paura, convinti di trovarsi di fronte ad una nuova apparizione della Madonna. La notizia della conturbante presenza e della incomprensibile lingua parlata da quella donna misteriosa si diffuse con rapidità di casa in casa: si può immaginare il vociare per le strette strade del paese. L'insolita animazione raggiunse il Sindaco di Montebruno al quale si deve la cronaca dell'avvenimento descritta nelle lettere-dispaccio conservate sia all'Archivio di Stato di Milano, sia in quello di Genova. La viaggiatrice venne aiutata ad uscire da quella pericolosa posizione senza subire particolari danni e fu ospitata dal Sindaco Barbieri di Montebruno che mise a sua disposizione la propria casa e le migliori attenzioni.

Ecco le parole del Sindaco di Montebruno che in un verbale narra quanto accaduto:

A S.E. il Ministro dell'Interno del Regno d'Italia
Eccellenza, ieri sera 15 del corrente mese d'Agosto a nove ore di Francia, è disceso il balone partito da Milano a 8 ore doppo il mezzo giorno dove à fato 90 miglia Itagliane in un'ora; questo è disceso in un bosco salvatico, loco detto Fricea. Questa mattina 16 del mese suddetto vari paesani che anno veduto questa macchina credevano un miracolo del cielo, alcuni volevano che fusse la Vergine Santissima, alcuni credevano ladri che si fussero rifugiati in quel bosco. I paesani sono visuti varie ore in una incertezza se possa essere la madonna o ladri, finalmente anno risoluto di farne raporto al Signor maire, il quale à interogato il denonziante: quanto tempo è che avvete veduto questo miracolo; risponde: subito levato da letto che spontava l'aurora. Il maire a spedito suo figlio magiore Giuseppe, il quale è partito subito col denonziante chiamandosi presso di sé tutti i suoi frateli per verificare il fato. A pena lo à scoperto da lontano il predetto figlio del maire lo à riconosciuto per un Palone; avvicinatosi al medesimo scortato d'una folla di paesani, i quali a pena scoperto che vi era una donna, ciò è dall'abito, corsero in fretta ad abraciarla per la vergine santissima, e come tale la doravano; a pena giunto il figlio del maire trovò un paesano che aveva in bracio questa donna che la decantava per vergine santissima, e le intimò di lasciare questa donna e retirarsi. Ciò fato a interogato la donna del suo nome, a risposto madama Blansciarde, da dove è partita, da Milano, il giorno e l'ora, a risposto ieri a 8 ore di Francia doppo il mezzo giorno, della sua direzione, per Turino. Nel mentre che faceva sudette interogazioni è giunto il Maire medesimo, il quale à ordinato che si facia redazione del presente processo verbale, il quale è stato costrutto nel sudeto bosco: terminato il medesimo il sudetto figlio del Maire col maire medesimo è stata condotta alla casa del maire dove à trovato quel tratamento che si desiderava. Fato dalla mairia di Montebruno cantone di Torriglia circondario di Genova a 16 Agosto 1811
 

Barbieri Maire


Madame Blanchard restò ospite del Maire Barbieri per tutto il giorno 16. Il 17 mattina raggiunse Torriglia, dove venne accolta dal Curato che le diede una lettera di presentazione per il Prefetto del Dipartimento di Genova.
Mentre in Val Trebbia si svolgevano questi avvenimenti, il «Corriere Milanese» di sabato 17 agosto 1811 riportava la cronaca della festa senza accennare alle preoccupazioni sulla sorte della aeronauta.
La sera del 17 agosto, Sophie Blanchard giungeva a Genova. Qui fu aiutata dal notaro Jean Antoine Gambaro, agent de Change Charles Gambaro, negotiant Jean Antoine Tiboldi, proprietaire Vincent Caranza. Il 18 agosto Madame Blanchard si recò dal Prefetto di Genova, al quale raccontò la sua avventura ed ebbe parole di elogio per quanti si erano presi cura di lei, in particolare per gli abitanti di Montebruno.
Nei giorni successivi al suo arrivo a Milano Madame Blanchard, spronata dal grande clamore che aveva suscitato la sua avventura, stimolata dal desiderio di mostrare al pubblico quell'ascensione che in realtà nessuno aveva potuto seguire, intese ripetere l'esperimento. In una lettera autografa ella espose il suo progetto al Ministro dell'Interno.
Con un documento datato 24 agosto 1811 il progetto di Madame Blanchard per l'effettuazione del secondo volo venne sottoposto all'approvazione del Principe Vice Re.
La richiesta non ebbe esito favorevole. La risposta che pervenne dal Consigliere di Stato non lasciava alcuna speranza. Madame Blanchard tornò quindi a Parigi continuando le sue spericolate ascensioni che le fornivano i proventi per vivere. Numerose documentazioni attestano le sue esibizioni presso le corti europee e le stampe dell'epoca ci trasmettono le immagini dei suoi voli, non sempre con tranquille conclusioni. Si ricorda, ad esempio, un pericoloso incidente occorsole a Nantes durante la sua cinquantatreesima ascensione quando andò a cadere in una palude. Fiorirono anche gli aneddoti che narravano di questa signora così sicura e coraggiosa nel suo pallone ma terrorizzata quando doveva viaggiare in carrozza. Il suo sangue freddo, le capacità acquisite e il coraggio, notevole specialmente per una donna di quell'epoca, non furono tuttavia sufficienti a salvare Madame Blanchard da una terribile catastrofe durante la sua sessantasettesima ascensione, nel 1819. Era la sera del 6 luglio 1819. Vi era una grande festa al giardino di Tivoli dove gli alberi secolari sono oggi rimpiazzati dalle volte vetrate e dai numerosi binari della stazione di Saint-Lazare. La folla era numerosa e vivace; gioiosa dal piacere, attorniava il prato dove M.me Blanchard stava per elevarsi portando con essa un fuoco d'artificio. Giovane ancora, piacevole e di taglia minuta, M.ma Blanchard era amata e rispettata da tutti. E quel giorno aveva preparato una sorpresa agli ammiratori del suo talento: oltre alle fiamme dei bengala e alla pioggia d'oro sospesa sotto il suo pallone, ella portava nella sua navicella, con una miccia accesa per poter infiammare, un secondo fuoco d'artificio attaccato ad un paracadute. Quando l'avrebbe lanciato dall'alto, i poveri diavoli che non avevano potuto pagare l'ingresso e si addossavano al di fuori delle porte di Tivoli, avrebbero gioito dello spettacolo. La musica suonò una fanfara, i fuochi artificiali fiammeggiavano e Sophie Blanchard si elevò in una apoteosi. Le fiamme blu illuminavano la viaggiatrice. Dopo, come per magia, altre fiamme azzurre si accesero al di sotto del suo aerostato. Infine, il rumore e il fuoco rimbombarono e illuminarono la terra e il cielo. Vi fu un momento di calma. Tutta la gente la guardava. Sophie aveva in una mano il paracadute e dall'altra la miccia accesa. Un lampo apparve nella navicella. L'aeronauta lasciò la miccia e, a due riprese, trattenne il collo del globo di seta contro il suo petto, quando un alto sprizzo di fiamma si sprigionò dalla parte superiore dell'aerostato. "Che bello. Che bello! Viva madame Blanchard!". Mentre la folla applaudiva, si vide il pallone scendere lasciandosi dietro una scia luminosa. "Mio Dio! Sta bruciando!" Esso illuminò Parigi come un fanale luminoso e mobile. Sophie non seppe come domare l'incendio. Con calma ella preparò la sua discesa. Il vento la trasportava sul vasto giardino che a quel tempo occupava la parte posteriore di Via della Provenza. Il gas mise un certo tempo a bruciare. L'aerostato non discese troppo velocemente e questa circostanza in un primo momento diede l'impressione che Sophie avrebbe potuto salvarsi. "A moi!" Gridava. E il suo piccolo guscio toccò un tetto dolcemente. Scivolò. Nulla era ancora perduto. Ma un arpione di ferro la agganciò e la capovolse. Madame Blanchard precipitò nella strada. La morte fu istantanea. La fine di questa signora che veniva, come i gladiatori, a morire per il loro piacere, fece sui parigini una immensa impressione. Venne fatta una sottoscrizione attraverso la quale, come omaggio supremo, venne acquistata una concessione perpetua nel cimitero di PèreLachaise dove le fu elevata una modesta tomba.
Così morì, a soli 41 anni, questa celebre donna di cui a ragione si disse: "Il suo cuore era straniero a quel sentimento di fragilità e di "faiblesse" così ordinario al suo sesso". L'epitaffio inciso sulla sua tomba recita: "Victime de son art e de son intrépidité". La sua fortuna, così onorevolmente e pericolosamente guadagnata, fu destinata alla figlia di una sua cara amica alla quale andò anche una collezione di quadri dei quali era particolarmente appassionata.


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