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Lettera aperta agli organi di informazione di Gilberto Stacchiotti, Presidente Ente Parco del Conero

Adriatico, alla ricerca della sostenibilità perduta!

(Sirolo, 17 Lug 17) Le marinerie sono troppo impattanti rispetto alle risorse e agli stock ittici disponibili: basterebbe questa considerazione di Simone Cecchettini di LegaCoop Marche per apprezzare la concretezza dei temi affrontati al recente incontro di Portonovo organizzato da SlowFood nella settimana di Mosciolando, tra esperti dei diversi settori sul tema "Mare Adriatico: c'è ancora pesce?". Ne è emerso un quadro preoccupante attestato dai numeri. Lungo i 174 km di costa marchigiana le vongolare sono in evidente sovrannumero con 220 licenze concesse e dai due porti pescherecci di Ancona e S. Benedetto si è passati ad una portualità diffusa e  generalizzata dove si improvvisano anche attività di pesca. Recentemente è stata ottenuta dalla Comunità Europea una deroga ai regolamenti comunitari per abbassare la taglia consentita per le vongole fino a 22 mm, pescando così fino al limite di impedirne la riproduzione. Una vittoria di Pirro, che solo miopi osservatori possono continuare a vedere positiva. Così impoveriamo il mare Adriatico e siamo costretti ad importare il 60% del pesce per il consumo, mentre si fatica a riorganizzare il settore per impatti occupazionali sia a mare che a terra. Ci sarebbe poi da considerare le difficoltà a trovare accordi internazionali che favoriscano una gestione condivisa con le marinerie della Croazia e degli altri Stati della sponda adriatica orientale, l'effettiva efficacia del fermo pesca ai fini del ripopolamento biologico, la questione delle plastiche e delle bombe al fosforo, il transito di navi con carichi pericolosi e sversamenti a mare, le trivellazioni e le minacce di rigassificatori. Verrebbe da chiedersi come riesca a sopravvivere qualcosa vivente in questo nostro Adriatico. Ancora più impietosa l'analisi condotta dal prof. Roberto Danovaro dell'Università Politecnica delle Marche ed esperto mondiale di biologia marina. In assenza di una strategia nazionale di settore e di fronte alla debolezza della Regione, si vivacchia a vista tollerando persino truffe alimentari che propongono pangasio al posto di orate, devastanti dosaggi di antibiotici, esplosioni di parassiti. E, come dichiara l'illustre ricercatore con la certezza di chi conosce la realtà, la qualità dell'ambiente marino nelle Marche è sicuramente peggiorata per la  riduzione dei controlli, la pratica delle deroghe ed i comportamenti troppo tolleranti. Poi, c'è il problema dei controlli e dell'informazione. Non soltanto le Marche non investono su questo settore (la stessa ARPAM ha smantellato la struttura di controlli a mare) ma si riscontra un certo disinteresse della regione Marche nelle politiche del mare e i risultati sono sotto i nostri occhi. La selvaggia anarchia piratesca e suicida che si sta verificando in mare appare fuori controllo. Se non si protegge e non si controlla adeguatamente viene meno il rispetto delle regole e prevalgono le politiche di ratto e distruzione. La natura invece è occasione d'imprenditorialità: se proteggi contribuisci a dar valore aggiunto, accresci il valore di quel patrimonio. Per questo le strategie europee si orientano verso nuovi orizzonti, a partire dal restauro degli habitat. Servono nuove figure professionali, modi di essere impresa per recuperare ambienti degradati o scomparsi; da questo punto di vista investire in natura è chiaramente investire nel futuro anche in termini economici ed occupazionali. E' occasione per scoprire e dare concretezza alla crescita blu attraverso progetti utili che favoriscono turismo e sviluppo ecosostenibile. L'unico modo per affrontare la grave situazione del mare e dell'Adriatico in modo particolare, che da un ambiente di pesci si sta trasformando in un condensato di meduse, è proteggere e restaurare gli habitat, aumentando la presenza di aree costiere e marine protette.  L'unico modo è questo, ribadisce Danovaro e concordo! Il riscaldamento globale, manifestatosi anche in questo avvio d'estate, ha ripercussione drammatiche in un bacino basso e quasi chiuso come l'Adriatico.  Basti considerare che nel Mediterraneo, essendo la profondità media circa 1/3 di quella oceanica, la temperatura delle acque cresce molto più rapidamente, si rafforza l'evaporazione, si sviluppano le alghe tossiche, peggiora l'ossigenazione con fenomeni diffusi di anossia, arrivano specie aliene abituate a mari più caldi, si estinguono le specie locali non abituate alle nuove condizioni ambientali, si avviano fenomeni di acidificazione le cui conseguenze soprattutto sulla componente biotica saranno  devastanti. C'è ancora pesce nel mare Adriatico? Le riflessioni fornite per il 2050 dal prof. Danovaro sono chiare, eloquenti come l'assenza degli amministratori e di tanti soggetti legati alla vita del mare all'appuntamento di Portonovo. Evidenti come l'incapacità di affrontare questi temi da parte della politica, priva di visione strategica per un futuro davvero sostenibile. Persino l'area marina protetta del Conero è diventata un'opportunità da accantonare, affondare, mistificare, demonizzare fingendo e illudendosi che il mare non abbia bisogno di altro.  Agli appelli del prof. Danovaro si continua a preferire la favola rassicurante dei tanti ciarlatani che prospettano una situazione sotto controllo: l'invasione di meduse, le taglie di pescato sempre più piccole, le mucillaggini sono aspetti marginali. Nulla è successo, l'hanno detto pure dopo l'incidente di Chernobyl, solo che il latte e la verdura non si potevano mangiare più. Erano contaminati irrimediabilmente!

 
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