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Lettera aperta sul Piano di Gestione delle Valli

Riceviamo e pubblichiamo da alcune associazioni venatorie

(Comacchio, 02 Feb 16) Durante l'iter di approvazione del Piano di Gestione delle Valli, nel corso di una delle consultazioni pubbliche, su richiesta di alcuni stakeholders alcuni mesi fa si è costituito un gruppo di monitoraggio (composto da associazioni diverse, sia ambientaliste che venatorie) con la finalità di collaborare alla migliore riuscita di gestione delle valli medesime, che sono sentite e vissute come un patrimonio comune e quindi della collettività.

Il gruppo così insediato si incontra con cadenza mensile per affrontare problemi vecchi e nuovi che affliggono le valli.

Nei giorni scorsi, alcune delle associazioni hanno scritto e inviato la lettera che di seguito pubblichiamo.

Premesso che le Associazioni scriventi (Libera Caccia, Enal Caccia e Federazione Italiana della Caccia) hanno sempre espresso parere contrario al così detto "Accorpamento delle valli", ritenendo tale progetto una divisione ingiustificata ed irrazionale - dal punto di vista ambientale, storico, sociale - del corpo vallivo, un'operazione tesa a soddisfare le esigenze di privati piuttosto che a tutelare il patrimonio pubblico.

Richiamano l'attenzione di tutti sul grave stato di degrado in cui versano le Valli. Sintetizzando:

scomparsa dell'80% dei dossi e delle barene,  rottura e  danneggiamento degli argini perimetrali e interni, scomparsa della flora acquatica, drastica diminuzione dell'avifauna, eccessivo abbassamento della salinità, aumento della presenza di sostanze eutrofizzanti come fosforo e azoto, aumento incontrollato e dirompente dei livelli dell'acqua. Per non parlare della pesca ormai azzerata, argomento di estrema importanza che richiederebbe un tavolo di lavoro continuo fra tutte gli Enti e le Istituzioni interessati.

Sottolineano come tutte queste azioni si stiano perpetrando, dalla fine degli anni settanta, sotto lo sguardo indifferente e colpevole degli Enti e delle Istituzioni preposti alla salvaguardia  e alla tutela del patrimonio ambientale.

Rilevano che negli ultimi mesi il Parco ha adottato interventi ed azioni atte a porre le basi per un lento e graduale risanamento, fra tutti: realizzando la mappatura di tutte le derivazioni di acqua dolce dal Reno. Alcune completamente sconosciute agli Enti competenti! Promuovendo lo studio e l'approvazione del Piano di Gestione delle Valli.  Piano che, una volta operativo, consentirà al Parco la gestione unitaria dei servizi idraulici dell'intero comparto vallivo. Punto basilare ed imprescindibile per ogni progetto futuro di tutela e di valorizzazione della biodiversità. Allo stato attuale delle cose succede invece che ogni proprietario di porzione di valle attinga acqua in modo autonomo ed arbitrario. Dal momento che le varie proprietà hanno arginature gravemente danneggiate o incomplete il risultato è sotto gli occhi di tutti: l'acqua si diffonde ovunque e oltre a causare il degrado ambientale sopradescritto si assiste al continuo depauperamento del patrimonio ittico pubblico. Risulta inoltre che questi  attingimenti , da anni, non siano disciplinati da regolari concessioni. Le cooperative agricole del basso ravennate pagano regolarmente la fornitura di acqua dolce che serve per l'irrigazione dei campi. Com'è possibile che questi privati abbiano derivato acqua senza un regolare contratto?

Attendono a questo riguardo un riscontro da parte del STB e degli  Uffici Regionali competenti.

Ricordando come questa devastazione del territorio abbia raggiunto punti di non ritorno a causa dell'incuria dell'uomo, ammoniscono che la salvaguardia e il risanamento dell'Ambiente sono un dovere morale per tutti, ma un obbligo politico, sociale e professionale per le Istituzioni e gli Enti democraticamente eletti, esortando gli stessi ad una immediata e proficua collaborazione fra loro e la cittadinanza per dare inizio formalmente a quel cambiamento radicale della programmazione ambientale che non è più dilazionabile.

 
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