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Parco del Delta del Po



Goro

Goro Il toponimo ricorda l'antico Gaurus, ramo storico del Po. Già dal Cinquecento, alla foce, si sviluppò un abitato a cornice del porto dell'Abate. Quello odierno ebbe origine nel XVIII sec., sulla sponda destra del Po, in una plaga paludosa dalla quale emergevano i casoni di canna sui dossi arginali. La pesca ed, in tempi più recenti, la mitilicoltura, sono le principali attività economiche di Goro, che vanta un porto moderno, una potente flottiglia peschereccia ed un vivace mercato del pesce dove viene quotidianamente battuta l'asta del pescato, con compratori provenienti da tutto il Nord Italia e da oltre confine e dove trovano ottima accoglienza anche i prodotti della locale industria di trasformazione. Presso la biblioteca comunale è stato allestito un primo settore del Museo Ittico, con relativo Laboratorio Didattico, che il Comune di Goro intende completare quanto prima.

La mitilicoltura, in particolare ostriche e vongole è praticata nella Sacca di Goro, una vasta ansa marina dal fascino primitivo, ricca di rare attrazioni naturalistiche. Ad esclusiva vocazione marinara è anche il centro di Gorino, pittoresco e colorato borgo di pescatori con le case allineate lungo l'argine del Po. Anche qui, come a Goro, è possibile noleggiare barche per la visita alla Sacca. Si può inoltre vedere un interessante acquario con i pesci tipici di queste acque. Gorino Faro è una lingua di terra che si protende in mare ed è raggiungibile solo pervia d'acqua. La torre di luce per i naviganti è di costruzione abbastanza recente, e si è resa necessaria per sostituire la Lanterna Vecchia, ormai non più efficace per l'avanzamento della linea di costa intervenuto negli ultimi decenni, a causa degli apporti padani. Il vecchio manufatto, da poco restaurato, si presta oggi a fare da osservatorio naturalistico sullo Scanno, istituito a Riserva Naturale.

Nell'entroterra, invece, sono le chiaviche idrauliche delle bonifiche ad attrarre l'attenzione: Torre Palù (XVIII sec.), ed Idrovora della Pescarina (XIX sec.).


Torre Palù

Torre Palù Nel Settecento, rendendosi necessario assicurare lo scolo a mare delle acque del Canal Bianco ed essendo ormai Torre Abate inservibile a causa dell'abbassamento dei terreni e del progressivo prolungamento del canale, viene costruita Torre Palù. E uno degli edifici meglio conservati, con 5 conche a sesto ribassato e con le porte vinciane e le paratie ancora funzionanti. Ospiterà il Museo Ittico e il Laboratorio Didattico, le cui prime sezioni sono ora raccolte nei locali della Scuola Media di Goro.

La distanza che separa Torre Palù da Torre Abate dà l'esatta dimensione di quanto territorio abbiano formato i depositi limosi del Po di Goro e dello stesso Canal Bianco in un arco di tempo di circa un secolo e mezzo.

La chiavica è facilmente raggiungibile dalla strada provinciale che conduce all'abitato di Goro. Nelle immediate vicinanze, sono visibili i resti di una piccola chiavica detta del Bosco.

Proseguendo lungo il Canal Bianco, verso la Sacca di Goro, si incontrano i relitti boschivi della Romanina, a ridosso del Gran Bosco della Mesola, e i pochi dossi che rimangono di Valle Goara. Dall'argine si ammira lo splendido panorama degli scanni e della foce del Po di Volano.

A qualche chilometro, lungo l'argine del Po, si trova l'impianto idrovoro della Pescarina, realizzato alla fine dell'Ottocento con pompe che funzionavano a vapore. 


Faro di Goro

Faro di Goro E' stato costruito nel 1950, in quanto la Vecchia Lantema, ora utilizzata come osservatorio sulla Sacca, distava ormai alcuni chilometri dalla foce e risultava pertanto di nessuna utilità. Il faro è raggiungibile solamente per via d'acqua da Gorino, da cui dista 6 chilometri, o dalla sponda veneta del fiume, il cui argine è agibile sino a 1 chilometro dalla foce. La lingua di terra che circoscrive larga parte della Sacca di Goro è gestita come Riserva Naturale dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste.