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Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d'Ampezzo

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Passo Falzarego - Ospedalète - Ròzes

Tra massi erratici, trincee e praterie, fanno capolino aquile, camosci e marmotte

Infanzia Primarie Medie Superiori Insegnanti Gruppi Altro
scuola media (secondaria 1° livello)
Il percorso si avvia verso est attraverso una marocca glaciale, come se ne incontrano spesso in prossimità dei valichi dolomitici, a testimonianza dei grandi ghiacciai che vi sono trasfluiti durante le glaciazioni quaternarie. I massi erratici delle marocche sono blocchi dolomitici di grandi dimensioni, un tempo "flottanti" sulla superficie di grandi ghiacciai, "deposti" al suolo, nelle posizioni più disparate, nelle ere a clima più caldo, quando i ghiacciai stessi si sono fusi e ritirati. Molti erratici, infatti, non poggiano a terra con la base più larga, come se fossero franati o crollati, ma a guisa di funghi e presentano ampi ripari alla base, sovrastati da aggetti strapiombanti. Sui massi erratici cresce volentieri, isolato ed in forme talvolta bizzarre, il pino cembro; al riparo degli aggetti si trovano invece habitat favorevoli a diverse specie animali come ermellino (Mustela erminea), lepre bianca (Lepus timidus) e pernice bianca (Lagopus mutus), le cui tracce sono ben riconoscibili sulla neve.
Il sentiero si alza gradualmente, passando per una sorgente captata e mantenendosi al di sotto della pista di sci. Attraversando una vasta boscaglia a pino mugo e l'impluvio del rio Lagazuoi, il sentiero confluisce presto in una trincea-mulattiera di guerra che, passando alla base delle pareti della Torre Falzarego, termina nell'ampio piazzale degli "Ospedaletti". Era questo un importante quartiere edificato ed attrezzato per la cura dei soldati italiani feriti sul sovrastante fronte di combattimento della Val Travenanzes, durante la Prima Guerra Mondiale. Da qui si osservano spesso cordate di arrampicatori impegnate sulle pareti della Torre Falzarego, mentre verso il canalone adiacente è possibile avvistare agili branchi di camosci (Rupicapra rupicapra).
Seguendo verso valle la strada militare che adduce da est a questa magnifica conca alpestre, si attraversa una mugheta al limite superiore del bosco, costeggiando l'imponente parete sud del Col dei Bòs e giungendo in breve ad un bivio in corrispondenza di un tornante. Il percorso base prosegue in discesa verso destra, ma prima di proseguire in questa direzione va fatta una deviazione di alcune centinaia di metri a sinistra, fino alla galleria di quota 2070. Le pareti all'esterno della galleria sono ricche della più nobile flora rupestre delle Dolomiti; in estate si ammirano interessanti fioriture delle endemiche Campanula morettiana e Moehringia glaucovirens, nonché del bellissimo raponzolo di roccia (Physoplexis comosa).
Da qui si vede in tutta la sua ampiezza il vallone prativo della Forcella Col dei Bòs, quasi sempre popolato da camosci e marmotte e, più in alto, la immane parete dolomitica della Tofana di Ròzes. Nelle cavità delle gialle pareti di roccia che stanno di fronte alla galleria, dalla parte opposta del vallone, nidifica ad anni alterni l'aquila reale (Aquila chrisaëtos) ed è questo uno dei suoi migliori siti di avvistamento; è tuttavia più facile avvistarla in volo a caccia di marmotte (Marmota marmota) o piccoli di camoscio o mentre si posa su uno degli sparuti, contorti e secolari pini cembri (Pinus cembra) che crescono alla sommità delle pareti rocciose. Le Dolomiti d'Ampezzo sono fra i pochi siti della Regione del Veneto in cui si possono ammirare questi longevi alberi di alta quota, tipici dei climi continentali e delle aree più interne delle Alpi. (*)
Tornando sui propri passi dalla galleria al bivio precedente si prosegue in discesa lungo la strada militare, passando al piede delle pareti sopradescritte. L'attenzione può essere attratta non solamente dal volteggio dell'aquila reale e dagli acrobatici passaggi dei camosci, ma anche dal volteggio rapido e sfarfallante del picchio muraiolo (Trichodroma muraria), piccolo e variopinto uccello rupicolo che, col suo volo sfarfallante e col suo becco sottile, va a scovare i ragni e i molluschi appesi ai piccoli fori della dolomia strapiombante.
La discesa sugli ampi tornanti della strada prosegue ormai in vista del Cason de Ròzes, costruito proprio sotto il fianco aggettante di un masso erratico, nonché in prossimità di una copiosissima sorgente e di una colonia di marmotte; l'ambiente è quello di una prateria pascolata, talvolta ancora utilizzata da greggi di ovini, ma più spesso brucata da branchi di cervi (Cervus elaphus) che vi stazionano durante la notte. Il piazzale di arrivo, sulla strada delle Dolomiti, è ormai a pochi passi.

* Proseguendo verso monte, lungo la strada fino al terzo tornante successivo e girando poi a destra per il Sentiero n.412, che conduce all'Alpe di Sotecordes, è possibile effettuare una magnifica e non difficile variante all'itinerario di base, vivamente consigliabile per i ragazzi delle scuole superiori. La discesa dal Cason di Sotecordes è priva di difficoltà; il percorso si allunga complessivamente di un'ora e mezza.
Ermellino nella neve
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