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In Provincia l’avvio del confronto sulla sicurezza della Sarca

Tecnici provinciali, il Parco, amministratori locali e portatori di interesse a confronto per fare il punto sulle misure di mitigazione degli effetti delle piene.

(Tione di Trento, 15 Mar 21) Come auspicato pubblicamente dal presidente uscente del Parco Fluviale Sarca Gianfranco Pederzolli, la Giunta provinciale ha promosso lo scorso 22 febbraio un incontro con le strutture provinciali del Dipartimento Protezione civile, Foreste e Fauna, al quale hanno preso parte lo stesso presidente del Parco, le amministrazioni comunali del basso Sarca (Dro, Arco, Riva del Garda e Nago Torbole), le associazioni ambientaliste e i portavoce dei comitati spontanei di cittadini danneggiati, per fare il punto sull'evento alluvionale dell'ottobre 2020 e sui lavori di contenimento del fiume ai fini della sicurezza.

L'incontro, seppure nei limiti oggettivi di una videoconferenza, è stato un momento positivo, utile per inquadrare correttamente le problematiche grazie ai contributi tecnici del dirigente del Servizio prevenzione rischi e Centrale unica emergenza, Stefano Fait, del dirigente del Servizio bacini montani, Roberto Coali, e del direttore territorialmente competente per gli stessi Bacini montani, Lorenzo Malpaga.

Anzitutto, ora è chiaro che i danni riscontrati sul territorio comunale di Arco nella zona di attraversamento della città sono stati provocati principalmente dalla difficoltà della rete delle acque bianche nello smaltire la grande quantità di acqua caduta nei giorni delle piene, in presenza di una portata del fiume attorno ai 500 mc/s , determinando un effetto "riflusso" e conseguente sversamento che ha allagato alcune cantine.

In quei giorni il fiume è esondato nelle aree in cui tradizionalmente lo fa in caso di piena: a Sarche, Dro, nella zona del Ponte Romano di Ceniga e nella zona industriale di Arco. La vera questione da fronteggiare è che a causa del cambiamento climatico gli eventi di piena della Sarca sono molto ravvicinati. Questa situazione, secondo i tecnici provinciali, va gestita con interventi specifici, come quelli previsti sul territorio di Dro, con il rinforzo degli argini e la sistemazione di una parte di argine soggetto a erosione nel tratto di fiume che costeggia la ciclabile che porta a Pietramurata. Ad Arco è previsto il rinforzo degli argini nella zona di attraversamento cittadino del fiume e in zona industriale. Sempre in zona industriale, in riva sinistra, dove era presente un campo di areo modellismo, sono previsti l'ampliamento del letto del fiume, dopo aver rimosso materiali portati dalle piene e vegetazione, e la ripiantumazione di salici.

In questo primo confronto non è stato possibile entrare nel merito degli interventi previsti, che presentano vari aspetti di complessità tecnica e che, soprattutto, hanno evidenti ricadute ambientali sull'habitat fluviale. Gli amministratori presenti hanno ovviamente sottolineato l'urgenza di garantire in primo luogo la sicurezza dei cittadini, mentre le associazioni ambientaliste hanno ribadito che la sicurezza va tutelata trovando il giusto equilibrio con le esigenze di salvaguardia di ciò che resta dell'habitat fluviale.

Si è discusso anche della gestione del bacino di Ponte Pià, la cui capienza risulta ridotta di circa due terzi e non ne consente un utilizzo adeguato a scopo di laminazione delle piene. Se per alcuni dei presenti sarebbe necessario provvedere con urgenza alla pulizia, per garantire maggiore sicurezza alle comunità del basso corso, secondo i tecnici provinciali la questione è fuorviante, perché l'enorme sforzo (logistico ed economico) legato alla pulizia del bacino avrebbe comunque scarsissimo impatto nella gestione di piene come quelle verificatesi di recente (non più del 5% della capacità di laminazione).

Altro tema delicato è indubbiamente quello della gestione della vegetazione fluviale. Secondo i tecnici del Servizio Bacini montani questa è stata effettuata secondo i principi stabiliti nel 2017 nel "Piano di gestione della vegetazione del fiume Sarca" che, come ricordato dal dirigente del Servizio sviluppo sostenibile e aree protette, Romano Stanchina, è il risultato di un progetto LIFE provinciale (LIFE è un programma dell'Unione europea mirato alla protezione dell'ambiente). Le associazioni ambientaliste riterrebbero però necessario verificare il rispetto di queste linee guida, lamentando il fatto che l'ultimo intervento sulla vegetazione fosse stato effettuato nel 2011 e che gli interventi attuali a distanza di 10 anni abbiano riguardato in modo massiccio aree che si era deciso di salvaguardare (come la Moleta e o la "laguna blu" ad Arco).

Insomma, i temi da discutere sono tanti e diversi se vogliamo preparare il territorio attraversato dalla Sarca ad affrontare senza traumi e in modo rispettoso degli habitat naturali le conseguenze del cambiamento climatico. Apprezzando l'iniziativa della Giunta provinciale e la disponibilità di tutti al dialogo, il Parco Fluviale Sarca si impegna fin da ora ad ampliare e a sostenere il confronto tecnico e culturale per cercare le soluzioni più equilibrate e sostenibili.

 

Piena della Sarca (ottobre 2020)
Confluenza della Sarca nel Garda, 3 ottobre 2020
Il ponte romano di Ceniga durante la piena del 17.10.1980
 
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