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San Vili, la “mobilità leggera” da Trento al cuore del Parco

Un percorso affascinante fra natura e cultura

(Tione di Trento, 26 Set 21) di Roberto Bombarda (PDF Notiziario Adamello-Brenta, agosto 2021)

Cento chilometri tra Trento e Madonna di Campiglio. Seguendo sentieri e antiche strade, visitando paesi e campagne, osservando i segni del leggendario itinerario evangelizzatore del patrono dell'Arcidiocesi di Trento. È il sentiero o cammino di "San Vili", come chiamavano San Vigilio le genti del Vezzanese, un percorso fortemente voluto dalla SAT e inaugurato nel 1988 in occasione del congresso annuale alle Terme di Comano (una settimana prima che s'insediasse, nel Castello di Stenico, la prima storica assemblea del Parco naturale Adamello-Brenta). Il nome "San Vili" si deve infatti allo storico Nereo Garbari, all'epoca presidente della sezione SAT di Vezzano.

Questo percorso, che unisce la città capoluogo e la cattedra del Santo con Madonna di Campiglio, località dove la SAT ha avuto i natali nel 1872, segnò un passaggio molto importante nella storia dell'escursionismo e dell'alpinismo trentino. Fu una "dichiarazione" che la montagna inizia già in città, che la tutela dell'ambiente non parte ai 1.500 metri di quota e che gli alpinisti sono in primis gente che alla montagna si avvicina con rispetto fin dall'approccio al viaggio. Erano quelli gli anni in cui da un'altra parte dell'Europa, nel nord della Spagna, stava acquistando notorietà internazionale un lungo "pellegrinaggio" di secolare memoria, il "Camino de Santiago de Compostela", destinato a diventare dopo trent'anni uno dei percorsi escursionistici più importanti al mondo, Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, con 350 mila persone (quasi 30 mila italiane) che giungono a completare almeno gli ultimi cento chilometri e a documentare con l'apposita "credenziale" l'avvenuta percorrenza. Il "Santiago" è un po' il capostipite dei sentieri di lunga percorrenza, seguito da altri cammini straordinari quali le Vie Francigene, le Vie Romee, la Via Appia "Regina Viarum" o il Sentiero Italia CAI, il trekking più lungo del mondo. Una sana abitudine, quella del camminare, che è diventata ormai di moda (per fortuna!) e che ha favorito il proliferare di itinerari dalle più diverse caratteristiche. Ma il "San Vili" resta unico. Forzando le affermazioni, potremmo affermare che si tratta di un viaggio da provare almeno una volta nella vita.

All'epoca dell'inaugurazione del "San Vili", qualcuno ebbe l'ardire di dichiarare che si trattava del "Santiago del Trentino". Eppure c'è del vero in questa affermazione. Come il "Santiago", può essere un percorso di pellegrinaggio, perché le tracce del viaggio, del martirio, del rientro della salma di Vigilio a Trento, nel 400 dopo Cristo, presentano ancora lacune storiche: ma il nome del patrono lo ritroviamo dal Bus de Vela a Ranzo, da Stenico a Tione, a Spiazzo, in chiese, capitelli, racconti e storie popolari.

Il "San Vili" è un invito a mettersi in viaggio anche in modo "laico", per scoprire o riscoprire luoghi, valli, paesaggi un po' fuori dal tempo, "tagliati" dalla grande viabilità di scorrimento da e verso la città e le stazioni turistiche.

Il senso di direzione che vi impresse la SAT negli Anni Ottanta, secondo l'idea del principale ideatore del percorso, il giornalista Franco de Battaglia (all'epoca presidente della commissione per la Tutela dell'ambiente montano del sodalizio), fu quello da Trento a Campiglio: salendo prima il Soprasasso per giungere a Lamar, poi con la ripida salita da Ciago a Margone, la successiva traversata di una bellezza straordinaria da Ranzo al Santuario di Déggia. E poi il Banale, Stenico, Iron e Montagne, per scendere quindi a Spiazzo - luogo del leggendario martirio di Vigilio - e costeggiare la Sarca fino a Carisolo. Da qui, seguendo la "strada del Righi" fino a Mavignola e Campiglio.

Così scriveva de Battaglia: "Camminare significa sempre entrare dentro la dimensione storica del tempo… il San Vili è una proposta di vita, oltre che di alpinismo, per sovrapporre anche la dimensione dell'uomo d'oggi a questo antichissimo passaggio verso le grandi montagne…. Per riscoprire il piacere dell'intelligenza e della curiosità, ritornare protagonisti delle cose che s'incontrano e che si osservano." Gli obiettivi dichiarati da de Battaglia sono più ambiziosi di quelli di un trekking o di un pellegrinaggio: "È un sentiero che vuole diventare struttura per il territorio e quindi chiave interpretativa per comprenderlo in tutte le sue dimensioni passate e in tutte le occasioni future… il San Vili è un modo intenso di vivere la montagna, di opporsi alla sua distruzione, di prepararne il futuro".

Negli anni 2013-2014, per favorire un nuovo approccio al sentiero, oltre alla originaria "versione alta", la SAT ideò anche una "versione bassa", più vicina ai paesi, che consentiva di superare in modo diverso il Bus de Vela camminando poi fino al magico Castel Toblino, per poi imboccare la ripida Val Gola e riprendere la "versione alta" nei pressi di Ranzo. Rispetto al percorso originario, che prevede 109,8 chilometri ed un dislivello positivo di 4729 metri, per un tempo di percorrenza di circa 38 ore, il percorso "basso" è un po' meno lungo (106,9 chilometri) ed un po' meno impegnativo dal punto di vista del dislivello complessivo (3772 metri) e del tempo necessario a percorrerlo (35 ore). Cinque/sei giorni sono il tempo consigliato dalla SAT, ma si può percorrere il cammino anche in meno o più giorni, a seconda del passo e della volontà di approfondire la conoscenza dei luoghi. I posti tappa dove visitare cose interessanti, mangiar bene o rilassarsi sono numerosi! In entrambe le occasioni - inaugurazione e rilancio - la SAT ha pubblicato un valido supporto per accompagnare i viaggiatori. La prima volta si è trattato di un numero speciale del Bollettino SAT, la cui copertina era costituita da una bellissima litografia, firmata dall'artista e pastore Gianluigi Rocca. Nel secondo caso, l'agile libretto (oggi esaurito) fu redatto da un camminatore d'eccezione, Gian Paolo Margonari.

Negli anni 2016-2017 ecco emergere il rilancio del sentiero, nell'ambito dei lavori del nascente Parco fluviale della Sarca: un progetto partecipato molto professionale, grazie anche all'intervento della società Natourism. Il "San Vili" esce un po' dalla comunità degli alpinisti e diventa un progetto turistico vero e proprio, ad ampio raggio. Non perde nulla dell'impronta originaria. Soltanto, in linea con le finalità del soggetto promotore del rilancio, stavolta il cammino segue la via dell'acqua: e dunque scende da Campiglio verso il fondovalle. Anche in questa occasione viene pubblicata un'agile guida, che offre gli itinerari in varie soluzioni di più giorni, a piedi ed in mountain bike (o a cavallo). Nella prefazione del libretto, disponibile negli uffici turistici insieme con l'apposita credenziale da timbrare nei punti-tappa accreditati, il successore di Vigilio, il Vescovo Lauro, scrive: "A te che lo stai percorrendo auguro di cuore di poterti mettere in viaggio non soltanto con scarpe e zaino, ma con tutto ciò che fa di te quel che sei realmente … così da chiederti se la vita che ti porti dentro non possa avere la sua origine nella Vita di un Altro, che fa strada con te."

Per chi volesse trascorrere qualche giorno indimenticabile, il "San Vili" rimane un'esperienza di grande spessore, che porta dalla città al Brenta e al cuore del Parco o viceversa. Ben segnato e mantenuto dalla SAT, riccamente documentato anche dal sito dedicato www. camminosanvili.it, promosso e gestito anche dalle strutture turistiche locali e da competenti guide ed accompagnatori, è un concreto esempio di "mobilità dolce" da e verso il Parco naturale. 

Chiesa di Santo Stefano all'imbocco della val di Genova
Mappa del Cammino
24.09.1988: taglio del nastro del San Vili, con Franco de Battaglia, principale ideatore del sentiero, e Roberto Bombarda, coordinatore e primo percorritore del cammino
 
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