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"Mangiar Casalasco" di Mario Saporito (Gastronomo pubblicista)
Nei musei della civiltà contadina bisognerà allestire anche una sezione gastronomica, come testimonianza d'un costume che, se non si va del tutto perdendo, certo subisce aggiustamenti e compromessi inevitabili. Come tutte le cucine che affondano le proprie radici nel mondo "rurale", anche quella casalasca è semplicissima, essenziale e facilmente riproducibile attraverso i prodotti tipici del luogo. Per esempio, la sfoglia recita un ruolo predominante, come in tutte le aree contadine dove uova e farina sono abbondanti. Il menù tradizionale casalasco non contempla gli antipasti e questo per una realistica valutazione e valorizzazione di quel che in tavola verrà dopo. E' presente però un rituale che ha ancora una moltitudine di osservanti: il "bevr'in vin", immediatamente traducibile nell'italiano "bere nel brodo il vino". D'inverno riscalda e d'estate fa sudare. Insomma predispone al pranzo. Una delle soluzioni classiche è il "sorbir" di marubini, la tradizional pasta ripiena, vale a dire una scodella di marubini col vino.

Sepre restando nel campo delle minestre, il "riso con la tridura" è un piatto per le grandi occasioni, ma semplicissimo; il "riso e zucca", il "risotto con le rane", "con i luartis" e tanti altri di tradizione contadina. Oppure i "Straciamus", maltagliati coi fagioli e i "Blisgon" tortelli di zucca. Se nel casalasco le minestre abbondano, le pietanze di origine nostrana sono pochissime e ormai comuni alla tavola di molte frazioni. Ne elenchiamo soltanto alcune: lo "stacotto di asinina", il "cotechino", il "pollo o gallina ripiena con mostarda", "anitra", "l'oca di Natale", il leggendario arrosto della festa dei fanciulli, ripiena e fatta arrosto. Anche ala passione per la pesca è rimasta viva nel nostro territorio. Nei nostri canali domina il pesce gatto con lunghi baffoni e una testa per nulla garbata, ma buona per palati raffinati.

Poi "gobbi", "tinche", "alborelle" e "anguille". Questi pesci meritano cordiale ospitaliatà sulla nostra tavola e...via con la fantasia! "Pesce gatto fritto", "in umido con piselli", "tinca al forno", "risotto con la tinca", "carpa ripiena al forno". Una specialità, le cui origini si perdono nella storia, sono i "Luadej di Casalmaggiore". Ettore Lodi, nella sua "Storia di Casalmaggiore" dice: "Con tanto amore e familiarità si procedeva da una famiglia all'altra, senza che niuna faceva mai pane che non mandasse una focaccia all'altra". I "Luadej" (ovvero "lievitati") sono infatti lunghe focacce unte e frolle, ottime da accompagnarsi a salume, formaggi e vino rosso, possibilmente frizzante.

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