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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 3.378,00
  • Regioni: Piemonte
  • Province: Novara, Vercelli
  • Comuni: Boca, Borgosesia, Cavallirio, Grignasco, Prato Sesia, Valduggia
  • Provv.ti istitutivi: LR 22 30/03/1987
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0209

 

 

La Natura

Nei banchi calcareo dolomitici fenomeni di carsismo hanno originato numerose cavità. In alcune di queste sono stati ritrovati resti di fauna preistorica tra cui l'orso delle caverne. Sono inoltre stati fatti altri importanti ritrovamenti etnologici di diverse epoche, dal Paleolitico all'età romana.
Sono circa 30 le specie botaniche esclusive del Monte come la Daphne alpina, relitto glaciale e ben 16 specie di felci, tra cui il capelvenere, l'Osmunda regalis, e la lingua cervina; estesi tappeti di Pungitopo occupano il sottobosco meridionale ed occidentale del Monte Fenera.
Nel 1994 è avvenuta la prima nidificazione di Cicogna nera in Italia: dal 1996 il parco è centro di raccolta dei dati relativi a questo uccello forestale.

La Fauna

Pur essendo coperto per la massima parte da boschi, le peculiarità faunistiche appartengono anche ad habitat differenti per la presenza delle pareti verticali di dolomia, dei coltivi e delle aree di brughiera alberata, queste ultime sviluppate ai limiti del Parco.
All'interno del Parco è possibile individuare due tipi di formazioni arboree: una caratterizzata dalla presenza di piante imponenti e senescenti, l'altra con prevalenza di piante di modesto diametro.
Nella prima, con ex castagneti da frutto si trova una fauna tipica indicatrice della vetustà del bosco: tra gli uccelli il Picchio rosso minore, il Picchio muratore e rampichino; tra i mammiferi il Cinghiale ed il Capriolo.
Nella seconda, come nelle boscaglie di ricostituzione, troviamo specie diverse quali lo Scricciolo, la Capinera ed il Toporagno, frequentatori abituali di formazioni arbustive.
Fra i vari ambienti si evidenziano habitat particolari come quelli rupicoli delle pareti calcaree dove vivono animali, soprattutto uccelli, che raramente si trovano altrove in Valsesia, come il Falco pellegrino, la Rondine montana ed il Picchio muraiolo.
Anche i coltivi, costituiti da prati, orti, frutteti e vigneti hanno un'importanza vitale per la diversificazione delle specie animali che li frequentano nelle fasce di transizione (ecotono). Troviamo ad esempio: il Torcicollo, il Picchio verde e il Frosone fra gli uccelli; il Capriolo e la Lepre tra i mammiferi, che utilizzano le colture per pascolare ed il bosco per riposare.
In particolare il vigneto ospita specie da esso dipendenti in modo esclusivo, come la Tortora, il Canapino e lo Zigolo nero.
Nella brughiera, che presenta una vegetazione rada e stentata dovuta al terreno arido ed al passaggio del fuoco, albergano animali di particolare interesse ecologico-naturalistico come il Succiacapre ed il Falco pecchiaiolo.
La maggior apertura e la possibilità di una migliore esposizione al sole propria di questo ambiente, favorisce la vita dei rettili quali il Ramarro, il Biacco e la Vipera comune che sono prede comuni del Biancone, grande rapace che popola i cieli del Parco assieme alla Poiana ed al Nibbio bruno.
In autunno, il territorio del Parco è interessato da due cospicue direttrici di migrazione seguite da migliaia di uccelli che, in direzione NE-SO si spostano verso le aree di svernamento del Mediterraneo. Soprattutto in ottobre è possibile vedere grossi voli di Columbidi, Corvidi, Fringillidi e Turdidi, accompagnati da rapaci come Poiane e Pecchiaioli.

La Flora

La conformazione del territorio del Parco, degradante dagli 899 metri della punta del Monte Fenera ai 300 metri s.l.m., la varia esposizione dei versanti e l'abbondante presenza di corsi d'acqua, anche se a regime prevalentemente torrentizio, caratterizzano la notevole varietà di piante ed essenze arboree, anche rare, esistenti.
Il 93% della superficie del Parco è coperta da boschi con prevalenza di castagno, utilizzati per la produzione di legna da ardere e paleria, in cui è possibile incontrare ancora piante secolari un tempo destinate alla raccolta dei frutti.
Al castagno si accompagnano altre specie quali il frassino, la farnia, il rovere, il cerro, la betulla, l'acero, il pioppo tremolo, il ciliegio selvatico, il salice e il sorbo montano; la robinia ha invaso le colline meridionali, mentre negli avvallamenti umidi e lungo i torrenti sono presenti l'ontano ed il pioppo nero.
A settentrione, nei versanti più freschi, è ben presente il faggio, mentre a sud, su pareti rocciose e terreni calcarei, si trova l'orniello, tipica essenza di ambiente mediterraneo a cui appartengono anche il pungitopo ed il ginepro che si trovano in abbondanza.
Le conifere naturali (pino silvestre) sono presenti in modo sporadico mentre più diffuse sono quelle d'impianto, preferite dall'uomo per la rapidità di accrescimento (come il pino strobo). Tra gli arbusti tipicamente presenti nei boschi si trovano il nocciolo, il corniolo, la sanguinella, il sambuco, il biancospino, l'evolino, il crespino ed il ligustro.
Tra le piante erbacee oltre alle presenze più comuni di elleboro, ciclamino, polmonaria, campanellino, croco e dente di cane, vanno segnalate specie più rare come la Daphne alpina, Daphne laureola, Daphne mezereum, l'Iris graminea e la vite selvatica o rarissime, di elevato valore ornamentale, come la lingua cervina, la felce florida ed il capelvenere.
Un recente lavoro di catalogazione ha selezionato ben oltre 900 diverse specie botaniche all'interno dell'area a Parco.

I Segni della Storia

Attraverso i secoli, a partire dal Paleolitico Medio fino ai giorni nostri, si ha sul Fenera una continua presenza umana con genti molto diverse che si sono succedute nel tempo lasciando importanti tracce del loro passaggio.
Dai rozzi strumenti di pietra dell'uomo di Neanderthal, dopo molti millenni si perviene alla ceramica del Neolitico ed agli oggetti di metallo per arrivare all'epoca Romana con monete in bronzo e in argento e, probabilmente, nel tardo romano o primo Medioevo, ai più antichi segni dell'industrializzazione della valle con i resti di una fucina per la lavorazione del ferro.
Infine il Medioevo ci ha lasciato più evidenti testimonianze con le murature a spina del sec. XII, le rovine del Castello di Robiallo, il sistema a castra sviluppato lungo le vie commerciali ed i nuclei frazionali situati a valle risalenti al 1300; lo sviluppo urbanistico a quote superiori è avvenuto invece in tempi successivi tra il XV- XVI sec. Successivamente le testimonianze della presenza dell'uomo diventano sempre più evidenti e ricorrenti: l'itinerario del cinquecento e del Barocco è documentato dalla chiesa parrocchiale di Grinasco e dalla cappella di S. Antonio a Casa Negri e si sviluppa attraverso le chiese e gli oratori dei nuclei frazionali, in quota come ad es. a Colma, Maretti e sulla cima del Monte Fenera.
L'itinerario dell'architettura antonelliana e del tardo Neoclassicismo è documentato dalle chiese di Soliva, Castagnola e del Santuario di Boca.
Testimonianze più recenti relative ad una vita rurale e pastorizia sono identificabili negli alpeggi (Alpe Fenera, ai Camini...), nei nuclei frazionali caratterizzati, sino al 1960, da case abitate con i tetti di paglia, nelle manifatture quali le concerie ed i mulini, localizzati lungo i corsi d'acqua, infine le cave con i carrelli trasportatori e le strade di collegamento con le fornaci.
Le ultime testimonianze di importanti eventi storici sono relative alla guerra partigiana vissuta e partecipata con particolare intensità dalle popolazioni locali che hanno sofferto la perdita di parenti: lungo i sentieri del Parco si possono infatti incontrare numerose lapidi di caduti.

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