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Parco Naturale del Monte Tre Denti - Freidour

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 822,00
  • Quota minima (m): 563
  • Quota massima (m): 1.445
  • Regioni: Piemonte
  • Province: Torino
  • Comuni: Cumiana
  • Provv.ti istitutivi: LR 19 29/06/2009
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0887

 

 

Il Parco Naturale di interesse provinciale del Monte Tre Denti - Freidour

Il territorio del Parco, ricadente totalmente nell'ambito del Comune di Cumiana, si estende per circa 820 ha ad una quota tra i 500 e i 1450 m ed è caratterizzato da una forte impronta ambientale anche se l'intervento dell'uomo è ben visibile, ma sicuramente non invasivo. La vegetazione è degna di nota poiché, oltre alle specie arboree tipiche dell'ambiente di transizione tra collina e montagna, si ritrovano alcuni esemplari di specie mediterranee. Tra le specie floristiche si annovera la presenza del giglio di San Giovanni, del giglio martagone e della endemica Campanula elatines. Particolarmente ricca la fauna che comprende specie di montagna e di pianura: capriolo, gallo forcello, scoiattolo, tasso e salamandra.
Un'articolata rete di sentieri permette varie possibilità di passeggiate, escursioni e sport in mountain bike e le pareti di Rocca Sbarua sono una celebre palestra di arrampicata.

Flora e aspetti vegetazionali

Arrivando nella conca di Cumiana, si viene accolti da uno scenario sempre diverso, con sfumature di colori, profumi e luci che tendono ad evolversi continuamente.

In primavera il sottobosco esprime il suo massimo splendore, con i colori delle primule, della polmonaria, della pervinca e con i tappeti bianchi e rosa di anemoni e dente di cane. Con lo scioglimento della neve, sui pendii del Monte Freidour emergono i crocus bianchi e viola, poi le genziane, genzianelle e diverse specie di orchidee. A maggio si viene accolti dall'aroma inebriante delle gaggie (Robinia pseudoacacia), seguite poi dai castagni e, nel sottobosco, fanno capolino i delicati mughetti. A giugno è invece il profumo intenso del tiglio a predominare e appaiono i minuscoli fiori bianco-gialli del Melampyrum pratense.
D'estate maturano i frutti, sia quelli coltivati dall'uomo (pesche, mele, uva) sia quelli del bosco come mirtilli, more e lamponi.

In autunno i visitatori possono ammirare la miriade di colori delle pendici dei versanti, spesso in contrasto con il cielo azzurro. In questa stagione il bosco è percorso da persone in cerca di funghi (soprattutto i prelibati Boleti ed i Reali) e castagne.
Infine anche l'inverno trasmette un suo fascino, con le rocce ai bordi dei ruscelli rese lucide dal primo ghiaccio e la neve che accentua il contrasto di colori con i piccoli frutti rossi che spiccano qua e là nel sottobosco.

La vegetazione arborea, facendo una sommaria divisione in base alla quota, all'esposizione ed al tipo di terreno, è costituita da castagno, faggio, robinia, frassino, carpino, rovere e farnia, ma troviamo anche esemplari di pino silvestre, tiglio, acero, sorbo, maggiociondolo, betulla, ciliegio, pioppo. In prossimità della Casa del Parco, situata in zona Pradera dei Picchi, una vasta area è stata riforestata negli anni 1920-30 usando pino nero d'Austria, pini marittimi e larici. Vera rarità è un esemplare di Quercus crenata, nei pressi di San Valeriano, mentre in un'area particolarmente calda ed esposta (località Roc, sopra Villanova), sono presenti alberi e cespugli di leccio, altra essenza mediterranea.
Qualche specie protetta è presente nello strato erbaceo: benché molto rari, fioriscono ancora in luoghi difficili da raggiungere il Giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum), il Giglio martagone (Lilium martagon), l'Anthericum liliago, il Daphne mezereum. Un endemismo di quest'area è la campanula piemontese (Campanula elatines), che cresce tra le rocce soleggiate della Rocca Due Denti.

Foto di Ghiraldi Luca

La Fauna

Nei boschi gli incontri improvvisi con grandi animali, come caprioli e camosci, costituiscono sempre dei momenti molto emozionanti, quasi magici, specie poi se per qualche istante è possibile incrociare uno sguardo pieno di sorpresa. Quest'area è caratterizzata da notevoli presenze faunistiche dovute in parte anche a ripopolamenti effettuati in anni passati a fini venatori.
Nel territorio di Cumiana si possono osservare:

  • La salamandra (Salamandra salamandra): anfibio con coda (urodelo) di colore nero con vistose macchie gialle, lungo 15-20 centimetri. E' normalmente attiva nelle ore notturne o con tempo piovoso. Predilige ambienti umidi di sottobosco, soprattutto in prossimità di corsi d'acqua. E' stata oggetto, durante i secoli, di miti e credenze popolari molte volte non veritiere, come quella secondo cui sarebbe in grado di sopravvivere nel fuoco.

  • Il gallo forcello (Tetrao tetrix): uccello della famiglia dei Fasianidi, presenta differenze fra i due sessi ben evidenziate: il maschio adulto è nero mentre la femmina è di colore marrone con barre bianche e striature nere. Inoltre, solo il maschio presenta sul capo due spessi rigonfiamenti (le caruncole) di color rosso acceso visibili soprattutto nel periodo dell'accoppiamento. L'alimentazione consiste in germogli, bacche e frutti selvatici che qualche volta integra con insetti. Vive nelle zone di montagna al di sopra dei 1000 m, in particolare nelle foreste di conifere e nelle brughiere.

  • Il capriolo (Capreolus capreolus): cervide di piccole dimensioni, dal mantello fulvo in estate e grigio-bruno in inverno con gola, ventre e regione perianale bianche. Vive sia in pianura che in collina e montagna ed è diffuso in radure e zone cespugliose, prevalentemente nella boscaglia e nelle foreste di montagna: in estate lo si può scorgere anche oltre il limite della vegetazione.

  • Lo scoiattolo (Sciurus vulgaris): appartenente all'ordine dei Roditori, possiede una coda molto lunga utile sia per saltare da un albero all'altro sia per correre lungo i rami assicurandosi equilibrio e stabilità. Si nutre di frutta, ghiande, semi, gemme e ramoscelli di abeti, larici e pini. E' un gran consumatore di nocciole e noci oltre che di uova e di uccelletti, e talvolta pure di insetti. Frequenta le foreste asciutte, ombrose e composte di alberi di alto fusto.

  • Il tasso (Meles meles): mammifero della famiglia dei Mustelidi. Ha il corpo massiccio, con il muso appuntito e una banda di colore bianco che va verso il ventre. Ha abitudini notturne. È onnivoro: in particolare mangia morbide radici, tuberi, vermi e lumache. Scava profonde tane nel suolo del sottobosco che, talvolta, condivide con la volpe. D'inverno va in letargo, ma non è raro che si svegli ed esca per occasionali scorribande.

  • La volpe (Vulpes vulpes): mammifero carnivoro appartenente alla famiglia dei Canidi. E' di colore rossiccio con sfumature dal giallo al marrone e la gola, il ventre e l'estremità della coda sono bianche. Preferisce cibarsi di conigli e roditori, ma anche gli uccelli fanno parte della sua dieta; non disdegna insetti, lombrichi, frutta, bacche, carogne e persino pesci. Caccia al calare della notte o all'alba.

La Geologia

Le montagne che formano con i loro versanti la conca del Chisola sono costituite quasi totalmente da rocce piuttosto omogenee come gli gneiss formati da feldspato potassico, quarzo e plagioclasio, con quantità subordinate di mica ed epidoto. Esse appartengono all'unità strutturale del Massiccio del Dora-Maira che è composto da rocce metamorfiche di vario tipo, alcune di origine sedimentaria, altre di origine magmatica, sia intrusive che effusive. Questo complesso di rocce si è formato milioni di anni prima del sollevamento delle Alpi ed è stato coinvolto nell'orogenesi della catena alpina, durante la quale ha subito trasformazioni più o meno intense (metamorfismo) che gli hanno conferito quell'insieme di caratteri che ora possiamo osservare.
I tipi litologici più diffusi nel Massiccio del Dora Maira sono, oltre agli gneiss, i micascisti ai quali sono associati quarziti, marmi ed anfiboliti (o metabasiti).

  • Gneiss Minuti: rocce polimetamorfiche a grana molto fine e marcatamente scistose. Sono costituiti da quantità variabili di quarzo, feldspato (albite), mica bianca (muscovite), mica bruna (biotite) e clorite; talora abbonda il granato i cui cristalli possono raggiungere dimensioni quasi centimetriche. Gli gneiss minuti sono sempre associati a micascisti verso i quali sfumano con passaggi graduali.

  • Micascisti: rocce molto scistose, di colore da argenteo a grigio scuro; la loro composizione mineralogica è simile a quella degli gneiss minuti con scarsità di feldspato e abbondanza di minerali lamellari (miche e clorite) ed è caratterizzata dalla locale comparsa del cloritoide. Sono rocce polimetamorfiche: derivano da antiche rocce sedimentarie, rappresentano il basamento più antico del Dora-Maira.

  • Marmi: sono frequentemente intercalati nei micascisti e negli gneiss minuti; si trovano in corpi di forma lenticolare; sono di colore grigio scuro sulle superfici alterate e molto chiari sulle superfici fresche di rottura. Costituiti essenzialmente da calcite, con quantità variabile di dolomite e in minor misura da lamine di mica bianca e prismetti di anfibolo (tremolite). I marmi derivano dal metamorfismo di calcari formatisi dal deposito chimico o per accumulo di resti mineralizzati di organismi.

  • Anfiboliti: rocce metamorfiche massicce, di colore verde scuro e grana molto fine, che costituiscono inclusi di caratteristica forma lenticolare od ovoidale. Si trovano intercalate in micascisti e gneiss minuti, ma sono anche associate a gneiss e micascisti grafitici. La loro composizione mineralogica è data da anfiboli (attinoto e raro glaucofane), albite, epidoto, clorite, titanite e talora mica chiara e biotite.

  • Gneiss e Metagraniti: presentano grossi cristalli di feldspato potassico, che costituiscono i caratteristici "occhi chiari", per i quali la roccia viene denominata gneiss occhiadino. Queste rocce possono anche presentarsi molto laminati con tessitura a bande millimetriche alternativamente di colori chiaro e scuro (gneiss lamellari), come la Pietra di Luserna, intensamente cavata per la sua facile divisibilità in lastre.

  • Quarziti: rocce molto compatte e a grana fine, costituite quasi esclusivamente da quarzo. Possono anche presentare minerali micacei (prevalentemente mica bianca) distribuiti in letti subparalleli, che conferiscono alla roccia una marcata scistosità e una facile divisibilità in lastre anche molto sottili.
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