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Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna

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Trek 03 - L'anello classico dell'Acquacheta

San Benedetto - Molino dei Romiti-Cascata dell'Acquacheta - Piana dei Romiti - Monte di Londa - San Benedetto

A piedi         Elevato interesse: flora Elevato interesse: panorama 

Itinerario classicissimo e sempre bello, malgrado il non trascurabile affollamento delle domeniche primaverili ed estive sul sentiero d'andata e al Piano dei Romiti. Di fatto bisogna ammettere che l'Acquacheta lo merita: è probabilmente la maggior cascata per l'intero territorio regionale (eccetto alcuni salti d'acqua nell'Alto Appennino emiliano superiori per altezza ma non per ampiezza; peraltro in fenomeni naturali di questo genere è difficile e anche sbagliato stilare qualsiasi graduatoria); inoltre la cornice naturale, nonché il fascino storico-evocativo, la rendono ancora più bella. Notoriamente cantata da Dante, che passò da qui durante il suo esilio da Firenze, è alta oltre 70 m (una misurazione esatta è impossibile poiché in basso non c'è un confine netto) e larga fino a 30 m, precipitando da una magnifica rupe a forma di fusoide, tutta gradonata. In regime "normale" è divisa in tre fiotti e solo in caso di piena la massa d'acqua diventa unica; in tal caso lo spettacolo è davvero impressionante e dal fragore si capisce il perché della citazione dantesca, che è un paragone "acustico" con l'infernale Flegetonte. In contrasto con «l'orrida bellezza» (una volta nelle guide si diceva così) dell'Acquacheta, c'è il soprastante pianoro dei Romiti, culla erbosa incastonata come un diamante fra chiostre di monti selvosissimi: val la pena ricordare che l'origine di questo capolavoro della natura si deve, almeno in parte, all'opera dell'uomo, quasi certamente dei monaci di San Benedetto che in epoca imprecisata - si dice attorno al Mille, a seguito di un lento movimento franoso che aveva semi-ostruito il letto del torrente e creato un vasto acquitrino - misero mano alla bonifica di queste terre: per prosciugare il pianoro ed ottenere terreno coltivabile e pascolabile i frati convogliarono le acque verso la rupe (mentre in precedenza esse scendevano a nord-est dell'agglomerato de I Romiti, in pratica dal canalone dove oggi passa il sentiero) e per aumentare la portata del torrente sottostante, al fine di non lasciare mai inattivi i molini di San Benedetto, operarono una vera e propria "cattura fluviale" con deviazione del fosso Arnaio - un tempo confluente nel fosso di Albero e quindi facente parte del bacino del Lamone - nel fosso di Ca' del Vento, che è quello che alimenta la cascata piccola appena a monte dell'Acquacheta vera e propria. Per far ciò scavarono una sorta di greto a mezza costa sul versante nord del Monte Pollaio (avancorpo del più noto M.Lavane), il cosiddetto «Taglio della Regina», che era un prodigio di ingegneria idraulica oltre che di fatica a suon di piccone, carriola e mani callose. Dobbiamo dire «era» perché è stato irrimediabilmente e dissennatamente alterato nei primi anni '80 dal passaggio del metanodotto algerino: idrologicamente la cosa funziona ancora - e infatti la cascata piccola dell'Acquacheta, al contrario di quella grande, non si secca mai - ma il manufatto originario, medievale, non esiste più se non in poche e rare immagini d'epoca.

Il verde pianoro dei Romiti
Il verde pianoro dei Romiti
Cascata dell'Acquacheta
Cascata dell'Acquacheta


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