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Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna

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Anello 10. Valli selvagge tra Rabbi e Montone

Premilcuore - Pian di Rocchi - S. Benedetto in Alpe - Premilcuore

A piedi         Elevato interesse: panorama 
  • Partenza: Premilcuore
  • Arrivo: Premilcuore
  • Tempo di percorrenza: 4 h + 7 h + 6 h
  • Difficoltà: E - Escursionistico
  • Lunghezza: 44 km totali (11 km + 17 km + 16 km)
  • Dislivello: 700m in salita e 300m in discesa + 900m in salita e 1250m in discesa + 700m in salita e 750m in discesa
  • Mezzi pubblici: LINEA 139 con partenza da Forlì (Start Romagna)
  • Punti di appoggio: Rifugio Escursionistico Pian di Rocchi, Ostello Ristorante Il Vignale, Rifugio Prato ai Bovi

Dalle vette ai fondovalle su crinali talvolta spogli e panoramici, in un susseguirsi di ambienti diversi e vasti panorami a cavallo di tre vallate. Antichi poderi abbandonati che conservano il fascino di una storia di colonizzazione e vita contadina di cui restano segni indelebili nel paesaggio.

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Il Monte Tiravento
Il Monte Tiravento
I pascoli di Pian di Rocchi
I pascoli di Pian di Rocchi
 
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Prima tappa. La partenza da Premilcuore avviene a valle del paese, dove hanno inizio due sentieri: il nostro è quello di destra, il 313, che sale rapidamente al rilievo di Monte Arsiccio. Un prologo faticoso, ma con il quale guadagnamo già più della metà del dislivello giornaliero, verso la più alta cima di questa prima giornata. Ora il sentiero va verso sinistra concedendo un po' di tregua prima della salita finale a Monte Tiravento, una spettacolare e sottile cresta spoglia di vegetazione. La conquista è un panorama mozzafiato: a nord e a sud il Parco, a est le colline romagnole che degradano dolcemente restiamo alti, proprio a cavallo dello spartiacque tra il Rabbi e il Bidente, in direzione sud puntando il Monte della Fratta. Appena sotto quest'altro rilievo ci accoglie una pista forestale comoda e immersa nelle faggete. Andiamo a destra e ci camminiamo senza mai abbandonarla: ci consentirà di rilassare le gambe e arrivare all'incrocio di Montemerli dove ritorneremo l'indomani. Nel finale potremmo godere di un primo piano del massiccio del Monte Falco e Monte Falterona, prima di scendere Pian di Rocchi. 
4 ore, 11 chilometri di lunghezza, 700 m di dislivello in salita, 300 m in discesa

Seconda tappa. L'ultima mezz'ora di strada percorsa ieri è la stessa che faremo oggi a ritroso. Prendiamo la deviazione del sentiero 311 per Montemerli e ci immergiamo nella foresta. La discesa è inizialmente ripida ma poi addolcita da una successione di vecchi poderi. Il primo è quello di Montemerli: dopo di esso, come per gli altri, un immancabile rimboschimento ad abete bianco o abete rosso. Una volta sulla sponda opposta del Rabbi, deviamo a strada asfaltata e imbocchiamo il sentiero 319 per Monte Gemelli. La mulattiera sfrutta in ogni modo la morfologia di un versante altrimenti impervio, ma arrivati sulla sommità, dopo Poggio Cavallaro, abbiamo l'opportunità di sfruttare una vecchia pista forestale che ci porta alla base di Monte Gemelli. Ci rituffiamo sul 321 e nel bosco affrontiamo l'ultima salita. Arrivati sulla cima svoltiamo a destra, scendiamo a Pian delle Tavole e da lì ritroviamo una vecchia mulattiera che ci porta a San Benedetto in Alpe. Se avete deciso di pernottare all'Ostello Vignale occorre salire nella parte alta dell'abitato; se dovete andare al rifugio Prato ai Bovi mettetevi sulla strada per Forlì e dopo un chilometro trovate sulla destra l'inizio del sentiero 427 per Bocconi: in poco più di un'ora sarete a destinazione.
7 ore, 17 chilometri di lunghezza, 900 m di dislivello in salita, 1.250 m in discesa

Terza tappa. La prima parte di quest'ultima tappa e caratterizzata dal cammino lungo il fiume Montone, quasi dimezzato per chi ha scelto di alloggiare al rifugio Prato ai Bovi. Un sentiero impegnativo ma spettacolare, spesso a contatto col fiume. Arrivati davanti al paesino di Bocconi, vale la pena fare una piccola deviazione e scendere al ponte a schiena d'asino della Brusìa, ai piedi del paese. Per proseguire si resta tuttavia sulla destra idrografica e si imbocca il sentiero 423. Inizialmente segue il crinale, poi si sposta di lato e prosegue a mezza costa, in un versante con vegetazione rada e querceti. Alla casa diroccata di Cà Forno si apre un grande prato e nel boschetto sovrastante ecco i ruderi di Cà Fornello e un enorme bellissimo pioppo. La salita si conclude su una strada forestale che seguiamo sulla destra per quasi un chilometro, per poi deviare a sinistra all'esterno di un tornante. Siamo ora nel sentiero 323 che ci porterà fino a Premilcuore. A Cà Vetreta ci accoglie un rimboschimento di conifere e il sentiero diviene una Via Crucis che percorriamo in senso contrario alle quattordici stazioni, con stretti tornanti ed un corrimano di corda che ci aiuta ad affrontare con maggiore sicurezza quest'ultimo tratto del nostro lungo cammino.
6 ore, 16 chilometri di lunghezza, 700 m di dislivello in salita, 750 m in discesa

 
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