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  Notiziario Ufficiale del Parco Nazionale del Gargano
Anno V - Numero 2 - Febbraio 2003

Le pinete

Emergenza processionaria

Interessate quasi tutte le pinete del Gargano. L’allarme del Sindaco di Peschici. I consigli del dott. Palmieri, funzionario del CSS

PESCHICI –“Le pinete d’Aleppo del Gargano, alberi narrativi del Promontorio sono affetti da processionaria. Se non si interviene subito si rischia di trovarsi di fronte ad una vera e propria emergenza pari a quella degli incendi”. L’allarme lo ha lanciato il Sindaco di Peschici, Francesco Tavaglione al termine di un giro di ricognizione effettuato insieme ai tecnici comunali in alcune pinete della cittadina garganica. “Mi auguro che gli organi preposti alla tutela del patrimonio boschivo del nostro Gargano, Comunità Montana in testa, si adoperino ad effettuare i dovuti interventi per scongiurare un altro annoso problema che potrebbe compromettere la vegetazione delle pinete che nei comuni rivieraschi sono di forte impatto paesaggistico oltre al fatto che assumono valenze ecosistemiche, scientifiche e soprattutto protettive del territorio dall’erosione idrogeologica. Il problema non interessa solo Peschici ma quasi tutte le pinete del Parco nazionale del Gargano. Interveniamo subito prima che sia troppo tardi”. In realtà non è la prima volta che la processionaria del pino, questo micidiale insetto lepidottero termofilo colpisce le nostre pinete. Già un paio di anni orsono la malattia interessò diversi ettari di pineta nella zona di Mattinata. Quest’anno, sembra a causa delle temperature miti e dell’alto tasso di umidità, stia interessando quasi tute le pinete presenti sul tratto di costa da Mattinata a Peschici.
Nazario Palmieri, funzionario del Corpo Forestale dello Stato, sul libro di recente pubblicazione, “Le Pinete del Gargano”, ha affrontato con dovizia anche gli aspetti inerenti alle avversità che insidiano le pinete d’aleppo e che provocano danni di diversa natura. “Senza dubbi la processionaria del pino o thaumetopoea pityocampa è una di queste. Le larve nascono intorno alle foglie dei pini, generalmente nelle parti più soleggiate, scegliendo di preferenza le piante ai bordi dei boschi, nei punti più aperti e di altezza limitata. Le larve appena nate rodono le foglie vicino ai corion avvolgendole con fili di seta bianchi. In seguito si spostano su un altro punto della chioma e costruiscono un nido formato da un tessuto lasso che viene via via infittito e aumentato di dimensioni al sopraggiungere della cattiva stagione. Durante l’inverno l’attività delle larve, che nella generalità dei casi hanno raggiunto la quarta età, è più o meno ridotta o completamente sospesa in funzione delle temperature. Nelle giornate di sole le larve escono non infrequentemente da nido per nutrirsi. A primavera viene ripresa la normale attività e le larve quando escono dal nido, si pongono in fila indiana formando cordoni interrotti, talvolta lunghissimi sparpagliandosi sulle piante per poi ritornare nel nido guidate dal filo sericeo che avevano disteso all’andata. La voracità di queste larve è notevolissima: esse possono defogliare intere piante.
I danni prodotti alle piante dalla processionaria del pino sono variabili in quanto essa compie gradazioni della durata di 8-10 anni. Quando il nido viene costruito all’apice del fusto, questo secca e la pianta non cresce più in altezza, inoltre può verificarsi la completa defogliazione che indebolisce le piante predisponendole agli attacchi degli scolitidi. La lotta a questa malattia del pino d’aleppo consiste nel taglio e nella distruzione dei nidi durante la stagione invernale o anche nell’uccisione delle larve mediante l’iniezione con particolari attrezzature, di insetticidi cloroderivati organici nell’interno del nido. Contro le larve di processionaria si sta attualmente sperimentando, con successo, anche la lotta biologica con preparati a base di bacillus thuringiensis, un batterio che una volta ingerito dall’insetto libera un’endotossina che provoca la paralisi dell’intestino e la morte del lepidottero per setticemia”. Quindi il problema esiste, ma può essere debellato con alcuni accorgimenti se non si vuole che questo straordinario orto botanico naturale venga insidiato anche da patie da insetti oltre che dagli incendi e dalle avversità atmosferiche.