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Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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Un “serbatoio di biodiversità” nel Parco Gran Sasso – Laga

Grazie alla sinergia tra il Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino e l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità dell’Aquila

(11 Mag 10)

Assergi 11/05/2010 - Grazie ad un accordo siglato fra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e l'Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato dell'Aquila, i semi di alcune specie fra le più rare e a rischio d'estinzione dell'area protetta sono stati riprodotti con successo presso i laboratori dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pieve Santo Stefano (Arezzo). Si tratta di un raro esempio di collaborazione tra uffici con competenze diverse, che avrà come risultato immediato la produzione di piantine di specie talmente a rischio in natura, da richiedere un'urgente opera di conservazione ex situ, ossia fuori dall'habitat naturale.

 

I ricercatori del Centro Ricerche Floristiche dell'Appennino, struttura dell'Ente Parco gestita in collaborazione con l'Università di Camerino, da tempo raccolgono e conservano i semi delle specie spontanee del Parco, soprattutto di quelle a rischio d'estinzione. A tal proposito è stato decisivo l'incontro con l'UTB dell'Aquila, del cui prezioso supporto l'Ente Parco si è avvalso nella realizzazione dell'Orto Botanico di S. Colombo, e la volontà espressa di integrare conoscenze e

competenze per il perseguimento di un comune obiettivo: la conservazione della biodiversità.

 

Nella rete nazionale degli U.T.B. del Corpo Forestale dello Stato, la sede più idonea al trattamento dei semi delle piante rare del Parco è apparsa quella di Pieve Santo Stefano, struttura specializzata nel trattamento di semi, dai quali ottenere numerose piantine da destinare al Vivaio Forestale di Barisciano e allo stesso Orto Botanico dell'Ente Parco.

 

L'azione di conservazione ha già interessato specie significative come il rarissimo Limonio aquilano (Goniolimon italicum), specie che in tutto il mondo vive solo nelle conche interne del capoluogo abruzzese (Ofena, Capestrano e Ocre), la ginestra aquilana (Genista pulchella subsp. aquilana), recentemente scoperta e descritta dagli stessi ricercatori del C. R. F. A., della quale si contano pochi esemplari nel mondo ma tutti localizzati sul Passo delle Capannelle (TE), la piccola e delicata Pinguicula vulgaris subsp. vestina, pianta insettivora endemica di alcune località abruzzesi, i cui semi sono piccoli come granelli di sabbia.

 

In tal modo si sta costituendo nel Parco Gran Sasso Laga un prezioso "serbatoio di biodiversità", da cui si potrà attingere nella malaugurata, ma non così remota, ipotesi di perdita definitiva di popolazioni naturali. Un piccolo successo per l'uomo, un grande successo per la biodiversità.

 

Un “serbatoio di biodiversità” nel Parco Gran Sasso – Laga
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