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La tutela dei carnivori e le sinergie istituzionali

(Guardiagrele, 29 Apr 13) Come spesso accade, a seguito di decessi di lupi e orsi rilevati in ambienti urbani o antropizzati, parte dell'opinione pubblica e della stampa si interroga sullo stato di conservazione dei carnivori protetti, simbolo dell'Abruzzo e delle montagne dei nostri Parchi.
Ciò che purtroppo giunge ai nostri occhi però, spesso non è altro che una parte di un fenomeno, un indicatore che può farci rilevare una criticità o un rischio per la nostra fauna protetta; nonostante le tecniche di monitoraggio si vadano affinando moltissimo negli ultimi anni, la comprensione delle cause di mortalità delle specie selvatiche è stata sempre un argomento di grande complessità. Il Parco Nazionale della Majella, con l'esperienza del Progetto Life Wolfnet, di cui è capofila, e che vede coinvolti altri Parchi (Pollino e Foreste Casentinesi), la Provincia dell'Aquila, il Centro Nazionale di Medicina Forense Veterinaria e Legambiente, sta cercando proprio in questi anni di sperimentare buone pratiche sia nell'ambito del monitoraggio a fini gestionali, sia sotto il profilo prettamente operativo, per migliorare la tutela del lupo.
A seguito dell'applicazione di radiocollari GPS su individui di lupo che vivono sul Monte Morrone, si era da tempo individuata un'interazione critica tra questi animali protetti e numerosi cani vaganti che gravitavano nella Valle Peligna. E proprio grazie alla disponibilità ed alla collaborazione con i Servizi Veterinari della ASL di Sulmona, nonché dei Comuni di Pacentro, Sulmona e Pratola Peligna, si è riusciti ad avviare un programma straordinario di censimento dei cani vaganti e di catture finalizzate alla riduzione del fenomeno del randagismo e conseguentemente alle interazioni critiche con il lupo. A fronte dell'attuale "emergenza cimurro", riportata in questi giorni proprio sui giornali, questa collaborazione ha consentito di mettere in atto misure di prevenzione importanti: nei giorni scorsi, proprio grazie alle attività di cattura e di monitoraggio sanitario svolte congiuntamente da Parco e ASL, si è riusciti a catturare diversi cani randagi e, su uno di questi, con l'intervento degli esperti di malattie infettive dell'Università di Medicina Veterinaria di Teramo, a rilevare precocemente il virus del Cimurro anche in questa zona.
Afferma il Presidente del Parco, Franco Iezzi "Questi sono esempi di sinergia istituzionale che vanno replicati e consolidati su larga scala. La protezione della fauna non può prescindere da competenze multidisciplinari e dal coinvolgimento dei diversi enti competenti". I nostri animali si spingono ben oltre i confini delle aree protette, ma soprattutto la loro tutela è legata a temi ed aspetti che vanno ben oltre le competenze dei Parchi. Il caso del Cimurro è un esempio di come le competenze che riguardano la conservazione della fauna non possano esprimersi adeguatamente se non mediante una stretta collaborazione operativa con le autorità e gli organi competenti in sanità pubblica. "Ma è così anche in altri casi", prosegue Iezzi, "prima fra tutti la questione della tutela dell'Orso. Alcuni degli aspetti critici infatti di gestione di questa specie risiede nella gestione agro-zootecnica e venatoria, per cui è chiaro che i Parchi, da soli non possono portare a compimento le azioni di conservazione. Bisogna cercare una sinergia concreta tra la programmazione delle aree protette e la Pianificazione delle attività rurali, di competenza regionale. Anche l'ultima, triste morte dell'Orso di Tornimparte conferma questa necessità. I Parchi devono dialogare maggiormente con gli enti gestori dei territori non protetti, con gli enti gestori delle strade, con le forze di sorveglianza. Solo in questo modo assicureremo al lupo e all'orso un ambiente favorevole alla loro esistenza e alla coesistenza con l'uomo".
La tutela dei carnivori e le sinergie istituzionali
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