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L’archeologia svelerà i segreti della cesoia di Malesco

(Vogogna, 28 Ott 21) L'Ecomuseo di Malesco conserva preziosi reperti rinvenuti nelle antiche necropoli di Craveggia: corredi funerari composti da oggetti realizzati in argilla, vetro e metallo. Tra questi vi è una cesoia in ferro rinvenuta nella tomba denominata 34.

Le cesoie nei primi secoli dopo Cristo venivano utilizzate come le più recenti forbici ed è sorprendente come, dopo due millenni, questi strumenti siano restati sostanzialmente identici a quelli usati oggi.

Alle antiche cesoie sono stati attribuiti svariati impieghi: taglio dei tessuti, tolettatura, potatura e tosatura.

L'Università degli studi di Padova - Dipartimento Dei Beni Culturali sta effettuando uno studio volto a valutare l'efficacia funzionale di questi utensili; tale progetto si propone di effettuare un rilievo tridimensionale ad alta definizione di alcuni esemplari tra cui, appunto, la cesoia custodita a Malesco. I rilievi ottenuti serviranno da base per la riproduzione dei manufatti da parte di un esperto artigiano e le riproduzioni così ottenute saranno impiegate per prove sperimentali volte alla definizione dell'efficacia dei singoli strumenti per i diversi usi.

Proprio in questi giorni è avvenuto lo studio del reperto di Malesco a cura del dott. Fabio Spagiari e della dott.ssa Emanuela Faresin che, oltre alla scansione 3D, hanno effettuato fotografie tramite microscopio digitale, secondo metodi non invasivi, al fine di indagare le possibili tracce d'usura, utili tramite il confronto con le riproduzioni per identificare le funzioni di tali strumenti in antico.

In attesa di conoscere gli sviluppi del progetto vi proponiamo un breve video della giornata.

https://www.facebook.com/PNVG.Wilderness/videos/411371993926446/

 
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