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Atti del Convegno
  Convegno “Sport & Turismo…a spasso con l’Educazione Ambientale”

Il Turismo di scoperta

Il titolo con cui viene presentata questa relazione dà la tentazione di fare qualche premessa o forse qualche precisazione. Cerco di rinunciarvi nella speranza che l’esposizione che andrò facendo serva a chiarire e a illustrarne il senso.

Di fronte alla prorompente crescita dell’attività turistica, crescita che interessa non solo il nostro paese (sia sul fronte della domanda che dell’offerta) ma tutto il mondo e contemporaneamente alle preoccupazioni che ne derivano soprattutto in ordine al consumo delle risorse ed allo scadere della qualità in rapporto con la crescita della quantità degli attori, si va diffondendo la necessità o forse solo l’opportunità di accompagnare il termine turismo con aggettivazioni e specificazioni intese a precisarne le finalità, i contenuti, le intenzioni e/o i limiti.

Abbiamo così il turismo culturale, il turismo di salute, il turismo congressuale, il turismo balneare, il turismo termale ecc. fino al turismo del sesso e/o dedicato ad altre attività o finalità più o meno nobili.

Questa necessità di specificazione a mio avviso tradisce più preoccupazione: una legata alla comunicazione di carattere commerciale che ne accresce e ne precisa l’appetibilità e la finalizzazione, un’altra che denota il limite del contenuto della proposta e quindi l’incapacità di intendere il vero senso del fare turismo, un’altra ancora che denuncia la mancanza di una cultura del turismo e quindi della conoscenza delle sue capacità e delle sue possibili conseguenze attive e passive e così via.

Tengo a precisare che la aggettivazione che è stata posta al titolo della mia comunicazione non è stata fatta con questi intendimenti ma come provocazione alla lettura del turismo quale fenomeno complesso che offre occasioni e possibilità ma che si pone anche con limiti e con responsabilità.

Potrebbe persino essere lecito chiedersi se il titolo sia pertinente o non pleonastico se ci si pone la domanda sul perché si faccia turismo inteso come attività dell’uomo rivolta ad una finalità e connessa alla mobilità, nella sfera delle curiosità o del desiderio di conoscere, di
andare oltre, di visitare, di incontrare, di capire che appartiene alla connotazione specifica
ed esclusiva dell’uomo in quanto essere pensante e raziocinante e capace quindi di programmare e di scegliere.

Da sempre la capacità dell’uomo di muoversi con una intenzione connessa sia alla scelta che alla necessità, si è espressa e si è concretata nella scoperta di qualcuno o di qualcosa o di qualche diversità riconosciuta.

Fuori dello stato di necessità o della voglia di conoscere o di conquistare la mobilità si è spesso espressa come un modo per estendere la propria presenza e per verificare le proprie intuizioni o le proprie conoscenze e/o per colmare la propria ignoranza all’insegna di una curiosità che è tipica dell’essenza umana.

In questa logica il fare turismo nelle sue varie forme, da quello dei primi grandi viaggiatori a quello dei protagonisti del Gran Tour ai più recenti attori del turismo dei grandi numeri, si pone come risposta ad un istintivo bisogno di andar oltre e di scoprire.

La domanda che si pone è in ordine quindi non tanto e non solo al perché, ma anche al cosa ed al come. L’analisi del turismo sotto questo diverso punto di vista consente di fare delle considerazioni e di trarre delle indicazioni che mi sembrano particolarmente significative in relazione alla utilità di fare turismo e alle condizioni che rendono tale attività non solo proficua ma legittima, alle implicazioni che ne derivano per il turista, per chi lo ospita, per le reciproche disponibilità e sensibilità.

Sono sempre stato convinto – e ora più che mai – che la vera essenza del fare turismo che ne costituisce il contenuto insostituibile stia nell’incontro con gli altri uomini e con le presenze delle altre culture che stabilisce un rapporto mediato con gli altri attraverso le cose, le presenze, le creazioni, i frutti e le espressioni delle loro presenze e del loro pensiero (Il pensiero è il prodotto essenziale e insostituibile dell’uomo).

Ma tale incontro proprio perché coinvolge una partecipazione degli attori che sono al tempo stesso unici e irripetibili e analoghi o simili esige una disponibilità, una preparazione, una educazione ed una formazione. E’ questo a mio avviso quanto manca nella massa dei protagonisti del fenomeno turistico che si limita per lo più ad una presenza di tipo superficiale (tocca e fuggi) ad una visita che si ferma alle esteriorità, allo scambio di servizi per lo più rivolti a rispondere a necessità utilitaristiche.

Affermo con piena convinzione che questo non è fare turismo: è solo viaggiare con l’intento di attuare il proprio grado di mobilità di gestire e di imporre la propria presenza in altri luoghi, di appagare ambizioni e desideri senza acquisire né una crescita dei propri valori intrinseci né di apportare o ricevere messaggi con contenuti che vadano al di là delle pure apparenze.

Che questa mobilità con tutte le sue implicazioni e con la necessità di servizi e di attrezzature che comporta rappresenti un grande fenomeno economico e coinvolga interessi di grande portata è tanto vero quanto è vero che nei modi come si svolge
rappresenta una doppia ragione di spreco nel consumo delle risorse sia dalla parte dell’offerta che da quello della domanda e nella perdita delle occasioni di arricchimento che questa mobilità, se vissuta pienamente e responsabilmente, avrebbe potuto fornire e rappresentare. La condizione per evitare questo doppio spreco e per rendere proficua sul piano della crescita individuale e collettiva l’attività turistica sta proprio nel segreto di darle un senso totale e finalizzato alla scoperta.

Una scoperta che investe tutto e tutti.

Prima di tutto sé stessi: una attenta e disincantata analisi delle reazioni, dei comportamenti, delle evoluzioni che comporta l’andare o l’essere in un luogo o in una comunità diversa consentono al di là del superamento dei timori, dei disagi, delle esaltazioni e degli entusiasmi di valutarsi e di confrontarsi con una nuova presa di coscienza dei desideri, degli interessi, delle sapienze e delle ignoranze, dei modi di sentire e di capire, delle capacità di comprendere e di comunicare.

In altre parole pongono in evidenza le proprie identità e la capacità di essere parte di una comunità diversa o in evoluzione verso cui aprirsi e con cui comunicare nel senso più pieno di partecipazione alla diversità nel rispetto di una totale pariteticità di diritti e doveri.

A questa scoperta di sé stessi che l’incontro non solo promuove ma esige fa riscontro un’apertura a comprendere, a capire, a cogliere in termini di autenticità tutto ciò che si incontra e di cui si attua così la vera scoperta intesa etimologicamente come rimozione della copertura e superamento delle apparenze per cogliere i contenuti profondi per assimilarne le essenze e comprendere il messaggio decifrandone i segni.

Il turismo viene così vissuto come un processo di acquisizione di cognizioni e di consapevolezze che non solo ne giustificano e ne legittimano l’attività ma ne impreziosiscono la finalità rendendo i turisti compartecipi della ricchezza del patrimonio degli oggetti di visita e della tutela delle loro integrità.

Questo tipo di atteggiamento reciproco del turista e dell’ospite che si concreta nella comune attenzione alle presenze culturali e ambientali che costituiscono il tessuto del luogo dell’incontro esige una preparazione ed una disponibilità da ambo le parti che si attuano solo con una preparazione fatta di educazione e di formazione delle sensibilità e delle capacità nella consapevolezza dei propri valori e dei propri limiti.

In assenza di queste condizioni l’incontro degenera in una scontro che se anche non è deflagrante è connotato solo da perdite dell’una e dell’altra parte. La scoperta diviene allora violazione anziché mezzo di comunione e di intesa e la connotazione del rapporto si esprime come tentativo di appropriazione o di prevaricazione. E’ questa la forma per cui il turismo esprime il peggio di sé stesso facendo rivivere modi e momenti tipici di una colonizzazione che se riteniamo non più attuale continuiamo a svolgere in modo più subdolo ma con conseguenze non meno tragiche.

La trasformazione non solo dei territori e degli ambienti ma delle comunità e delle popolazioni sotto l’impatto di un turismo selvaggio, prepotente, invasivo e ricco di proposte tanto tentanti quanto corrompenti sono davanti a noi e appartengono alla storia di luoghi vicini e lontani e di popolazioni diverse più o meno prossime a noi, in tempi più o meno recenti fino all’attualità.

Le leggi, i vincoli, le tutele si sono dimostrate inefficaci e comunque insufficienti a contenere questi fenomeni la cui invasività è andata crescendo anche perché la capacità di
imporle e di farle rispettare è diversa per i poteri forti e per le entità deboli, per le comunità ricche e per quelle povere che sono condannate a soccombere anche perché meno disposte e meno preparate a resistere ai miraggi delle promesse di sviluppo e di benessere che i modelli più rozzi sanno proporre con i mezzi più persuasivi.

Questo lungo discorso ho fatto per cercare di proporre alla coscienza di ognuno di noi, assai più che all’attenzione il significato di un turismo di qualità che si ponga traguardi qualificativi e che si proponga come vera scoperta non solo dei luoghi ma degli uomini, delle loro ricchezze e delle loro civiltà ovunque si trovino e senza preconcette e gratuite scale di valori fatte a nostro uso e consumo.

Dalla cultura dei monumenti dobbiamo sapere passare alla cultura delle espressioni globali di civiltà e di umanità, nel rispetto totale del loro significato e con la determinazione di saperne integrare e comprendere anche i segni minori e le interrelazioni più complesse.

Fare turismo in questo universo impone un atteggiamento di attenzione e di vigilanza per cogliere le espressioni, per scoprirne le presenze, per trarne gli insegnamenti.

Così il turismo si connota del valore di scoperta delle identità e delle autenticità e come attività di formazione e di crescita dell’individuo nelle comunità.

Concluderei parafrasando il titolo nel senso che il vero turismo di scoperta sta nella scoperta del turismo come momento e modo di educazione ai veri significati di incontrarsi e di comunicare come partecipanti a pieno titolo all’avventura dell’umanità.

Francesco Cetti Serbelloni - Esperto di turismo – Consigliere T.C.I.