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Riserva integrale del Pedum: 40 anni di storia

Dalle riserve demaniali ai serbatoi di carbonio: nuove prospettive nella gestione del patrimonio forestale

(25 Gennaio 2008) Ampio consenso e successo hanno avuto le iniziative (18 e 19 gennaio) promosse dal Parco Nazionale della Val Grande, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, il CAI e il patrocinio del comune di Verbania per ricordare i quarant'anni della Riserva Naturale Integrale del Pedum.

Questa particolare celebrazione è stata l'occasione per un convegno di studio sull'evoluzione e sulle prospettive future degli strumenti di tutela del patrimonio boschivo e naturale del nostro Paese, e specificamente del ruolo delle foreste demaniali, entro scenari che cambiano soprattutto in ragione degli effetti delle mutazioni climatiche. Il convegno vero e proprio, svoltosi sabato 19 gennaio a Villa Giulia (Verbania Pallanza), è stato preceduto venerdì da una affollatissima serata presso l'Istituto Cobianchi in cui si è ripercorsa la storia della Riserva Integrale e delle ascensioni al Pedum, con interventi del CAI Verbano riguardo al rapporto tra escursionismo e tutela ambientale, e con i contributi di guide alpine e guide del Parco, accompagnati dalla proiezione di diapositive e filmati. Sabato mattina, dopo i saluti delle autorità, tra cui il Presidente del Parco Alberto Actis, il Presidente della Comunità del Parco Aldo Brocca, il Presidente della Provincia Paolo Ravaioli e l'Onorevole Marco Zacchera, e l'introduzione del Direttore del Parco Tullio Bagnati, è stata la volta dei relatori: il giornalista e scrittore Teresio Valsesia ha raccontato la nascita della prima riserva naturale integrale dell'arco alpino, mentre il Prof. Luigi Zanzi dell'Università di Pavia ha effettuato un'interessante analisi sulla storia del rapporto tra uomo e foresta, con particolare attenzione alla diversa percezione dello spazio che si ha all'interno e all'esterno della foresta, considerando anche la contrapposizione tra l'ambiente boscato e la radura. Il convegno è proseuito con l'intervento del Colonnello Massimo Mattioli (coordinatore CTA del Corpo Forestale dello Stato) che ha ripercorso la storia della gestione delle foreste demaniali, con il passaggio dall'A.S.F.D. (Azienda di Stato per le Foreste Demaniali) agli Uffici Territoriali per la Biodiversità. Cristina Movalli (responsabile dell'Ufficio Conservazione della Natura del Parco Nazionale Val Grande) ha presentato i risultati degli studi effettuati nell'ambito del Progetto "Concetto di paesaggio transfrontaliero protetto da promuovere e valorizzare", finanziato con fondi europei del Programma Interreg IIIA Italia - Svizzera 2000-2006: in particolare il rapporto tra biodiversità e boschi gestiti e non gestiti, valutato tramite lo studio della comunità ornitica, che si è rivelata più ricca di specie nei boschi non gestiti, soprattutto per quanto riguarda l'ambiente di faggeta. Il Prof. Carlo Andreis dell'Università di Milano ha esposto la situazione del Parco Nazionale Val Grande nell'ambito del progetto "Boschi vetusti nei parchi nazionali d'Italia", specificando l'assenza di questo stadio vegetazionale nel Parco a causa dello sfruttamento intensivo da parte dell'uomo terminato solo 50 anni fa, ma al contempo sottolineando la vocazione territoriale del Parco per questo tipo di bosco, facilmente desumibile dalla presenza di vari esemplari di alberi monumentali: è quindi altamente probabile uno sviluppo in tal senso nelle prossime decine di anni (si parla di circa due secoli), considerando le dinamiche della wilderness cosiddetta "di ritorno", caratteristica del Parco. Enrico Pompei, dell'Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato, ha presentato l'inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio, sottolineando la grande importanza che queste hanno in relazione al protocollo di Kyoto e alla concentrazione atmosferica di CO2. Michela Rogora del CNR - Istituto per lo Studio degli Ecosistemi di Verbania, ha esposto i risultati del Progetto CONECOFOR e delle ricerche nel Parco Nazionale Val Grande, riguardanti gli impatti delle deposizioni di azoto sulle foreste. In conclusione Danilo De Vigili ha illustrato i benefici delle imprese che riducono le emissioni di CO2 attraverso azioni di sostenibilità ambientale (ad es. utilizzo di fonti rinnovabili) in coerenza con i sempre più severi obblighi di Legge derivanti dal Protocollo di Kioto e talvolta a favore proprio delle aree protette. Alcune aziende, ad esempio, oltre ad utilizzare energia verde e ad applicare tecnologie per la riduzione delle dispersioni termiche, stanno finanziando Enti Parco per interventi di riqualificazione forestale o di piantumazione.

A conclusione del convegno il Prefetto del VCO, dr Domenico Cuttaia, in modo toccante ed incisivo ha riconosciuto al Parco un fondamentale ruolo di "sensibilizzatore", richiamando un argomento ormai considerato obsoleto anche dalla scuola tanto che la materia è stata soppressa: l'educazione civica. Educazione al prossimo che formerebbe uomini capaci di portare la politica a considerare e a prendere decisioni che nell'immediato non porterebbero consensi e voti; decisioni positive la cui validità emergerà a distanza di parecchi anni con ricadute benefiche su chi verrà e che noi non potremo vedere. Questo concetto di amore verso il prossimo, oggi dimenticato, ci aiuta a capire perché "le scelte dei padri ricadranno sui loro figli". Una corretta gestione del patrimonio naturale, come il ciclo del bosco vetusto, abbisogna di 200 anni per assestarsi in modo adeguato e rispondere alle scelte precedenti. Il Presidente del Parco Alberto Actis ha espresso con grande convinzione che è "con questo spirito che lavora il connubio Amministrazione-Scienza e che il Parco ha intrapreso questa strada e non vuole più rinunciarvi".

 



Fonte: La Stampa

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