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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 500,00
  • Regioni: Lombardia
  • Province: Cremona
  • Comuni: Gerre Dè Caprioli
  • Provv.ti istitutivi: DGR n. 44588 30/07/1999

 

 

Il Paesaggio della Riserva

L'attuale assetto geomorfologico dell'area in esame è il risultato dell'effetto combinato di alterne vicende climatiche di varia intensità che si sono imposti negli ultimi millenni ed hanno direttamente interagito sulla rete idrografica.
L'assetto geologico è caratterizzato dalla struttura del bacino di avanfossa padano (Alpine Homocline), caratterizzata da potenti sequenze di sedimenti marini ed alluvionali soggetti a significativi fenomeni di subsidenza: in genere i sedimenti più grossolani (le ghiaie e le sabbie dei canali d'alveo e delle aree immediatamente limitrofe), man mano che si consolidano, anche per effetto del peso, relativo al continuo apporto sedimentario, sono soggetti ad un minor schiacciamento rispetto a quelli limoso-argillosi delle zone interfluviali.
In superficie la conformazione del rilievo acquista un andamento leggermente ondulato in corrispondenza dei corsi d'acqua, e dei paleoalvei e aree vallive, depresse e più o meno ampie, nelle zone interfluviali. Nel tratto che interessa il Parco, il Po presenta un tracciato con una larghezza media di circa 250-300 metri.
Il canale principale del Fiume Po è limitato da importanti opere spondali che hanno ormai quasi completamente conseguito la loro funzione di stabilizzazione del tracciato planimetrico. Il Parco si sviluppa all'interno della fascia di meandreggiamento del Fiume Po. Gli argini artificiali costituiscono un limite fisico di separazione tra le zone morfologicamente attive (aree golenali) e quelle passive (aree extragolenali).
Le aree perifluviali sono caratterizzate da una dinamica evolutiva molto ridotta, riconducibile esclusivamente all'attività umana. Nel complesso il paesaggio delle aree perifluviali è profondamente condizionato dai secolari interventi di bonifica agraria, infrastrutturazione, insediamento e regimazione idraulica. Generalmente l'assetto del rilievo è caratterizzato da lievi depressioni nel piano campagna. Lungo tali drenaggi naturali sono impostate lanche terminali o relitte, oppure canali artificiali. La superficie del suolo è generalmente, in relazione agli inter venti di bonifica agraria succedutesi negli ultimi secoli, parcellizzata in appezzamenti di terreno regolari con andamento nastriforme, adattati per fettamente all'andamento del precedente tracciato fluviale. I dossi fluviali costituiscono strutture positive, rappresentate da lievi rilevati, convessi verso l'alto e sospesi di alcune decine di decimetri dal piano basale della pianura. Geometricamente presentano una forma elissoidale allungata e si sviluppano arealmente con superficie molto variabile, in relazione al corso d'acqua che li ha generati.
I dossi fluviali si distinguono dalle aree circostanti anche perla litologia del substrato sottostante il terreno agrario,mediamente più grossolana. Nel Parco è presente un unico sistema di dosso fluviale che contraddistingue il tracciato del Morbasco e le aree attigue.

I Boschetti e i Pioppeti

Invece di un mantello forestale esteso troviamo lembi di bosco sviluppatisi in terreni marginali, che si raccordano agli impianti arborei,sia di pioppi che di specie forestali.
Le specie principali sono quelle tipiche della Pianura Padana: la farnia (Quercus robur), l'olmo campestre (Ulmus minor) ed il salice bianco (Salix alba). Frequente anche una specie di origine americana, da secoli naturalizzata e comune in Italia settentrionale, la robinia (Robinia pseudoacacia).
Lo strato arbustivo è in genere ben sviluppato e ricco di specie, come il sambuco (Sambucus nigra) ed i rovi (Rubus caesius e Rubus ulmifolius). Nello strato erbaceo compaiono il favagello (Ranunculusficaria), l'attaccaveste (Galium aparine), e, in situazioni igrofile (cioè di maggiore umidità del suolo) varie carici e il campanellino estivo (Leucojum estivum).
Più contenute sono le fasce arboree-arbustive, non più profonde di qualche metro, che si sviluppano lungo le strade campestri gli argini e le rive dei corsi d'acqua. Le specie presenti sono le stesse dei boschetti, a cui si aggiungono pioppi (Populus sp.pl.), l'acero campestre (Acer campestre), il ciliegio (Prunus avium). Compaiono anche numerose specie naturalizzate, di origine colturale, come il noce (Juglas regia), il melo (Malus domestica), il gelso (Morus alba), oppure ornamentale, come il platano (Platanus hybrida) e l'americano acero negundo (Acer negundo). Lo strato arbustivo, che si sviluppa all'ombra delle specie maggiori,è costituito da prugnolo (Prunus spinosa), sanguinello (Cornus sanguinea), rovi e sambuco. Sono frequenti anche le specie lianose e rampicanti, a dare un aspetto "selvaggio" ed intricato a queste foreste in miniatura.
A livello del suolo la vegetazione presenta la graminacea Brachypodium sylvaticum, la viola (Viola odorata), l'erba maga (Circea lutetiana), una specie considerata rara nella Pianura Padana, che ha nel Parco una tra le stazioni più meridionali della provincia di Cremona.
La presenza invece di favagello, ortica (Urtica dioica) e parietaria (Parietaria officinalis), specie nitrofile, amanti dei suoli ricchi di azoto, indica aree disturbate dall'intervento umano.
Anche se non improntate ad una elevata naturalità, le condizioni di boschetti, filari e siepi del Parco sono suf ficientemente articolate per offrire condizioni di vita ideali per moltissime specie di uccelli.
La specie simbolo per gli ambienti boschivi potrebbe essere considerata il picchio rosso maggiore (Picoides major).Gli altri due picchi che si osservano nel Parco, in particolare lungo le rive boscate del Morbasco, sono: il picchio verde (Picus viridis) scava il nido, ma poi si ciba di insetti, specialmente formiche; il torcicollo (Jynx torquilla), un visitatore estivo, non è nemmeno in grado di scavare ed utilizza cavità esistenti, quasi esclusivamente in vecchi alberi da frutta e nidi artificiali. Le fasce boscate del parco attirano anche i predatori: quattro specie di rapaci diurni censite durante il periodo riproduttivo, anche se non confermate come nidificanti, sono legate infatti alle formazioni forestali, almeno per la costruzione del nido. Lo sparviero (Accipiter nisus), un cacciatore di piccoli uccelli, utilizza il bosco anche per la caccia, la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus) ed il lodolaio (Falco subbuteo).
Le zone più intricate nascondono il nido di molte specie di passeriformi: il piccolissimo scricciolo (Troglodytes troglodytes), il pettirosso (Erithacus rubecula), il merlo (Turdus merula), la capinera (Sylvia atricapilla) e il luì piccolo (Phylloscopus collybita).
Se allo sguardo distratto e lontano dell'automobilista le piantagioni di pioppi appaiono come boschi in piena regola, compatti e rigogliosi a chiudere l'orizzonte, basta addentrarcisi per notare subito come una caratteristica fondamentale delle cenosi boschive sia assente: la stratificazione delle specie vegetali. Anche per gli uccelli le pratiche colturali sul suolo del pioppeto impediscono l'insediamento di molte specie; tra le poche che riescono a nidificarci c'è il fagiano. Le poche specie presenti per costruire il nido utilizzano il tronco, come il picchio rosso maggiore, o le chiome, come l'ubiquitaria cornacchia grigia o il gufo comune (Asio otus).

I Corsi d'acqua

Se si esclude il Po, tutti i corpi d'acqua presenti nel Parco presentano le medesime condizioni ambientali: fondali fangosi e poco profondi (da mezzo ad un metro alla fine dell'estate) e corrente debole o nulla, condizioni che favoriscono una vegetazione acquatica relativamente ricca. Dove non c'è corrente in superficie si formano fitti tappeti di lenticchia d'acqua (Lemna gibba e L.minor). La fitta vegetazione delle rive del Po, del Morbasco e del Cavo Morta nasconde il nido del germano reale (Anas platyrinchos); negli stessi luoghi vive e si riproduce la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), un rallide dalle lunghe dita, con cui cammina sulla vegetazione gallegiante. Un'altra specie che potrebbe insediarsi nel Parco è il cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), una specie in espansione in pianura, che sia adatta a zone umide artificiali quali risaie, bacini di decantazione di zuccherifici e porcilaie, campi allagati. Nelle alte erbe che coprono le sponde nidificano la cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris) e l'usignolo di fiume (Cettiacetti) dal canto esplosivo.

Gli Incolti umidi

Nelle situazioni a maggior grado di umidità del suolo le specie dominanti sono le carici; questa tipologia vegetazionale, che prende il nome di cariceto si riscontra raramente per l'intero corso cremonese del fiume Po. Vi compaiono specie di elevato interesse botanico come il campanellino estivo (Leucojum aestivum), specie protetta di cui è vietata la raccolta anche di un solo esemplare. Ancora agli inizi degli anni novanta era numeroso nel Parco, in un prato umido torboso la cui estensione è stata progressivamente erosa da operazioni di deposito inerti e bonifica.
Oggi ne sopravvivono ancora diversi cespi. Le specie di uccelli che scelgono cariceti ed incolti umidi non sono molte; le due più caratteristiche sono il beccamoschino (Cisticola juncidis), un piccolo passeriforme palustre che segnala il suo territorio con un volo ondulato in cui ad ogni onda corrisponde una brevissima nota, e la cutrettola (Motacilla flava), piuttosto comune in tutte le cenosi erbacee. Potenzialmente questi ambienti potrebbero ospitare altre specie interessanti, ad esempio il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus), presente ma non nidificante, o l'albanella minore (Circus pygarcus), un grande rapace che si riproduce in alcune aree umide lungo il Po, e che in cariceti più estesi e indisturbati di quelli presenti nel Parco potrebbe eleggere la sua dimora.
Lungo il Po, dove sono presenti opere di protezione spondale domina, spesso in formazioni pure, che escludono altre specie, il luppolo asiatico (Humulus scandens), una specie invadente in netta espansione.

I Greti

Gli ampi greti ghiaiosi e sabbiosi al margine del corso del Po, periodicamente inondati dalla corrente, ospitano popolamenti vegetali pionieri effimeri, in quanto il continuo rimaneggiamento del suolo da parte delle piene impedisce l'affermarsi di comunità stabili.
Si tratta di vegetazione rada, poco variata, con specie annuali dal ciclo vegetativo breve, in prevalenze igronitrofile, cioè legate a suoli umidi e ricchi di sostanze azotate. Dove il suolo è ghiaioso, l'elevata permeabilità determina in estate condizioni di estrema aridità, anche se la falda acquifera è appena a pochi decimetri di profondità. In queste situazioni compaiono specie xerofile.
Indicatrici del disturbo a cui le piene sottopongono continuamente il greto sono un gruppo di specie ad ampia valenza ecologica od alloctone. Meritevole di segnalazione la specie Bidens cernua, rara nella pianura Padana e osservabile nel Parco alla foce del Morbasco.
Quando parti del greto risultano meno esposte all'impeto delle piene si dovrebbe assistere all'insediamento di salici arbustivi, in grado di consolidare i suoli e avviare una stabilizzazione della vegetazione. I greti sabbiosi o ghiaiosi lungo il Po erano fino a non molti anni fa terreno di nidificazione di moltissime coppie di caradriformi. L'accesso ai greti da parte di automezzi e la predazione esercitata da cani, corvidi e gabbiani reali sta causando la diminuzione delle colonie e delle coppie nidificanti di queste specie. Il gabbiano reale (Larus cachinnans) ha colonizzato le rive sabbiose e la base delle scarpate a margine del Po.

Gli Argini

Argine maestro e argini golenali ospitano una ricca vegetazione di tipo prativo lungo le scarpate, i ripiani intermedi e il piano culminale degli stessi,che grazie al regolare sfalcio delle superfici, unito all'assenza di concimazione, presenta caratteristiche tipiche di prati stabili magri, con numerose specie rare ed interessanti.
Mentre alcune specie sono comuni durante l'intera stagione vegetativa, come Salvia pratensis, Agropyron repens, Galium mollugo, si osservano poi aspetti differenziati in base alle stagioni: in primavera dominano le graminacee. L'estrema variabilità del suolo, che permette di riscontrare situazioni umide con Solidago gigantea e Stachys palustris adiacenti a stazioni marcatamente aride con Ononis spinosa, Eryngium campestre, Arenaria serpillifolia, determina una notevole ricchezza floristica, tanto che circa il 40% della flora del Parco vegeta sugli argini. Tra gli elementi più impor tanti ricordiamo l'orchidea Orchis purpurea, specie protetta e rarissima in pianura. Altre specie rare per la pianura sono Festuca rubra, Bromus inermis, Carex tomentosa, Ajuga genevensis e Potentilla recta.
La ricchezza di specie di questi ambienti è preservata dallo sfalcio periodico, che preclude l'evoluzione verso cenosi arbustive e poi boschive, come è possibile osservare in alcuni punti dove vegetano formazioni con biancospino (Crataegus monogyna), prugnolo, robinia e farnia.
Anche dal punto di vista avifaunistico i prati golenali ed arginali si rivelano estremamente interessanti ed importanti,ospitando una serie di specie un tempo tipiche della campagna tradizionale, quella in cui a prati stabili e campi di cereali si alternava un tessuto arboreo fatto di siepi,filari di gelsi, viti maritate. Tipiche degli aspetti ambientali più aperti sono l'allodola (Alauda ar vensis) e la cappellaccia (Galerida cristata), passeriformi che nidificano al suolo. Lo stesso habitat occupano il fagiano, specie che si adatta facilmente a molti ambienti agresti, e la quaglia (Coturnix coturrnix), più esigente e non ancora accertata come nidificante.
Dove sono presenti cespuglieti a prugnolo e biancospino si insediano alcune specie che costruiscono il nido tra i rami spinosi, al riparo dei predatori, per poi cacciare insetti tra le erbe: la sterpazzola (Sylvia communis), l'averla piccola (Lanius collurio), un piccolo predatore mascherato di ortotteri (grilli e cavallette) e coleotteri, ormai in grave rarefazione per la scomparsa dei suoi ambienti preferiti; il saltimpalo (Saxicola torquata), un piccolo uccello colorato che caccia facendo la posta dalla cima di paletti o dal ramo più alto di rovi, rose canine e bassi cespugli.

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