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Documento di intesa Federparchi - Organizzazioni Professionali Agricole


Le Organizzazioni Professionali Agricole (Confederazione Italiana Agricoltori, Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, Confederazione Generale Agricoltura Italiana) e la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali con il presente accordo di collaborazione intendono contribuire innanzitutto ad eliminare i motivi che hanno generato i contrasti e l'opposizione che in molti casi hanno contrassegnato l'atteggiamento degli agricoltori nei confronti dell'istituzione delle aree protette e le difficoltà ancora esistenti da parte di alcuni parchi nel riuscire a coniugare ed a integrare appieno le attività agricole con le azioni di conservazione e di valorizzazione dell'ambiente naturale.

La volontà di collaborazione tra le Organizzazioni Professionali Agricole e la Federazione dei Parchi e delle Riserve Naturali è tesa ad aprire una fase nuova nel rapporto tra agricoltura ed aree protette ed è fondata sul riconoscimento dell'importanza dell'agricoltura condotta in forme sostenibili come fattore di arricchimento e di diversità biologica e dei parchi come entità utili a garantire la conservazione dell'ambiente naturale, dei prodotti tipici, delle attività più tradizionali e la permanenza umana nel territorio rurale.

L'agricoltura ha oggi un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell'ambiente, delle risorse naturali e per il mantenimento della biodiversità di cui è così ricca l'Italia. La nuova politica comunitaria, delineata in Agenda 2000, riconosce finalmente all'agricoltura una sua intrinseca multifunzionalità e la considera un'attività che esplica anche un ruolo ambientale, culturale e di servizio.

In questo quadro le aree protette debbono diventare luoghi di eccellenza dove sperimentare nuove e più avanzate forme di politica agro-ambientale con particolare riguardo alla diminuzione degli input, alla tipicizzazione dei prodotti ed alla stessa conservazione del paesaggio, nonché per garantire la permanenza e l'ammodernamento strutturale delle aziende agricole. Soprattutto nelle aree protette collocate in zone di montagna e/o svantaggiate l'attività agricola, condotta con metodi tradizionali, rappresenta un elemento indispensabile per mantenere vivo il tessuto sociale, economico e storico-culturale delle stesse comunità umane insediate.

Nel contesto della nuova politica agricola comunitaria e del suo recepimento, a scala nazionale e regionale, nelle aree protette possono essere individuati strumenti specifici di intervento volti a favorire l'esercizio di forme di agricoltura a minore impatto ambientale fortemente ancorate al contesto territoriale di riferimento.

Elemento basilare per sostenere queste azioni deve essere l'individuazione di aree preferenziali, imperniate sui parchi e le aree ad essi contigue, dove concentrare l'applicazione di singole misure agro-ambientali.

Affinché tali nuove misure, finalizzate allo sviluppo di corrette politiche rurali, abbiano successo occorre garantirne la coerenza con gli obiettivi generali di gestione ambientale delle aree protette oltreché essere di reale sostegno all'imprenditoria agricola presente.

In questo quadro è anche fondamentale un forte coinvolgimento degli agricoltori nelle scelte connesse alla predisposizione dei Piani dei Parchi e dei Piani pluriennali di sviluppo socio-economico.
Per questo l'elaborazione concreta dei piani operativi per l'utilizzo dei fondi strutturali, compreso lo sviluppo rurale, deve coinvolgere fin dalle fasi iniziali tanto gli organi di gestione delle aree protette quanto le associazioni agricole.
In particolare, le nuove misure agro-ambientali devono prevedere il coinvolgimento degli agricoltori nei programmi di gestione e conservazione ambientale delle aree protette e l'attuazione di specifiche iniziative di formazione e di informazione a loro dirette.
Considerando poi la difficoltà produttiva dell'agricoltura presente in molte aree protette ed il suo fondamentale ruolo per il mantenimento degli assetti ambientali, è auspicabile che le specifiche misure inerenti le aree protette siano accompagnate da azioni riguardanti attività integrative a partire da quelle agrituristiche.

Le aree protette, ed in particolare quelle di grande estensione territoriale, possono costituire gli ambiti più appropriati per la messa in atto dei piani di sviluppo rurale anche a carattere interregionale (POM).

In Italia, più che in ogni altro paese europeo, l'interazione tra agricoltura e territorio ha modellato nel tempo paesaggi dalle qualità estetiche e culturali eccezionali che conservano importanti biodiversità nonché produzioni tipiche agricole ed alimentari caratteristiche che rappresentano alcune tra le ricchezze principali per il futuro e per la crescita dell'intero paese.
In questi luoghi, la maggior parte dei quali è oggi compresa all'interno delle aree naturali protette, sviluppo dell'agricoltura ecosostenibile e conservazione ambientale non sono in contrapposizione tra loro ma complementari.

Agenda 2000, nel considerare un nuovo modello europeo di agricoltura, riconosce in modo ormai compiuto al settore agricolo l'essenziale funzione ambientale che gli deriva dall'essere una importante forma d'uso del territorio, creando nuove opportunità occupazionali, attraverso tecniche di produzione poco impattanti in termini ambientali e la promozione della multifunzionalità.

Per queste ragioni la Confederazione Italiana Agricoltori, la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, la CONFAGRICOLTURA - Confederazione Generale Agricoltura Italiana e la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali convengono sull'opportunità che:

  1. i futuri programmi operativi per l'attuazione dei fondi strutturali 2000-2006, relativamente alle azioni di sviluppo rurale, valorizzino le aree naturali protette come luoghi vocati alla attuazione delle misure agro-ambientali;
  2. nel redigere i piani di sviluppo territoriali venga sviluppato il metodo della concertazione con le parti sociali ed in particolare con le associazioni agricole;
  3. nella predisposizione dei criteri e dei regolamenti di gestione dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale siano considerate attentamente le attività agricole presenti, per garantirne il mantenimento ed il sostegno mediante indennità compensative e agevolazioni per gli investimenti, evitando ogni ulteriore appesantimento burocratico e normativo per le stesse;
  4. siano individuate le opportune condizioni affinché, nell'imposizione fiscale e relativamente alla previdenza, vengano previste agevolazioni a favore delle imprese agricole ubicate nel territorio delle aree protette;
  5. in ogni Parco e Riserva, aderente alla Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, si costituiscano tavoli permanenti tra gli organi di gestione delle aree protette e le rappresentanze degli agricoltori per operare una informazione ed un confronto costanti in merito alle politiche di gestione delle stesse aree protette ed in particolare delle politiche agricole in corso di realizzazione;
  6. presso il Ministero dell'Ambiente si costituisca un tavolo permanente di confronto e di informazione per le problematiche agricole presenti nelle aree protette, che riunisca le Associazioni Agricole Nazionali e la Federazione Italiana dei Parchi e sia finalizzato anche alla corretta attuazione della politica per i fondi strutturali in sede nazionale nonché per il monitoraggio delle misure agro - ambientali attivate per i Parchi Naturali;
  7. in ogni Regione si costituiscano tavoli permanenti di confronto e di informazione che riuniscano le associazioni agricole regionali delle aree protette. Essi devono essere finalizzati anche a sviluppare il confronto circa il recepimento in sede regionale dei nuovi regolamenti comunitari ed a discutere preventivamente i contenuti dei programmi regionali di sviluppo rurale;
  8. in ogni area protetta l'Ente di gestione e le Organizzazioni Agricole si attivino per favorire la crescita dei servizi di tipo ambientale forniti dalle aziende agricole ed il mantenimento o l'introduzione di tecniche agricole rispettose dell'ambiente naturale anche attraverso il pieno utilizzo degli incentivi finanziari comunitari, nazionali, regionali e, compatibilmente con le proprie risorse, degli Enti Parco;
  9. in presenza di consistenti danni alle colture agricole da parte della fauna selvatica del parco vengano predisposte ed attivate incisive misure per limitare tali danni ricorrendo ad azioni di controllo e di contenimento numerico della fauna selvatica presente.