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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Parco Naturale Regionale Porto Venere:
    • Superficie a terra (ha): 275,00
    • Superficie a mare (ha): 131,00
    • Area contigua (ha): 38,00
    • Regioni: Liguria
    • Province: La Spezia
    • Comuni: Porto Venere
    • Provv.ti istitutivi: LR 30/2001 3/09/2001
    • Elenco Ufficiale AP: EUAP1168
  • Altre aree protette gestite:
    • SIC Isole Tino - Tinetto
    • ZSC Fondali Isole Palmaria - Tino - Tinetto

 

 

Il Parco di Porto Venere, patrimonio mondiale dell'umanità

Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere (L.R. n. 30 del 03/09/2001), comprensivo di un'Area di Tutela Marina, occupa l'area più pregiata dell'estremo Levante ligure, sviluppandosi su una superficie complessiva di circa 400 ettari. L'Ambiente Terrestre comprende il centro storico di Porto Venere, le isole Palmaria, Tino e Tinetto e il tratto di fascia costiera che si estende dal borgo fino alla Valle dell'Albana. L'Area di Tutela Marina si estende partendo dal canale di Porto Venere, dove è presente un posidonieto, lungo tutta la costa sud-occidentale dell'isola fino a comprendere il tratto di mare che circonda le isole del Tino e Tinetto. L'intera area, dichiarata nel 1997 Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO attraverso l'istituzione del Sito "Porto Venere Cinque Terre e Isole", è inclusa in 3 aree SIC (Siti di Importanza Comunitaria ai sensi della Direttiva CE 92/43 Habitat) a sottolineare l'importanza della biodiversità presente nell'Area Protetta.

La Flora

Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere si sviluppa lungo un territorio di formazione abbastanza recente: le isole di Palmaria, Tino e Tinetto infatti si sono separate dalla terraferma solo nel tardo Quaternario. Ciò non ha permesso una differenziazione a livello floristico e questo giustifica la presenza della medesima flora su isole e parte terrestre e di pochi, per questo importanti, endemismi. Inoltre sono svariate le specie mediterranee a gravitazione occidentale che raggiungono su queste coste il loro limite nord-orientale di distribuzione.

Altre informazioni

La Storia del Parco

La protezione dell'area più pregiata dell'estremo Levante ligure, interamente ricompresa nel Comune di Porto Venere, nasce con la legge regionale n° 12 del 1985.
Nel 1995 viene creato il Parco Naturale Regionale delle Cinque Terre e nel dicembre 1999, dopo l'istituzione del Parco Nazionale delle Cinque Terre, nasce il Parco Naturale Regionale dei Promontori e delle Isole di Levante.
Con la L.R. 30/2001 la Regione Liguria riconosce le peculiarità dell'area protetta, riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO, istituendo il parco Naturale Regionale di Porto Venere.

Esemplari di papavero cornuto sulla spiaggia di Punta Secco all'isola Palmaria, sullo sfondo la chiesa di S.Pietro sullo sperone roccioso di Porto Venere
Porto Venere

Il Territorio

Porto Venere è conosciuto soprattutto per le sue peculiarità paesaggistiche: le case-torre addossate l'una all'altra in un'unica variopinta palazzata, costruite nella prima metà del XII secolo dai Genovesi per fare dell'antico 'portus' romano il baluardo fortificato dei loro confini orientali, gli conferiscono quel carattere di unicità che lo ha reso celebre e ambita meta turistica.
Questa particolare configurazione del borgo con la piccola chiesa di S.Pietro arroccata al culmine del promontorio roccioso a picco sul mare, inserite in una cornice naturale di indiscutibile bellezza, hanno da sempre affascinato poeti, artisti e viaggiatori. Non a tutti però è nota l' importanza scientifica di quest'area che fu teatro di rilevanti sperimentazioni e ricerche.
Già nella seconda metà del 700 infatti Porto Venere fu scelto dal naturalista Lazzaro Spallanzani come base per le sue ricerche, definendolo nei suoi diari "unico in Europa" e "…adattissimo per la calma quasi continua che vi regna ad appagar le voglie degli avidi ricercatori". Un secolo più tardi, Giovanni Capellini, geologo e paleontologo, sottolineava come i Naturalisti di tutto il mondo, riuniti in occasione della festa giubilare della stazione zoologica di Napoli, "esplicitamente riconobbero che la prima stazione zoologica era stata in Porto Venere" nella casa - allora convento, poi sede municipale, oggi albergo - in cui Spallanzani studiò e sperimentò sugli animali marini, senza tralasciare importanti osservazioni ornitologiche, botaniche e geologiche. L'istituzione del Parco Naturale Regionale di Porto Venere e del suo arcipelago (Legge Regionale n.30 del 03/09/2001), comprensivo di un'Area di Tutela Marina, non fa che riconfermare, a distanza di altri due secoli, l'interesse naturalistico della zona, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
L'area protetta terrestre comprende oltre al centro storico del borgo, la fascia costiera occidentale fino alla Valle dell'Albana (qui inizia il territorio di Tramonti, confinante con il Parco Nazionale delle 5 Terre) e le isole Palmaria, Tino e Tinetto. Nonostante l'areale abbastanza limitato, 398 ha (tra isole e terraferma) e 3 Km per l'Area di Tutela Marina, il Parco Naturale Regionale di Porto Venere presenta rilevanze naturalistiche che interessano diverse discipline: geologia, speleologia, paleontologia, botanica, ornitologia, erpetologia e, naturalmente, biologia marina. Partendo dalla Valle dell'Albana, incontriamo le 'Rosse', rocce la cui caratteristica colorazione è dovuta alla presenza di ammoniti fossili, poco oltre è possibile ammirare la suggestive falesie a strapiombo sul mare che costituiscono la famosa Palestra di roccia del Muzzerone, frequentata da scalatori provenienti da ogni parte del mondo, per le variegate possibilità di scalata (sono presenti 'vie' di diversi gradi di difficoltà) e per l'unicità del contesto paesaggistico, assolutamente integro e incontaminato. Per queste sue caratteristiche, questo tratto di costa compreso tra la zona di Tramonti e il promontorio roccioso di Porto Venere da cui si erge, come scolpita, la vetusta chiesetta di San Pietro, ospita presenze ornitiche protette di rilievo, inserite negli allegati della Direttiva "Habitat" della Comunità Europea (CE 92/43), quali il corvo imperiale (Corvus corax), il falco pellegrino (Falco peregrinus), il passero solitario (Monticola solitarius), il rondone pallido (Apus Melba).

Isola Palmaria. Cala della fornace e Torre Scola
Isola Palmaria. Cala della fornace e Torre Scola
Tino
Tino
Tinetto
Tinetto

Le Isole

Le isole dell'arcipelago, i cui substrati sono costituiti da calcari alternati a portoro, il pregiato marmo nero con caratteristiche venature gialle, rappresentano la naturale prosecuzione del promontorio di Porto Venere al quale, oltre 9000 anni fa erano unite. Evidenti tracce dell'attività estrattiva del portoro segnano vari siti nel territorio del Parco che sta attivando un progetto di riqualificazione e valorizzazione, per renderli fruibili ai visitatori. Sulle isole sono presenti grotte e cavità di origine carsica, nella più nota, la Grotta dei Colombi, sull'Isola Palmaria, sono stati rinvenuti resti dal Paleolitico all'Età dei metalli.

  • Isola Palmaria
    A tale numerosa presenza di grotte è probabilmente attribuibile il nome dell'isola Palmaria, dal termine 'barma' o 'balma' (grotta). L'isola Palmaria, facilmente raggiungibile da Porto Venere o dalla Spezia con un regolare servizio di traghetti, è l'isola maggiore (179 ha) offre percorsi sentieristici di notevole pregio paesaggistico e naturalistico che consentono di percorrerne il giro completo in poco meno di tre ore. I suoi versanti presentano differenti caratteristiche orografiche: il versante orientale con una ricca vegetazione mediterranea scende gradatamente verso il mare, mentre quello occidentale è caratterizzato da alte falesie rocciose interrotte da grotte e anfratti (grotta azzurra, grotta vulcanica, grotta dei colombi), regno incontrastato di una delle maggiori colonie di gabbiani reali del Mar Ligure, che hanno a poco a poco colonizzato anche gli imponenti resti dei siti di escavazione del marmo portoro, ormai dismessi dagli anni '80, grazie all'impegno del Comune di Porto Venere che si è battuto per la salvaguardia di un paesaggio che avrebbe rischiato altrimenti di essere definitivamente compromesso e divenuto oggi riserva integrale del Parco. Interessanti le specie botaniche presenti sull'isola, oltre agli arbusti tipici della macchia mediterranea (euforbia arborea, ginestra, ampelodesma), molti dei quali trovano in questo territorio la distribuzione più a nord del loro areale, sono presenti rarità per la Liguria come il cisto rosso (Cistus creticus L.s.l. ex-Cistus incanus), il Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed endemismi come il fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris). Sulla sommità dell'isola, presso la Batteria del Semaforo , è stato istituito un Centro di Educazione Ambientale che ospita gruppi di specialisti impegnati in progetti di studio e durante il periodo estivo, studenti e campi del WWF. Tra i Progetti ospitati dal CEA della Palmaria viene portato avanti da ormai quasi venti anni il Progetto Piccole Isole per lo studio e il monitoraggio dei migratori, a cura dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

  • Isola del Tino
    L'isola del Tino con la macchia rosso-bianca del faro, recentemente ristrutturato, svettante dal verde del fitta lecceta (Quercus ilex) con la presenza di pini d'Aleppo (Pinus halepensis), emana sempre un alone di mistero, forse legato anche alla sua storica inaccessibilità, in quanto zona militare, interrotta solo a partire dallo scorso anno grazie ad una convenzione tra Parco e Marina Militare, in base alla quale è consentita un'escursione guidata mensile. Il bosco ha soppiantato, nel corso del tempo, le colture impiantate sull'isola dai frati benedettini a partire dall'XI secolo, delle quali resta traccia solo nelle fasce terrazzate con muri a secco che digradano verso nord. La costa sud-occidentale presenta invece alte falesie calcaree sulla cui sommità è ampiamente presente il rosmarino (Rosmarinus officinalis): unico esempio nella Liguria orientale. Nella zona dell'approdo e intorno alle scogliere fioriscono il già citato fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris) e il finocchio di mare (Crithmum maritimum). Sul Tino sono inoltre presenti rarità faunistiche quali il tarantolino (Euleptes europea), il più piccolo tra i gechi, specie con una distribuzione frammentata e prevalentemente insulare, quindi altamente vulnerabile e per questo protetta a livello europeo (Allegati II e IV Direttiva "Habitat" CE 92/43 - Allegato 3 Convenzione di Berna - Specie Vulnerabile IUCN 1996), oltre che regionale. Presenze importanti, di cui è da accertare l'effettivo sito di nidificazione, sono lo sparviere (Accipiter nisus) e, tra gli uccelli marini, il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis). La leggenda creatasi intorno alla figura storica di San Venerio, anacoreta vissuto sull'isola a cavallo tra 500 e 600, protettore del Golfo della Spezia e dei fanalisti d'Italia, ha contribuito a mantenere vivo nel tempo il senso di mistero legato all'isola. Al santo è dedicata la piccola chiesa di pietra accanto ai resti del monastero benedettino dell' XI secolo, sorto sul luogo della sua sepoltura; oltre che con le escursioni organizzate dal Parco, il Tino è accessibile ogni anno in occasione della festa di San Venerio (13 settembre).

  • Isola del Tinetto
    Ulteriore testimonianza del monachesimo insulare nel territorio sono i resti presenti sulla sommità dell'isolotto del Tinetto, ruderi in pietra risalenti al VI - VII secolo, oggi dimora di un altro probabile endemismo, la lucertola muraiola del Tinetto (Pordacis muralis tinettoi) che presenta differenziazioni rispetto alla specie vivente sulle isole Tino, Palmaria e terraferma, che qui coabita con il già citato tarantolino. Inserita in fondali di notevole importanza, naturalistica ed ecologica, la Fossa del Tinetto, è tra i siti d'immersione preferiti dai subacquei per il pozzo verticale, situato nella parte terminale, che comunica con l'ambiente emerso lasciando entrare sorprendenti giochi di luce.

Area di Tutela Marina

L'area, sottoposta a tutela per la particolarità degli habitat e la ricchezza di emergenze biologiche presenti, si estende per 3 kmq a partire dal canale di Porto Venere, dove è presente un posidonieto e, attraverso 'le Bocche', il punto più stretto del canale tra il borgo e l'isola Palmaria, lungo tutta la costa sud-occidentale dell'isola fino a comprendere il tratto di mare che circonda le Isole del Tino e del Tinetto.
In questa fascia di mare è possibile ritrovare i principali ecosistemi del Mar Mediterraneo costituitisi sui diversi tipi di fondale: sabbioso, roccioso e a prateria di posidonia. I fondali sono quindi ricchi di specie animali e vegetali legate ai diversi aspetti morfologici presenti: substrati rocciosi, fangosi e sabbiosi. Scendendo in profondità si susseguono grotte marine, zone di precoralligeno e coralligeno con una ricca presenza di gorgonie (Eunicella singularis, Eunicella verrucosa, Leptogorgia samentosa) e madrepore. Molte le specie protette presenti sia tra le alghe, le spugne, i molluschi, i crostacei ed i pesci. La piccola prateria di Posidonia (Posidonia Oceanica) del Canale offre cibo e rifugio a una grande quantità di organismi marini e pesci i quali spesso compiono al suo interno il loro intero ciclo vitale come il tordo (Labrus viridis), il pesce ago (Syngnathus acus), il cavalluccio marino (Hippocampus ramulosus), il sarago sparaglione (Diplodus annularis).
Un tratto di mare che presenta quindi un elevato livello naturalistico per la ricca biodiversità dei fondali, visitati ogni anno da subacquei provenienti da tutta Italia e anche per questo altamente vulnerabili. A tal proposito il Parco sta provvedendo a regolamentare le diverse attività effettuate all'interno di questa area.

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