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Preistorici per un giorno

(Ledro, 10 Lug 20) Alloggiata in una piccola conca lungo la sponda orientale del Lago di Ledro, una capanna solitaria in legno e paglia veglia sospesa sopra la distesa di pali che fa capolino dalla superficie dell'acqua. Alle sue spalle, altre tre abitazioni preistoriche fronteggiano una lunga struttura dalle linee leggere e moderne: il nuovo Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, sede territoriale del MUSE di Trento. Inaugurato nell'estate del 2019, dopo una generale ristrutturazione, l'edificio rappresenta una tappa importante nel percorso di valorizzazione, coronato nel 2011 dal riconoscimento di Patrimonio UNESCO dell'Umanità insieme agli altri siti palafitticoli dell'arco alpino (compresa la Torbiera di Fiavè).

Luca Scoz, archeologo del Museo delle Palafitte e tra i curatori del nuovo allestimento, sceglie due parole per descrivere la sostanza del museo: "La prima è trasparenza: il museo di Ledro è uno dei pochi in cui l'area archeologica si trova appena al di là delle vetrine e lo stesso vale per il villaggio ricostruito. L'esposizione vuole quindi essere un tutt'uno con l'ambiente che la circonda, senza soluzione di continuità. La seconda è leggerezza: ci piace raccontare la storia del villaggio palafitticolo non tramite spiegazioni, ma attraverso l'esperienza diretta, che deve essere appassionante, divertente e arricchita da continui cambi di prospettiva e di scala geografica." 

Dopo la prima realizzazione, risalente agli anni '70, l'aspetto del museo era rimasto pressoché invariato. Pur manifestando già in quegli anni un aspetto avveniristico e lungimirante, a 50 anni di distanza, il progetto aveva bisogno di qualche "ritocco": "Serviva un intervento sia tecnico, che contenutistico: – spiega Luca – l'edificio andava adattato agli standard odierni di sostenibilità, mentre l'allestimento andava completamente reinterpretato per poter dialogare con il pubblico di oggi".

Gli anni passano, le persone cambiano, le ricerche svelano nuovi scenari, si sviluppano nuovi linguaggi e modalità di comunicazione…com'è cambiato il percorso di visita, per venire incontro a tutte queste esigenze? "Prima i reperti erano suddivisi per "classi di materiali" (ceramica, ossa, pietra, metallo), un punto di vista molto archeologico...nella vita però, ciò che più conta è la funzione! Nel nuovo allestimento abbiamo voluto creare 4 aree, ciascuna corrispondente ad un diverso livello di "ingrandimento" con cui guardiamo al passato: l'arco alpino, la Valle di Ledro, il villaggio e il singolo individuo, che abitava le palafitte 4000 anni fa."

Così, vagando tra le sale, scopriamo dettagli sul commercio, le gerarchie sociali, il rapporto con la natura e perfino il cibo e l'abbigliamento. La particolarità degli oggetti esposti accende davvero la curiosità: "Il mio preferito – ci confessa Luca – è una semplice "palla" di terracotta, forse un impasto di argilla destinato a diventare un vaso, custode di un piccolo segreto: le impronte digitali e i solchi delle dita del "vasaio" che lo stava manipolando. Oggi stiamo studiando quelle impronte con tecniche mutuate dalla polizia scientifica per creare l'identikit di quel palafitticolo". 

Non è esagerato ammettere che al piccolo museo ledrense la preistoria è ancora viva! Pur nel rispetto delle dovute misure sanitarie, rivivrà nei laboratori didattici quotidianamente organizzati nei mesi estivi, nelle visite guidate e negli eventi domenicali di "Piazza Preistoria", un luogo dove incontrare artisti, scienziati e divulgatori, per approfondire la storia più antica della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria e riempire di curiosità lo spazio che ci separerà.

 


 

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Preistoria viva (ph. credit Museo delle Palafitte di Ledro)
La palafitta ed il nuovo museo ((ph. credit Museo delle Palafitte di Ledro)
L'interno (ph. credit Museo delle Palafitte di Ledro)
 
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