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Le Malghe vanno a Fuoco

Il progetto “Fuochi nelle Malghe: cooperare per il Bene Comune”: l’impegno dei giovani per una nuova forma di turismo nella Riserva di Biosfera

(Tione di Trento, 06 Dic 20) Le Malghe vanno a Fuoco.E sappiamo pure i colpevoli, sempre loro, i giovani che negli ultimi due anni nel territorio della Riserva di Biosfera cercano di dare Fuoco alla maggior parte delle malghe del nostro territorio.È un fenomeno al momento sotterraneo ma che si sta ingrandendo sempre più; voci dicono che non si vogliono fermare e che il Fuoco non si fermerà solo alle malghe, ma che verrà esteso a tutti i beni collettivi, patrimonio unico e insostituibile delle nostre comunità.Una cosa è certa: non si fermeranno facilmente.

Un fuoco provocatorio il nostro, che ci dà l'incipit per parlare del progetto "Fuochi nelle Malghe: cooperare per il Bene Comune", uno dei progetti condivisi fra la nostra Riserva di Biosfera e con le giovanissime Cooperativa Fuoco, ASD Comano Mountain Runners, Fondazione Don Lorenzo Guetti.

Partner locali e per di più molto giovani e frizzanti, per un progetto dal sapore squisitamente locale, ma con una prospettiva veramente grande, uno di quei progetti che ha tutte le carte in regola per diventare "caso studio" nazionale ed internazionale.

Il progetto è molto corposo ed ambizioso ma in estrema sintesi ha due precisi obbiettivi.

Il primo è promuovere nella Riserva di Biosfera una serie di iniziative di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità locale e del network MAB UNESCO per discutere in merito a nuovi possibili modelli di gestione imprenditoriale dei beni collettivi, che sappiano tenere la "cooperazione" come valore centrale di nuovi modelli di business.

Il secondo obbiettivo è avviare un'azione pilota nella Riserva di Biosfera finalizzata a studiare la fattibilità di una gestione imprenditoriale dei beni collettivi (es. malghe, bivacchi, ecc.) sia in termini di valorizzazione e recupero delle attività tradizionali, sia in termini di fruizione ecoturistica degli stessi. Tale gestione non dovrà compromettere la proprietà collettiva e la fruizione da parte dei censiti dei beni, bensì ne aumenterà il valore socioeconomico portando beneficio alla comunità proprietaria.

Le valutazioni e i materiali fino ad ora prodotti sono stati veramente tanti, ma quello che è più interessante in assoluto del progetto è il metodo partecipativo e la grande attenzione alla voce della Comunità, voce che si è sempre voluta ascoltare, traendone spunti, idee e anche critiche costruttive. Tantissimi sono stati gli incontri con amministratori comunali, direttivi ASUC e imprenditori e tecnici locali per verificare le ipotesi progettuali dette sopra.

La partecipazione della comunità si è poi concretizzata in tre incontri, di cui due fisici e uno virtuale dove i promotori del progetto hanno raccontato l'avanzamento delle azioni, le scoperte che hanno fatto fin ora, ma soprattutto hanno invitato esperti esterni per portare "aria fresca" e idee esterne sul nostro territorio.

A tal proposito l'incontro conclusivo on line del 5 novembre è stato sicuramente uno dei momenti più interessanti e foriero di idee dell'intero progetto, soprattutto perché fatto in un momento difficile per le alcune vallate alpine, che, a causa del COVID, si vedono bloccata temporaneamente la possibilità di aprire il proprio territorio ai turisti invernali.

Nella prima parte della serata, tramite le parole dei promotori del progetto "Fuochi nelle Malghe", si è ragguagliato il pubblico dei risultati del progetto e soprattutto dell'avvio di un'intensa collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento per far partire due percorsi sperimentali di valorizzazione delle malghe e dei beni collettivi, così come previsto dal progetto.

La seconda parte della serata, moderata sempre dai giovani promotori, ha visto un brillante dialogo e discussione fra Paolo Grigolli, direttore di Trentino School of Managament ed esperto di marketing turistico e di destination management, e Maurizio Davolio, presidente di AITR – Associazione Italiana Turismo Responsabile.

Un dialogo dove si sono messi sul tavolo i temi del riuso dell'ingente patrimonio collettivo della Riserva di Biosfera, dove si è parlato di cosa sia il "turismo di comunità" e di cosa significhi avviare iniziative turistiche responsabili e sostenibili e che sappiano mettere al centro la comunità.

La discussione si è poi spostata su giovani e sul loro futuro, che può e deve essere collegato al nostro territorio ricchissimo di opportunità, territorio però che deve essere attivo nel creare le condizioni affinché possano nascere sul territorio imprese e attività di alto profilo professionale ed economico.

L'ultimo tema trattato è assolutamente fittante con il periodo: quali devono essere gli indicatori di questo turismo del futuro? Grigolli, ma anche Davolio, concordano che non saranno più le presenze e gli arrivi turistici, ma andrà valutato l'impatto generale, economico, ambientale e sociale che questo genera sul territorio. E i due relatori chiudono con una provocazione/proposta: un territorio non deve ricercare la crescita dei flussi turistici a tutti i costi, deve cercare di raggiungere i "numeri che servono" ossia quelli che permettono alle comunità locali di vivere serenamente e al proprio ritmo, riuscendo a garantire un territorio vivibile per sé e per le future generazioni.

Un altro piccolo seme piantato per il futuro, un altro piccolo fuoco che arde per il futuro della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria.

Malga della Rb in un momento di festa (ph. coop Fuoco)
I luoghi censiti nel progetto (ph. Archivio RB)
Evento Fuochi nelle malghe (ph ©Luca Albrisi)
 
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