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Val Algone – fra malghe, carbone e vetro

Il lungo e complesso rapporto fra Uomo e Ambiente nella Val Algone

(Tione di Trento, 06 Gen 21) "Historia magistra vitae", la storia è maestra di vita.

Può mai la storia passata, anche di parecchi secoli fa insegnarci qualcosa per il presente e darci alcune "dritte" per il futuro? Le scelte fatte nel passato possono dare un senso al nostro vivere presente e futuro?

Crediamo di sì, e soprattutto questo è importante quando ci si interroga sulla vivibilità di un luogo e sul rapporto fra l'Uomo e l'Ambiente; è per questo motivo che qui andremo a ragionare sulla storia della Val Algone, una delle valli remote e affascinanti della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria.

La Val Algone è una lunga valle alpina stretta fra la catena delle Dolomiti di Brenta e le montagne della sinistra orografica della Val Rendena; è chiusa a nord dalla zona di Malga Molvina mentre a sud va chiudersi nella stretta gola del Lisano, torrente che poi sfocia nella Sarca.

Una valle che grazie al grande dislivello fra la parte bassa (circa 600 metri) e le vertiginose creste che raggiungono anche i 2400 metri tiene in sé una grande biodiversità floristica ed animale; basti solo pensare che una di queste cime è chiamata in maniera molto suggestiva "Castello dei Camosci". Una valle impervia ma adatta anche alla vita dell'Uomo che qui da tempi immemori è passato o ha addirittura vissuto e lavorato.

Partiamo dal suo ruolo di valle di transito; per noi abitanti moderni del territorio sembra una cosa assolutamente incomprensibile ma, in antico, questa stretta valle era utilizzata per il transito di persone e merci provenienti dalla Val Camonica passando per il Tonale e Campiglio, infatti, la via per Valagola e Algone si preferiva a causa della difficoltà di transito nella Busa di Tione spesso resa impraticabile dalle piene della Sarca.

La ricchezza naturale della Valle venne subito notata dagli abitanti delle comunità locali (Val Rendena, Stenico e Bleggio in particolare) che qui impiantarono intorno al 1100/1200 le prime malghe d'alta quota, rivaleggiando spesso sui confini e sulle dimensioni dei pascoli, allora considerabili il "petrolio" delle Alpi; dai pascoli e dalla produzione del bestiame in alpeggio dipendeva grande parte del cibo delle comunità locali ed era perciò chiaro che queste risorse erano estremamente contese (ricordiamo per esempio il caso del "Giudizio di Dio" di Malga Movlina, di cui si parla in un'interessante intervista allo storico Ennio Lappi).

Dal Medioevo si passò senza grandi strappi al Rinascimento e agli albori della Rivoluzione Industriale a cavallo fra 1600 e 1700, epoca in cui la pressione dell'Uomo sulle risorse ambientali si fece sempre più forte.

Già da tempo nella Val Algone si recavano persone a far "pegola, rasa e mugolio" ossia pece, resina per trementina e distillato di pino mugo, sfruttando l'abbondanza di queste conifere, ma è la richiesta di carbone di legna che vede aumentare il carico antropico sulla Valle.

Dove andava il carbone? C'erano industrie nel nostro territorio in quel tempo?

Sempre Lappi, ci racconta una pagina di storia molto particolare del nostro territorio: la risposta è sì, il nostro territorio in quel periodo ospitava svariate vetrerie che grazie all'abbondanza di minerali quarzosi (es. feldspato) cavato anche direttamente in Val Algone producevano lastre di vetro soffiando il vetro, con una tecnica incredibile, in una mistura fra artigianato e industria.

Un'intera filiera di produzione perciò che coinvolgeva carbonai, che trasformavano la legna in carbone vegetale, di minatori che estraevano dalla montagna le rocce silicee, di vetrai, riuniti nelle cosiddette "piazze" che si occupavano della trasformazione e lavorazione del vetro.

Questa pagina industriale per il nostro territorio è certamente una storia di pro e contro, che va valutata con grande attenzione e spirito critico: le industrie del vetro presenti nel territorio davano certamente grande lavoro e indotto a tutto il territorio; si stima che nel periodo di massima produzione delle vetrerie della Val Algone tutta la filiera di produzione contasse circa 200 addetti locali e ciò significa lavoro e reddito per svariate famiglie.

È anche però una storia di contro: sono testimoniate frequenti lamentele da parte dei cittadini della zona di Tione che si lamentavano per il forte fumo e inquinamento, prodotto dalle vetrerie che invadeva letteralmente la zona; è poi chiaro e noto che questa industria abbia portato al completo disboscamento della Val Algone: intere foreste, infatti, vennero tagliate per la produzione di carbone che veniva anche in parte trasportato verso il bresciano, ad uso delle fonderie di ferro e acciaio.

Il bosco è una risorsa rinnovabile ma quando è sottoposta ad uno stress così forte difficilmente può riprendersi da sola rischiando una distruzione perenne dell'habitat; è per questo che nei primi del 1900 il governo di allora inviò nella Val Algone l'ingegner Orazio Ghedina che in svariati anni reimpiantò la foresta della Val Algone, ripristinando la zona come era prima del disboscamento.

Una storia quella della Val Algone che ci insegna molte cose: dalla fragilità degli ecosistemi alpini, alla necessità dell'Uomo di vivere e poter utilizzare questi ambienti, alle ricchezze naturali nascoste e dimenticate dei nostri territori.

Una storia che ci deve lasciare alcune domande a cui tocca a noi, moderni rispondere: come possiamo mantenere un buon equilibrio fra Uomo e Ambiente sul nostro territorio, senza commettere gli errori passati ma utilizzando le risorse che la nostra terra ci mette a disposizione? Come dare valore a questa storia? È possibile pensare di tornare a fare alcune di queste attività artigianali/industriali, generando lavoro e reddito per gli abitanti locali, senza compromettere l'ambiente?

Una volta avremo detto "ai posteri l'ardua sentenza", ma in questo strano mondo, il tempo di prendere decisioni per il futuro è arrivato, qui ed ora.

 Per una maggiore approfondimento sulla storia del vetro in Trentino e in Val Algone si consiglia la lettura del libro "Vetro. Storia del vetro in Trentino" di Ennio Lappi, che ringraziamo per le preziose informazioni forniteci per la redazione dell'articolo.

PASCOLI-VAL-ALGONE (ph. visittrentino.it)
VAL ALGONE 1900 (ph. Ceschini-E. Lappi)
CARBONE E ALTRI LAVORI (ph. E. Lappi)
 
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