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La transumanza del pastore Giancarlo Boschetti

Partito da Tavernelle ha passato i mesi estivi sul Navert

(Tavernelle, 05 Ott 20) È solo un arrivederci quello che si sono detti anche quest'anno il pastore Giancarlo Boschetti e il Monte Navert, balcone naturale che si affaccia nel cuore della Riserva di Biosfera MAB UNESCO Appennino tosco emiliano. Un arrivederci alla prossima estate, quando il pastore di Tavernelle (MS) e il suo gregge partiranno nuovamente dal piccolo borgo della Lunigiana – dove Boschetti vive con la moglie Claudia Fortini – alla volta del crinale appenninico, dando vita ancora una volta all'antichissimo rito della transumanza, percorrendo a piedi i quasi trenta chilometri che separano il Passo della Colla e Tavernelle, attraversando il confine tra due comuni, due provincie, due regioni.

Ad accompagnare il pastore in questo lungo percorso, durato circa otto ore – con una sosta ristoratrice a Linari - sono stati i fedeli e attentissimi Border Collies Spagna, Vienna, Gioia e Linarina, che hanno vigilato sugli animali tenendoli raggruppati e facendo in modo che neppure un'esemplare perdesse la via di casa.

 Il "ritmo" della transumanza, che ha attraversato diverse frazioni delle Corti di Monchio come Valditacca, Trefiumi, Rimagna e Rigoso, è stato scandito da un dialogo a più "voci", fatto di fischi, gesti e comandi, accompagnato dalla "sinfonia" forte e melodiosa dei campanacci.

Così, come ogni estate da ventinove anni, i verdi pascoli sopra Valditacca hanno ospitato la famiglia Boschetti e il suo gregge, oggi composto di 230 pecore di razza Massese e una ventina di capre.

"Pastori si nasce, non si diventa" ripete Giancarlo, nato cinquantatré anni fa in una famiglia che della pastorizia ha fatto un'arte, più che un mestiere.

"Sono nato tra le pecore – ricorda Giancarlo -, ho ereditato questa passione da mio padre Leandro, così come lui l'ha ereditata dai suoi genitori".

Una passione che non ha vacillato neppure quando con Leandro se n'è andato un vero "pastore per sempre". "Improvvisamente mi è venuto a mancare un punto fermo, fonte di consigli impagabili e preziosi – ricorda Giancarlo -, ma neppure per un attimo ho pensato di vendere il gregge".

Giancarlo, però, non è solo sui monti e ad aiutarlo ci sono un paio di giovani e volenterosi pastori. A ospitare la "trasferta" di Boschetti e del suo gregge è stato anche quest'anno il "Pradong", un prato a poche centinaia di metri dal Passo della Colla, una sorta di "campo base", da dove ogni giorno si parte per i pascoli d'altura.

"Dormiamo nelle roulotte – spiega Giancarlo – e mangiamo in una baracca di lamiera, la stessa che abbiamo trovato qui anni fa e che ora avrebbe bisogno di una bella sistemata".

Certo, la vita del pastore è fatta di sacrifici: sveglia alle sei e di corsa nel recinto per la prima mungitura. Intorno alle nove si parte per i pascoli dove le pecore, seguite dagli occhi sempre vigili dei quattro cani, brucano fino al tramonto, quando si fa ritorno alla base per la seconda munta della giornata. Il latte è poi portato a Tavernelle, dove la moglie di Giancarlo, Claudia, lo trasforma in ottimo formaggio nel caseificio di famiglia. Due mesi a strettissimo contatto con la natura incontaminata del crinale appenninico – Boschetti è arrivato i primi di luglio ed è ripartito i primi di settembre – "e solo per San Rocco ho fatto ritorno a casa, per festeggiare il patrono di Tavernelle con la mia famiglia".

Solo pochi giorni fa il saluto del pastore alla "sua" montagna, "un saluto che ogni anno mi emoziona e mi commuove" racconta Boschetti, che fino a metà ottobre sosterà a Selola, sempre nel monchiese, prima di fare definitivamente ritorno a casa.

(Beatrice Minozzi. Comunità redazionale diffusa)

 
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