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2020 anno delle foreste: preserviamo il castagneto di Marola

Connessione tra paesaggio, spiritualità e storia

(Marola, 05 Ott 20) Il 2020, prima che la pandemia di Covid19 scombinasse piani e progetti dell'intero genere umano, avrebbe dovuto essere, secondo l'assemblea generale delle Nazioni Unite, un periodo di riflessione sul valore degli alberi per il nostro pianeta.

In particolare, su proposta del governo finlandese e della Fao (l'agenzia ONU dedicata all'alimentazione e all'agricoltura), l'anno che è giunto al suo decimo mese, avrebbe dovuto fare riflettere tutti noi sull'importanza della salute delle piante per la vita stessa sulla terra.

Esse ci forniscono cibo e ossigeno, nutrono la biodiversità e sono le alleate più preziose per il cambiamento climatico (che pure le minaccia).

Questo approccio trova risonanza anche in alcuni dei progetti ideati e promossi dall'Action plan della riserva di Riserva di Biosfera MAB UNESCO Appennino tosco emiliano, presentato ufficialmente sette mesi fa.

Per esempio, il Centro Uomini e Foreste d'Appennino, istituito dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, si propone di promuovere una gestione sostenibile di questa risorsa, così funzionale anche alla lotta al cambiamento climatico.

Tale istituzione, inoltre, sarà capace di operare su un territorio ampio e di coordinare la molteplicità dei soggetti coinvolti in questo settore.

Il Centro si presenta, inoltre, come punto di riferimento per i privati che intendano adottare un approccio patrimoniale agli alberi, sempre più da considerarsi come bene della comunità presente e futura - nonché eredità del passato.

In tal senso, tra gli svariati progetti ricollegabili all'anno della salute delle piante, porrei in luce quello che ambisce a rigenerare il castagneto matildico di Marola, frazione del comune di Carpineti (RE). In tale contesto, chiara è la connessione tra paesaggio, spiritualità e storia. Infatti, fu la grancontessa Matilde a introdurre qui a Marola, sede di un antico ospitale per pellegrini e di un cenobio benedettino da lei stessa voluto, un peculiare sistema di coltivazione della castagna,  denominato, in suo onore, a "sesto matildico". In questo stesso luogo, poi, il vescovo di Reggio, insieme al duca d'Este, negli anni quaranta dell'ottocento, favorì l'impianto del seminario diocesano. 

L'associazione "Amici del castagneto matildico di Marola" ha quindi promosso il recupero dei boschi e dei castagneti che abbracciano il seminario, con l'intento di sviluppare una progettualità multidisciplinare.

Insomma, non si tratta "solo" di donare nuova vita a degli alberi, ma anche di sviluppare attorno a essi attività di carattere educativo, culturali, ambientali, musicali, scientifiche - adottando un'ottica partecipata. Perché un albero, in fondo, come sosteneva un botanico russo, non è altro che il principale elemento che congiunge il sole e la terra - ma, aggiungo modestamente io, anche i passi dei nostri avi a quelli dei nostri figli.

(Chiara Torcianti - Club per l'UNESCO di Carpineti)

Castagneto Marola (Foto La Libertà)
 
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