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I muretti a secco patrimonio non solo locale

Un'arte millenaria entrata a far parte degli elementi immateriali dichiarati patrimonio dell’Umanità

(Riserva di Biosfera MAB UNESCO Appennino tosco-emiliano, 19 Ott 20) È un'arte antica, quasi millenaria. Un'arte indissolubilmente legata alla sapienza di artigiani, contadini e pastori, simbolo di un armonioso legame fra uomo e natura che è pilastro portante della Riserva di Biosfera MAB UNESCO Appennino tosco-emiliano.

Niente cemento, niente calce. Solo sudore e fatica, tanta fatica. È l'antica arte dei muretti a secco, che nel 2018 è entrata a far parte degli elementi immateriali dichiarati patrimonio dell'Umanità UNESCO. Un'arte che 'riguarda tutte le conoscenze legate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull'altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco', come si legge nelle motivazioni.

Un patrimonio inestimabile, costruito pietra su pietra, che rimanda subito alla mente le immagini degli uliveti secolari pugliesi o liguri, oppure le vigne terrazzate della Valtellina, ma anche percorrendo le nostre strade, quelle che conducono nei piccoli borghi del nostro Appennino, è possibile ammirare lunghi tratti di quello che è uno dei primi esempi di manifattura umana. Diversi erano i loro usi: muri di confine, che segnavano i limiti degli appezzamenti di terreno, muri di sostegno, realizzati per sorreggere i terrazzamenti nelle zone dove il pendio della montagna era più ripido. Potevano essere anche piccoli muretti perimetrali, per realizzare ricoveri per gli attrezzi o essiccatoi, cui si aggiungono i muri che percorrono la viabilità storica e che servivano per sorreggere le scarpate o a delimitare la carreggiata.

Tra le zone più ricche di questo patrimonio d'inestimabile valore ci sono: Rusino, nel tizzanese, dove i muretti a secco venivano realizzati con la locale pietra di Rusino e arenaria di Bismantova; Bottazzo e Moragnano, sempre nel tizzanese; Roccaferrara Superiore, nel cornigliese;  Vairo; Nirone e Valcieca, nel palanzanese. Senza dimenticare lo splendido Percorso delle Frazioni, che collega Pianadetto, Valditacca e Trefiumi, nel monchiese, costellato da muretti a secco, alcuni sono stati salvati da un'inevitabile rovina e restaurati ad arte grazie alla sinergia tra vari enti locali, tra cui Regione Emilia Romagna, Parchi del Ducato e Comune di Monchio. Sì, perché nonostante questi manufatti fossero molto resistenti - gli interstizi che separano una pietra dall'altra funzionano come un filtro che lascia passare l'acqua, riducendo i rischi di rottura - hanno bisogno di manutenzione.

Purtroppo però questo patrimonio paesaggistico, storico-culturale ed ecologico (al suo interno si crea un microhabitat dove si concentra un elevato grado di biodiversità floristica e faunistica) ha comunque cominciato a degradarsi a causa della mancanza di manutenzione ordinaria dovuta all'abbandono dei coltivi, dell'utilizzo produttivo dei boschi e alla sempre più scarsa disponibilità di maestranze specializzate in questa "arte millenaria".

(Beatrice Minozzi)

Esempi di muretti a secco
Esempi di muretti a secco
 
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