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I laghi della Val d'Enza

Al termine dell'era glaciale si sono formati nel nostro Appennino diversi specchi d'acqua per l'azione erosiva dei ghiacciai. Scopriamone alcuni

(Val d'Enza, 26 Dic 20)

Al termine dell'era glaciale si sono formati nel nostro Appennino diversi specchi d'acqua per l'azione erosiva dei ghiacciai. Questi laghi, solitamente di piccole dimensioni, subiscono un'evoluzione nel corso del tempo, e solo quelli più profondi sono arrivati fino a noi conservando ancora il loro status. Il continuo depositarsi sul fondo del materiale organico arrivato a fine ciclo vitale, li porta, infatti, a diventare prima paludi, poi torbiere e infine dei veri e propri prati in mezzo al bosco.

Osservando l'alta valle dell'Enza e quella contigua del Cedra si possono cogliere diverse di queste variegate situazioni. Non a caso il territorio nel parmense fa parte del Parco Regionale dei Cento Laghi.

Anche limitandoci a osservare la zona intorno all'Enza, ed escludendo quindi quella del suo affluente, gli esempi non mancano.

Il Lago di Monte Acuto si trova nell'area del crinale a 1574 metri di quota ed è raggiungibile dopo quasi due ore di cammino. Questo è il percorso che devono fare anche i gestori dell'attiguo rifugio per rifornirlo di generi alimentari e quant'altro. Il lago è ben conservato, basta però attraversare un breve tratto boschivo per notare uno spiazzo d'erba di analoga estensione e forma, da sembrare lì apposta per ricordarci quale sarà prima o poi il suo destino.

Un po' più a valle i Laghi Gora e Gonella e più oltre il Lago Mescà sono già diventati degli acquitrini.

Prossimo ad arrivare a una situazione analoga è il Lago Squincio, che si trova sulla sponda parmense e in parte in territorio toscano. Fino a una decina di anni fa nelle sue acque poco profonde era ancora presente una popolazione di carpe e tinche di piccole dimensioni. Il forte abbassamento del livello avvenuto in tempi molto recenti è una condanna inesorabile per questi pesci.

Proseguendo in direzione di Rigoso si può notare a fianco della strada un'ampia radura di forma circolare. Anche per lo Squincio abbiamo una fedele immagine di quale sarà il suo aspetto futuro.

Diverso è il discorso per il Lago Paduli (Lagastrello) che è frutto di uno sbarramento artificiale a scopo idroelettrico dei primi del '900. Il suo nome è però indicativo che quel tratto iniziale dell'Enza era in origine caratterizzato da alcune pozze paludose.

Più in basso in una zona di confine con la valle del Secchia si trova la radura di Pratizzano, dove un tempo esisteva uno specchio d'acqua che la scarsa profondità ha fatto evolvere in tempi brevi. Oggi è un ottimo posto per passaggiare in estate e praticare sci di fondo in inverno, anche se quest'attività risulta molto penalizzata dalla ormai cronica carenza di neve.

Scendendo ancora geograficamente verso nord c'è in mezzo al bosco il piccolo Lago Verde, che verde lo è per davvero, essendo arrivato alla fine del proprio percorso evolutivo.

Il Lago Calamone è sicuramente quello più conosciuto e frequentato. È più noto come Lago del Ventasso per ricordare che si trova ai piedi della vetta che sovrasta Ramiseto, e così lo chiamava anche Lazzaro Spallanzani, quando nel 1783 smentì la credenza popolare che non avesse un fondo e che un gorgo avrebbe inghiottito chiunque osasse attraversarlo. Il grande scienziato ci riferisce che nelle sue acque si pescavano tinche e gamberi. Questa popolazione si è mantenuta "sommamente ferace", come la definisce lui, fino a qualche decennio fa. Ora la forma del lago è diversa, come pure è cambiata la fauna acquatica che lo popola.

Lo sbarramento costruito sessanta anni fa nel primo tratto del suo emissario, la Lonza, ha alzato il livello del lago di due metri. Quest'opera è stata realizzata nell'intento di ostacolare l'invecchiamento e favorire lo sviluppo del turismo. I periodici ripopolamenti con trote adulte hanno contribuito a richiamare per anni molti pescatori, spesso accompagnati dal resto della famiglia.

La natura però ha proseguito a fare il suo corso; ampi spazi acquitrinosi continuano ad avanzare, conquistando quei luoghi che l'acqua aveva occupato dopo l'intervento.

In quasi tutta la superficie intorno al perimetro è presente una pianta acquatica, il Myriophyllum Spicatum, comune a tutti i laghi appenninici che si trovano in avanzata fase di invecchiamento, e che depositandosi è la maggiore responsabile dell'innalzamento del fondale. I volonterosi e ripetuti interventi per contrastarne lo sviluppo ottenendone risultati apprezzabili nell'immediato, poi il problema si ripresenta. A favorirne la crescita in qualche modo contribuiscono anche le deiezioni delle mucche che pascolano e si abbeverano lungo le rive, fornendo alle piante acquatiche fosforo e altri nutrienti organici.

Sono anche stati introdotti esemplari di Carpe Erbivore, un pesce proveniente dall'Asia orientale, che come dice il nome volgare ha una dieta prettamente vegana. Oggi sono presenti numerosi esemplari di buona taglia di questi pesci, ma evidentemente il loro appetito non è sufficiente a contenere il fenomeno dell'eutrofizzazione.

(Errico Chiari. Comunità redazionale diffusa)

Lago Mescà. Foto Stefano Cuccolini
Lago Calamone. Foto Fabrizio Gianolini
Lago Squincio. Foto Errico Chiari
 
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