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La Passione di Frassinoro: fra tradizione autentica e intima fede

“Rifatta per sé e per altri da gente che l’ha impressa nel cuore” è il motto che rappresenta la sintesi del pensiero che anima i partecipanti

(Frassinoro, 01 Apr 21) Dove l'Appennino emiliano incontra quello toscano, a 23 km dal Passo delle Radici e a 61 km da Modena è situato Frassinoro. La zona è quella della valle del Dragone ricca di pascoli e boschi abitati in abbondanza dal frassino da cui deriva il nome. Queste terre sono state al centro dei commerci dall'età del bronzo poi consolidatisi in epoca romana grazie ai diversi sentieri appositamente aperti e tracciati. Fra questi non si può non menzionare l'antica via Bibulca che, partendo dalla confluenza del Dolo e del Dragone, portava dalla valle del Secchia alla toscana. Il nome deriva dal fatto che era accessibile da due buoi affiancati con relativi carri quindi fondamentale per il collegamento tra le due regioni. Alla Bibulca fu poi aggiunto il passo delle Radici aperto dai Longobardi. È con la fondazione dell'abazia avvenuta nel 1071 con un atto solenne e pubblico detto "Donazione" per opera di Beatrice, madre di Matilde di Canossa, che Frassinoro scrive il suo nome nella storia. 

Tradizione significa "ricevere" dai padri per "consegnare" ai figli. Esiste un rapporto direttamente proporzionale tra quanto è ampio il patrimonio che arriva, che si preserva e che si riesce a tramandare, a quanto più ampia e bella è la tradizione.

Sono proprio le tradizioni montanare e popolari, unite ad una fervente fede religiosa, che hanno fatto sì che migliaia di persone, ogni tre anni possano assistere alla rappresentazione vivente della Via Crucis realizzata secondo un'organizzazione pressoché immutata nel tempo. 

Se fonti storiche documentali fanno risalire interpretazioni della Via Crucis con caratteristiche simili a quelle attualmente proposte già al XIX secolo, l'origine vera e propria di questa celebrazione va cercata ancora più lontano nel tempo. È nel XII secolo, quando Frassinoro era un tipico borgo medioevale la cui vita si svolgeva attorno all'abazia benedettina, che iniziano a prendere vita i riti della contemplazione della Passione con un intendo di penitenza e sacrificio da vivere in quanto preparatorio alla Pasqua. Il richiamo a questo momento di riflessione giungeva anche alle frazioni limitrofe. È verosimile pensare che l'allora abate emanasse un bando rivolto alle dodici corti affinché partecipassero alle attività devozionali. I fedeli, dunque, si univano per portare in processione il Cristo Morto proprio il Venerdì Santo, pratica questa molto diffusa in tutta la penisola. All'epoca l'evento era esclusivamente un momento religioso, solo in seguito ha assunto un carattere più folkloristico e popolare mantenendo tuttavia intatti autentici legami con la fede che lo ispira. Durante lo scorrere dei secoli la manifestazione si consolida lasciando anche diverse memorie scritte che riportano i rituali attuali ancora oggi. In particolare, nel diario redatto nel 1906 dall'allora arciprete don Bernardi, si fa riferimento alla "Processione del Cristo Morto" e ciò rimanda in modo inequivocabile alla pratica religiosa medioevale, testimoniando che gli effetti del lascito benedettino si continuano a propagare ancora ai giorni nostri nelle vene degli abitanti di queste zone.

Preceduto dalla celebrazione della liturgia del Venerdì Santo, il tracciato si snoda dalla chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Assunta, che sorge dove un tempo c'era l'abazia benedettina distrutta nel XV secolo, per giungere a Casa Giannasi. L'intero paese diventa un palco teatrale trasformandosi in una piccola Gerusalemme: il Sinedrio, il palazzo di Pilato, i Pretori, il Golgota, le baracche orientali rubano il posto alle consuete strade, contrade e borghi del paese.

Le quattordici stazioni tradizionali, cui è stato aggiunto nel 1952 il quadro relativo alla scena dell'orto degli Ulivi per volere delle Suore Francescane di Palagano, scandiscono il procedere della processione che inizia alle 21, al tocco della campana grande.

Ogni stazione è affidata a un gruppo famigliare che l'allestisce e di cui è responsabile. Il capostazione, espressione del nucleo, fa parte del Comitato Organizzativo: organo collegiale presieduto dal parroco e composto da otto membri, fra i quali il sindaco (oltre ai capistazione). È regolato da apposito statuto che definisce le competenze delle varie fasi preparatorie che vanno dagli aspetti artistici veri e propri a quelli promozionali. Inizia la lavorazione molti mesi prima rispetto alla data in cui si mette in scena la Passione affinché tutto sia all'altezza della tradizione. Per ottenere il risultato finale è fondamentale anche l'appoggio dell'Amministrazione comunale così come quello delle associazioni di volontariato locale, che in occasione dell'evento si mobilitano in massa.

Di particolare rilevanza è la caratteristica che distingue la Passione di Frassinoro dalle numerose altre che vengono rappresentate: la staticità dei quadri. I figuranti restano immobili in pose plastiche, esposti alle gelide temperature delle notti primaverili, per tutto il tempo necessario allo snodarsi della processione. 

Il percorso è molto suggestivo e avviene lungo un tacciato punteggiato da migliaia di calde fiaccole, accompagnato da letture liturgiche e brani di musica sacra e classica, creando un'atmosfera che cattura l'animo sia dei figuranti che degli spettatori.

Nell'allestimento sono coinvolti diverse centinaia di figuranti di Frassinoro residenti o che, se vivono altrove per impegni di lavoro, tornano per dare il loro contributo a questo evento che è particolarmente sentito da ogni persona che qui ha le proprie origini. Anche le nuove generazioni sentono il sapere trasmesso dai padri come proprio e identitario, tale da far superare eventuali frammentazioni e divisioni per portare alla conservazione di questa tradizione bella e suggestiva oltre misura. 

Il casting è sicuramente uno degli aspetti organizzativi più complessi. I personaggi sono selezionati con molta attenzione in modo particolare con riferimento alla figura del Cristo e della Madonna che, cambiando di quadro in quadro, devono essere il più simili possibile. 

I costumi, che si rifanno alla tradizione ebraica e romana, vengono preparati nei mesi che precedono l'evento e, assieme all'impeccabile scenografia, contribuiscono a dare veridicità e somiglianza del tutto rispetto a quella che poteva essere la realtà dell'anno 33 Dopo Cristo. Al fine di garantire quella continuità visiva che fa apprezzare lo spettacolo al meglio, in ognuna delle quindici stazioni sono utilizzati costumi molto somiglianti tra loro.

Le scene sono rese ancora più vive e reali grazie all'utilizzo di cavalli e altri animali.

"Rifatta per sé e per altri da gente che l'ha impressa nel cuore" è il motto che rappresenta la sintesi del pensiero che anima i partecipanti, è ciò che dà forza alla complessa realizzazione in quanto nucleo espressivo della memoria collettiva.

Per ciò che concerne la periodicità triennale c'è da rilevare che è dovuta a imprescindibili esigenze organizzative e materiali, ma è anche da vedere come rispetto delle tradizioni perpetrate nel tempo.

La Via Crucis vivente di Frassinoro è inserita in "Europassione" che è un'associazione internazionale costituita tra le più antiche rappresentazioni storiche della Passione italiane ed europee. Da segnalare inoltre che l'evento gode dell'Alto Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

È la ricchezza delle scene unita alla maestria degli attori che rendono l'evento di alto standing. Gli atteggiamenti e soprattutto l'espressività dei protagonisti impreziosiscono l'opera rendendola unica anche grazie al pathos creato dalla parte liturgica che contribuisce a predisporre gli animi a vivere un'esperienza unica. Il livello raggiunto è indubbiamente ascrivibile al "cuore" che viene messo in campo dai protagonisti e che consente di raggiungere performance degne dei professionisti più qualificati.

La Riserva di Biosfera è anche questo: tradizione autentica e intima fede che, fuse, si ripetono e si tramandano di generazione in generazione. Non solo un fatto di costume ma un modo di essere, di esprimersi, di manifestare idee e sentimenti che caratterizzano queste genti montanare che si riconoscono in un progetto comune legato a memorie lontane che tuttavia ancora oggi è un elemento che fa da collante per la comunità d'Appennino.

(Maria Grazia Vasirani. Comunità redazionale diffusa

 
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