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Riserva Naturale del Paluaccio di Oga

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Riserva Regionale Paluaccio di Oga:
    • Superficie a terra (ha): 30,38
    • Regioni: Lombardia
    • Province: Sondrio
    • Comuni: Valdisotto
    • Provv.ti istitutivi: DCR 1795 15/11/1984
    • Elenco Ufficiale AP: EUAP0322
  • Altre aree protette gestite:
    • ZPS Riserva Regionale Paluaccio di Oga
    • ZSC Paluaccio di Oga

 

 

Il Paluaccio di Oga

Il Paluaccio di Oga è una torbiera intermedia tra i due tipi poiché è caratterizzata da cupole di sfagni di modeste dimensioni, non riunite a formare un unico dosso centrale ma distinte tra loro.
A differenza di molte torbiere dell'Europa Settentrionale ancora attive e vive, il Paluaccio si trova in uno stadio di evoluzione estremamente avanzato e prossimo all'esaurimento. La sua condizione di maturità, raggiunta agli inizi di questo secolo, e' stata alterata e distrutta a causa di numerosi interventi di drenaggio per la bonifica della zona. Ciò allo scopo di agevolare ed effettuare le operazioni di scavo per l'estrazione della torba, utilizzata come combustibile per l'alimentazione della Fornace di Bormio tra il 1920 e il 1930.
I cumuli di sfagno si sono via via disseccati dando inizio ad un rapido processo di invecchiamento e disgregazione della torbiera.

Vegetazione

Attualmente la morfologia a "schiena d'asino" della torbiera, dovuta ad una bombatura centrale tipica delle torbiere alte, fa del Paluaccio un'area di grande interesse naturalistico.
La torbiera vera e propria è circondata da prati, pascoli e boschi di conifere, tra le quali domina il pino montano, il pino cembro, il pino silvestre ed il larice, otre che di betulle.
Di notevole importanza per la diversità di vegetazione esistente nella zona e' l'esposizione, la disponibilità di acqua e la profondità del suolo.
Peculiari sono gli elementi floristici presenti nella Riserva quali Andromeda polifolia, Drosera rotundifolia, Eriophorum vaginatum, Primula farinosa, Carex limosa.
Certamente l'elemento discriminante, sia dal punto di vista floristico che vegetazionale, è rappresentato dalla disponibilità di acqua.

Le acque

Le acque che scaturiscono in superficie in piccole e diverse sorgenti la cui esistenza e' forse dovuta ad una alimentazione sotterranea della torbiera, vanno ad alimentare i due emissari che drenano le acque a nord e a sud.
Con grande probabilità anche un tentativo di sbarramento delle acque di deflusso per il mantenimento di un ambiente torboso asfittico, non potrà ormai far altro se non rallentare la disgregazione dei cumuli di sfagno che e' divenuto purtroppo un processo irreversibile ed inarrestabile.
Trovandosi all'interno della Riserva Naturale del Paluaccio è consigliabile proseguire la visita al limitrofo Forte di Oga (fortificazione militare costruita agli inizi del '900 per difendere i valichi alpini rivolti verso il confine austriaco).

Come nasce e cresce una torbiera

Il processo di formazione di una torbiera richiede non solo tempo ma soprattutto equilibrio tra più fattori vincolanti ed indispensabili quali acqua, temperatura ed altre specie vegetali.
In un ambiente di torbiera, ambiente tipicamente umido, occorre che l'acqua formi un acquitrino: e' assolutamente necessario cioè che l'acqua ristagni.
Due sono le modalità secondo le quali e' possibile giungere alla formazione di una torbiera:

  • 1. Un'area invasa da graminacee e solo saltuariamente dall'acqua puo' trovarsi, per diverse ragioni, sempre più inondata. Il ristagno dell'acqua rende il terreno completamente asfittico, cioe' privo di aria, con conseguente sviluppo di piante tipiche dei suoli intrisi di acqua (Carex, Eriophorum, Sphagnum)
  • 2.Un piccolo lago, di origine morenica o come nel caso del Paluaccio tettonica, va incontro ad un progressivo interramento, dai bordi verso il centro. La vegetazione avanza ed il lago viene a poco a poco colmato da detriti anche vegetali fino ad arrivare alla situazione tipicamente acquitirinosa.

In entrambi i casi la quantita' di acqua che satura il terreno riduce l'ossigeno e, di conseguenza, il numero di batteri che decompongono i detriti organici nei loro componenti minerali. In questo modo la maggior parte del carbonio contenuto nei residui vegetali rimane inalterato.
Il seppellimento e la trasformazione dei vegetali vissuti in ambiente di torbiera daranno poi origine alla torba, un materiale leggero e molto poroso in cui sono presenti, ancor ben riconoscibili, i resti di vegetali, prevalentemente di muschi e di sfagni, ma anche frammenti e schegge di tronchi e legni non ancora decomposti.
La torba e' un combustibile fossile contenente in media il 53/58 % di carbonio, il 5/6 % di idrogeno ed il 28/35 % di ossigeno. La resa della torba come materiale di combustione e' tuttavia molto bassa.
Le torbiere tipiche delle zone alpine, ormai presenti nel nostro Paese in numero molto limitato e con ridotte estensioni, sono chiamate torbiere "basse": esse si presentano come praterie inondate, caratterizzate da zone a sfagno cui si associano varie specie erbacee (graminacee e ciperacee).
Nel Nord Europa invece, dove le precipitazioni atmosferiche sono elevate ed il clima più favorevole ad un maggior sviluppo degli sfagni, le torbiere sono dette "alte". Sul piano della torbiera si eleva una caratteristica cupola di sfagni che si innalza per decine di centimetri e a volte anche per metri.

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