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Riserva Naturale della Val Rosandra

Banner Locale per la promozione del territorio

L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 746,00
  • Regioni: Friuli Venezia Giulia
  • Province: Trieste
  • Comuni: San Dorligo della Valle
  • Provv.ti istitutivi: LR 42, art. 52 30/09/1996
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0986

Ulteriori informazioni: www.regione.fvg.it

Dati scientifici

 

 
Le setole di Pulsatilla montana proteggono la pianta

Flora e Fauna

La Val Rosandra-Dolina Glinščice è l'unico luogo nel Carso triestino dove scorre un torrente superficiale. La parola "carso", infatti, è di solito sinonimo di una superficie rocciosa e senza corsi d'acqua. La zona presenta una spiccata assimetria nella vegetazione: da una parte dominano i ghiaioni, dall'altro i boschi si alternano a pareti verticali. Su alcune parti pianeggianti si trovano le lande e i gramineti e nei pressi del torrente la vegetazione tipica di ambienti umidi. La vegetazione ha fioriture accese e concentrate: in primavera prevale il giallo, in autunno il rosa-violetto. Mentre nella parte alta della Valle, dove il rilievo è più dolce, la vegetazione più compatta e le fioriture sono attenuate e più regolari: domina il verde. Anche la fauna è variegata e tutte le famiglie sono ben rappresentate. Pur essendo un territorio prevalentemente carsico, è una delle aree più ricche di acqua nella provincia di Trieste e questo porta la presenza di un popolamento di rettili e anfibi unica a livello regionale e nazionale. Sul territorio della Riserva Naturale Regionale della Val Rosandra sono state segnalate finora oltre 130 specie di uccelli, delle quali circa 70 sono nidificanti; questi valori, specialmente in considerazione della limitata estensione dell'area, confermano l'alto valore naturalistico della zona. I mammiferi, pur non essendo specie facilmente contattabili, sono numerosi: il capriolo, il camoscio, il cervo, la lepre, lo scoiattolo, il ghiro, la volpe, il riccio, il mustiolo, la lince, l'ermellino e molte altre specie. L'alto numero di grotte e cavità presenti nella valle caratterizzano un'alta presenza di chirotteri, in particolare i Rinolofidi, scelti anche come simbolo della Riserva Naturale della Val Rosandra.

La cascata del torrrente Rosandra nei pressi di Botazzo
Sui ghiaioni della Val Rosandra cresce Drypis spinosa ssp. jaquiniana

Geologia

Nella fascia occupata dalla Riserva Naturale della Val Rosandra, affiorano i termini più recenti (40-45 milioni di anni fa) della successione stratigrafica del Carso, i calcari paleocenici ed eocenici, che testimoniano gli ultimi giorni di sedimentazione carbonatica nel mare della Tetide, e le arenarie e le marne eoceniche del flysch, sedimenti torbiditici che significano l'annegamento della piattaforma marina e la sua copertura da parte dei materiali provenienti dai continenti. Nell'alternanza di fasi tettoniche alpine e dinariche che contraddistinguono l'evolversi crostale della regione periadriatica (oggi questa parte di Europa), l'area della Val Rosandra è divenuta una zona di cerniera, per cui la successione calcareotorbiditica, dapprima costretta in pieghe, si è poi fagliata spezzandosi in più scaglie sovrascorse una sulle altre. Ne è risultata un'area unica anche per le caratteristiche geologiche, che donano alla Valle un fascino naturale del tutto speciale.
Dal punto di vista strutturale il settore della Val Rosandra appartiene all'estremo nord-occidentale della "Struttura embriciata della Čičarija", un'estesa struttura geologica caratterizzata da un succedersi di faglie inverse e di sovrascorrimenti a orientamento SE-NW, compresa tra la "Piattaforma del Carso" e la "Piattaforma istriana", altre due strutture geologiche posizionate una a nord ed una a sud. Un'ottima panoramica sulla tettonica dell'area si ha dalla vedetta di San Lorenzo, da dove si può osservare la struttura a scaglie, con l'andamento apparentemente sinclinalico della Valle e quello anticlinalico del Monte Carso. Una serie di forze compressive, risultato dello scontro fra la zolla eurasiatica e quella africana, ha dato origine a deboli pieghe e a tre principali sovrascorrimenti tra le rigide masse calcaree ed i plastici depositi del flysch: le pieghe del versante meridionale del Monte Castellaro, il sistema di faglie inverse sulle pendici del Monte Stena e nella valle di Draga, la sinclinale della Val Rosandra, la faglia del Crinale, l'anticlinale con piega a ginocchio del Monte Carso, il sovrascorrimento del Monte Carso e del Piccolo Carso dell'altopiano di San Servolo. Nel caso del Monte Stena si tratta di un sistema di piccoli sovrascorrimenti che pongono in contatto generalmente i calcari paleocenico - eocenici sulle marne a fucoidi di età eocenica. La degradazione e l'intensa fatturazione di queste ultime rendono particolarmente evidente questo contatto tettonico lungo il sentiero che porta da Hrvati a Bottazzo, dove si possono anche trovare le arenarie del flysch incassate nelle sottostanti marne. Molto didattica è la sezione geologica messa in luce dal Monte Carso: l'ampia piega anticlinalica che inizia in sinistra del torrente è complicata dalla "faglia del Crinale" che disloca una scaglia calcarea sovrascorsa sul fianco settentrionale dell'anticlinale coinvolgendo le marne. A sud vi è un sovrascorrimento a basso angolo, il "sovrascorrimento del Monte Carso", che porta le bancate calcaree sui termini torbiditici del flysch da Bagnoli fino a Prebenico - San Servolo e che genera una sottostante piega a ginocchio che determina il verticalizzarsi degli strati calcarei, delle marne e del flysch in corrispondenza dell'Antro di Bagnoli.

(Tratto dal libro "La Val Rosandra e l'ambiente circostante"cap. di Franco Cucchi - Cenni geologici")

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