2.1. ORIGINE DELLE AREE PROTETTE: brevi cenni.

 

L'interesse delle popolazioni per la difesa degli ambienti naturali da un uso distruttivo delle risorse ivi presenti è notevolmente aumentato in concomitanza del peggioramento della qualità della vita soprattutto negli agglomerati urbani, nelle zone industrializzate e, più in generale, laddove esistono fonti di inquinamento di diverso tipo. In Italia, il tema della conservazione della natura, a lungo, trascurato, ha conquistato l'interesse dei cittadini e dei decisori pubblici a partire dai primi anni settanta, quando la ìventata ecologicaî di origine nordamericana, inglese e francese richiama l'attenzione sul concetto elementare e basilare del rapporto uomo-ambiente.

In un siffatto contesto ecologico, ai parchi viene rivolta un'attenzione particolare, tanto da essere considerati, secondo nuovi criteri nati negli Stati Uniti, territori rivolti ad un uso multiplo, la cui gestione deve tener conto sia dei delicati problemi connessi con la salvaguardia delle risorse naturali ed ambientali, sia dello sviluppo sociale, economico e culturale delle popolazioni residenti.

I primi movimenti di opinione per un'amministrazione più corretta delle risorse naturali e per una differenziazione degli obiettivi di gestione nascono in alcune parti dell'Europa e negli Stati Uniti agli inizi del XIX secolo. Questi, sorretti da associazioni naturalistiche e culturali, determinano una discreta opera di sensibilizzazione nell'opinione pubblica, tanto è vero che nel 1864, per la prima volta, un'ampia area di proprietà demaniale (lo YOSEMITE VALLEY), viene riservata alla popolazione dello Stato della California per scopi ricreativi. Meno di dieci anni dopo, nel 1872, viene istituito negli Stati Uniti il Parco di Yellowstone, il più antico parco nazionale dell'era moderna.

In Italia il primo parco nazionale è quello del Gran Paradiso, istituito nel 1922 con R.D.L. n. 1584, già tutelato dalle ìRegie Patentiî dal 1821, Riserva reale di caccia dal 1856 per volontà di Vittorio Emanuele II. La data di istituzione del Parco è da considerarsi storica per il nostro Paese sebbene il concetto di parco non sia stato sufficientemente recepito dall'opinione pubblica e i tempi non siano ancora maturi politicamente. Nasce da lì a breve anche il parco nazionale d'Abruzzo, progettato agli inizi del secolo e realizzato attraverso un ente privato. Sembrava che l'Italia si scuotesse per assumere addirittura un ruolo di leader nella conservazione della natura in Europa. Ma il fascismo imprime il suo marchio autoritario anche ai parchi nazionali. Il Parco del Gran Paradiso viene ben presto affidato alla Milizia nazionale e sorte analoga ha nel 1933 il parco nazionale d'Abruzzo. Nel 1935 viene istituito il parco nazionale dello Stelvio, senza alcuna consultazione locale sempre con personale della Milizia. Il parco nazionale del Circeo a sua volta viene amministrato dall'Azienda di Stato per le foreste, benché di tutt'altro si trattasse. Estranei all'economia e alla società, gestiti in forma repressiva senza però impedire il bracconaggio e le manomissioni, i parchi nazionali attraversano un periodo tristissimo. L'ostilità e i pregiudizi delle popolazioni locali non si attenuarono nel dopoguerra. Anche dopo il ritorno all'autonomia gestionale i parchi del Gran Paradiso e d'Abruzzo ebbero anni di stenti, di paralisi, di incomprensioni; i parchi esistenti, con la sola eccezione del parco d'Abruzzo, riuscirono a dare limitati benefici alle popolazioni locali, martellate da una propaganda che metteva l'accento su divieti e regolamenti burocraticamente fastidiosi (si pensi che i permessi per rifare un tetto, per riparare una stalla, costruire un muro o un serbatoio d'acqua potevano tardare mesi o anni).