3.6.1. Il rapporto con il settore agricolo.

 

Il settore agricolo rappresenta senza dubbio l'attività economica più debole di quelle esistenti nel Parco nazionale. Si sono infatti già evidenziate le caratteristiche di marginalità di questo settore e una prospettiva futura negativa data la mancanza anche di ricambio generazionale.

Per questo motivo è necessario realizzare un programma di interventi basato sul minimo di imposizioni vincolistiche, orientandosi invece verso forme di sviluppo sostenibili con l'ambiente in modo da evitare l'abbandono e quindi la perdita di importanti presidi umani e una differenziazione paesistica importante per la natura e cultura del Parco. Va considerato inoltre che il territorio del Parco risulta per la maggior parte occupato da superfici boscate rendendo ancora più preziosa la funzione svolta dalle unità agricole presenti.

Per questo è volontà del Parco destinare contributi a quelle aziende che si dimostreranno preparate e sensibili al perseguimento degli obiettivi che verranno fissati attraverso azioni di sostegno alle aziende supportate da adeguata assistenza tecnica, richieste di finanziamento in tal senso, per un importo pari a 5 miliardi, sono state avanzate al Ministero dell'Ambiente nell'ambito della delibera CIPE del 12 luglio 1996.

Il programma di incentivi per le aziende agricole consiste in un impegno economico a carico dell'Ente Parco, variabile in funzione della superficie aziendale, nonché delle tipologie colturali e del carico di bestiame allevato, fino ad un massimo di circa 10.000.000 di lire, per l'adozione di misure dissuasive e preventive, ma anche più generali di miglioramento aziendale, qualora si dimostri una effettiva compatibilità ambientale e di conservazione delle attività tradizionali.

Per quel che riguarda il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, oltre l'80% della sua superficie è boscata, e l'esigenza di conservare gli spazi aperti e i terreni agricoli risponde a finalità ambientali, paesaggistiche e socio economiche, ed è per questo motivo che il Parco ha attuato un programma di aiuti alle aziende agricole che consentirà di incentivare la realizzazione di piccole opere che aiutino gli agricoltori a continuare ad esercitare la propria attività.

Prese in considerazione le aree protette nazionali e tosco-emiliane il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è fra quelle a minore specializzazione agricola. Il settore primario (agricoltura, caccia, sivicoltura) assorbe poco più del 4% degli occupati complessivi del comprensorio del Parco. L'agricoltura è di tipo tradizionale e legata al territorio di origine da cui proviene il 90% dei conduttori delle aziende presenti nel Parco.

In uno scenario del genere la prima azione intrapresa dall'Ente è stata quella di analizzare la realtà agricola presente attraverso un censimento delle aziende. Il progetto, realizzato dalla cooperativa DREAM Italia, ha contato e preso in esame 120 aziende presenti di cui 80 hanno il centro aziendale all'interno del Parco.

L'Ente riconosce all'attività agricola un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità ambientale, dell'identità paesaggistica e nel garantire la permanenza di insediamenti umani nelle aree più disabitate e marginali.

Alla luce di queste consapevolezze l'agricoltore diviene per molti aspetti il custode del territorio. Sulla base dei dati acquisiti e delle considerazioni sopra sintetizzate l'Ente si è posto l'obiettivo di rivitalizzare le vocazioni produttive originarie.

Le azioni dell'Ente si sono quindi sviluppate sui seguenti fronti:

predisposizione di un programma agroambientale specifico per il Parco;

azione di informazione e divulgazione dei programmi agroambientali della PAC (agricoltura compatibile);

applicazione del regolamento riferito ai danni da fauna selvatica (indennizzi secondo la Legge istitutiva del Parco 394/91 e successiva deliberazione n. 55 del 06/04/95).

 

 

 

 

Interventi del Parco sull'agricoltura

 

Sistemazione dei prati pascolo

L.

450.000.000

 

Censimento delle aziende agricole

L.

34.000.000

 

Programma di aiuti alle aziende agricole del Parco

 

L.

 

410.000.000

 

Indennizzi danni da fauna (giugno 1995-giugno 1998)

 

L.

 

327.000.000

 

Totale

L.

1.221.000.000

 

 

Indennizzi concessi dal Parco ad allevatori e agricoltori per danni da fauna selvatica:

 

1995

da giugno a dicembre

L.

37.000.000

 

1996

 

L.

96.000.000

 

1997

 

L.

141.000.000

 

1998

da gennaio a giugno

L.

53.000.000

 

 

Inoltre il regolamento 2078/92 CEE stabilisce forme di aiuto a coloro che sono intenzionati a convertire o a mantenere un tipo di agricoltura a basso impatto ambientale. Il regolamento è stato approvato dalle Regioni che hanno previsto privilegi particolari (una maggiorazione dei premi in Emilia Romagna) o addirittura misure ad hoc (è il caso della Toscana) per le aziende ricadenti nel territorio del Parco.

Molte volte, in maniera anche strumentale, i Parchi vengono visti come nemici dell'agricoltura, come portatori di vincoli e limitazioni. Senza voler affermare che un Parco non porti vincoli, possiamo però dire che il Parco è consapevole che la conservazione può essere efficace solo quando coinvolge le popolazioni locali e in particolare chi esercita attività produttive compatibili. Se dal Parco (ed in generale dalla montagna italiana) sparirà l'agricoltura, tra qualche decennio avremo dei territori molto diversi da quelli odierni, e quasi sicuramente non migliori neppure da un punto di vista naturalistico.

Fare l'imprenditore in Casentino non è facile, anche se lo sviluppo industriale della vallata è stato superiore a quello che si poteva immaginare; basti dire che la gran parte delle valli montane vive di turismo, agricoltura o allevamento.

Stiamo vivendo una situazione di stallo, non si vedono nascere nuove iniziative imprenditoriali e per alcune aziende è in vista il primo passaggio generazionale, momento tradizionalmente critico.

Se a questo si aggiunge la forte individualità che caratterizza l'imprenditoria locale e le carenze in settori strategici come la comunicazione e la creatività, si capisce che ci sarà da lavorare molto ed in questo senso un ruolo fondamentale sono chiamate a giocarlo anche le istituzioni locali ed il mondo della scuola.

Per questo si sta effettuando una seria opera di studio sulla realtà produttiva locale, per capire innanzitutto quali sono le reali necessità cui dobbiamo cercare di dare una risposta, ma questo non può bastare se altri soggetti quali scuola, istituzioni ed imprenditori non fanno la loro parte.

Il Casentino è una realtà chiusa e la prima cosa che bisogna sviluppare è il confronto con altre attività produttive, più dinamiche e avanzate. Solo dal confronto infatti, può nascere una nuova e più moderna mentalità imprenditoriale.