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Parco Nazionale della Val Grande



Atti del Convegno
  Wilderness e turismo integrato - Opportunità o conflittualità?

“Tutela ambientale e economia compatibile”

Gentili Signore e Signori,
il tema che sono stato chiamato a trattare non è certamente tra i più facili da affrontare avendo poco tempo a disposizione; non ho, tuttavia, alcuna intenzione di annoiarvi con lunghe dissertazioni sull’argomento. Mi sembra piuttosto utile ed interessante, in questa sede, porgerVi alcuni spunti di riflessione che servano ad alimentare il dibattito successivo.

Prima però vorrei ringraziare la Regione Piemonte ed il Parco Nazionale della Val Grande per avermi invitato a questo interessante Convegno, e vorrei porgere il cordiale saluto dell’Ing. Bruno Agricola, Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente, che mi ha pregato, altresì, di presentarVi le sue scuse per non aver potuto prender parte personalmente ai lavori, perché trattenuto a Roma da improrogabili impegni.

Tutela Ambientale, o se volete, Conservazione della Natura ed Economia Ambientale, ovvero, problemi di Sviluppo sostenibile, vengono spesso visti da versanti antagonisti e, spesso, conflittuali. Di recente è emersa, tuttavia, la tendenza a teorizzare la conciliazione di interessi, istituzionalizzando i procedimenti negoziali di mediazione. Se, vent’anni fa, i sostenitori dello scontro frontale e radicale tra i due versanti erano numerosi, oggi le posizioni sono decisamente mutate.

“Vi è una crescente consapevolezza, specie dopo la Conferenza di Rio, e l’adozione, da parte di numerosi Stati, dell’AGENDA 21, che lo sviluppo sostenibile abbia dimensioni non solo economiche, ma anche sociali ed ambientali. Poiché la Tutela dell’Ambiente è divenuta un’esigenza cruciale per garantire un’adeguata qualità della vita, dobbiam ______________ ___________ ________ _________________ _itare il degrado e l’esaurimento delle risorse naturali…." così si esprimevano congiuntamente un noto conservazionista dell’UICN, Geoffrey Mc Neely, ed un illustre economista della World Bank, Mohan Munasinge, l’indomani della VI° Conferenza Mondiale dei Parchi Nazionali, tenutasi a Caracas (Venezuela) nel febbraio 1992; la loro affermazione è più che mai attuale. E’, infatti, ormai definitivamente acquisito negli ambienti economici più qualificati, il concetto che sia più vantaggioso impiegare tutti i fattori della produzione, ivi comprese le risorse ambientali, piuttosto che puntare su rapidi, ma illusori, arricchimenti basati su un pesante sovrasfruttamento di risorse naturali, per garantire alla Comunità degli utili sostenibili, cioè compatibili con il mantenimento di tali risorse. Per ottenere un tale risultato occorre, tuttavia, affrontare il problema dell’utilizzo delle Risorse Primarie di una determinata area o territorio (Aria, Acqua, Suolo, Fauna, Vegetazione) seguendo un approccio diverso da quello previsto dalle leggi di mercato dell’economia tradizionale; ciò è particolarmente vero per le Aree Protette, che sono siti di rilevante interesse naturalistico, ricche di habitat seminaturali e natura permesso il varo del Parco e che non va persa!

La “wilderness”, cioè l’aspetto selvaggio ed impervio, che ha reso così famosa la Val Grande, è, senz’altro, un valore prezioso da salvare, ma è anche testimonianza storica delle travagliate vicissitudini che le genti di montagna hanno vissuto, e tuttora vivono, in questo territorio.

Un’attenta lettura di tutte le componenti paesaggistiche di questo territorio deve far riflettere su un dato: quest’area, oggi così selvaggia, non è nata per accidente o per caso, ma per ben precisi eventi socio-economici, e non è nemmeno casuale la coincidenza tra il suo odierno valore ecologico ed il suo intrinseco valore economico, valori entrambi di cui possono e debbono poter beneficiare, in primo luogo, i residenti in questo territorio.

Gli economisti ambientali, oggi, ci dicono che l’istituzione e la gestione di Aree Protette ha sì costi elevati, ma che, tuttavia, a conti fatti, è meno dispendioso salvaguardare l’integrità di ecosistemi relativamente intatti, piuttosto che tentare di intervenire a posteriori sul loro stato degradato.

A questo punto potremmo divertirci ad esaminare insieme tutta una serie di casi che convalidano l’affermazione che: CONSERVARE CONVIENE!…ma non resta molto tempo e mi limiterò a citarne alcuni.

Gli 8728 ha di Foresta di Mangrovie della NATURAL FOREST RESERVE del Sarawak, ad esempio, producono annualmente ben 21,1 milioni di dollari equivalenti in specie ittiche, che trovano in questo particolare tipo di habitat costiero un sito ottimale per la riproduzione.

Non solo, la foresta produce, inoltre, l’equivalente di 123,7 milioni di dollari l’anno di prodotti lignei ed alimenta un’industria turistica di 3,7 milioni di dollari l’anno.

Il Turismo naturalistico, o Turismo Verde, o Ecoturismo, un tema di cui parlerà più avanti un oratore ben più autorevole di me come il Dr. Cetti Serbelloni, è una risorsa che può e deve essere gestita in modo sostenibile entro e fuori dell’Area Protetta, in modo graduale e differenziato. Anche qui, però, gli economisti ci avvertono di fare attenzione alle scelte!

I costi delle cosiddette esternalità dei flussi turistici devono essere ripartiti su un territorio più vasto che include l’area protetta, e non possono essere scaricati sull’area protetta, pena una forte remissione di Biodiversità, che deprezzerebbe rapidamente e, forse, irreversibilmente il valore dell’area medesima.

I vantaggi, cioè i profitti derivanti da tale attività devono anch’essi essere ridistribuiti su tutto il territorio, facendo attenzione a calibrare le “capacità portanti” dello stesso, programmando e monitorando i transiti, cercando infrastrutture ricettive nelle aree contigue, ecc…intuitivo e facile a dirsi, meno facile a realizzarsi. In pratica è necessario redigere un piano di sviluppo socio-economico che si integri con il Piano di gestione naturalistico del Parco (v. artt. 12 e 14 della Legge).

Ancora un esempio: sapete quanto fruttano i flussi di “Birdwatchers” che vengono ad ammirare con i loro cannocchiali le migrazioni primaverili dei passeracei al POINT PELEE NATIONAL PARK, in Florida?

Sei milioni di dollari l’anno di introito netto!

Qui nella Val Grande dovrebbero esserci interessanti paesaggi di avifauna e, forse, qualche notizia al riguardo potrà darcela più tardi il Dr. Tallone stesso, che è un vero esperto in questa materia.

Ma torniamo ancora a quanto ci dicono i nostri economisti. Essi ci avvertono che, man mano che lo sviluppo economico procede, tanto più si espandono i mercati, tanto maggiore è l’esigenza dei governi di mantenere e tutelare aree naturali; quando poi la crescita economica diventa tumultuosa ed accelerata le aree diventano più vulnerabili e diviene più difficile istituirle. A questo punto, per garantirci uno sviluppo sostenibile non è più sufficiente una politica di conservazione basata esclusivamente sull’istituzione di aree protette, ma occorre fare di più ed occuparci anche di disinquinamento, di riciclaggio, di produrre in modo pulito, di tenere bassi i costi energetici, ecc.; ma, allora, a che cosa servono i Parchi? Cosa sono? Quali funzioni rivestono in uno scenario di globalizzazione delle economie?

Sono BANCHE DI BIODIVERSITA’, LABORATORI ALL’APERTO di sperimentazione di processi naturali, LEMBI DI NATURA e PAESAGGI STORICI da salvaguardare, METE PER ECOTURISTI METROPOLITANI, AREE DI RISCOPERTA di sensazioni primordiali stampate nella nostra memoria genetica, AUTORITA’ DI GESTIONE DEL VINCOLO O AGENZIE DI SERVIZI NATURALISTICI E DI ECOSVILUPPO?

Il bello delle Aree Protette è che sono un po’ di tutte queste cose e, che, ognuno di noi può fruire di almeno una di queste funzioni senza, necessariamente, intralciare il suo prossimo.

I problemi subentrano se a voler fare tutte queste cose si è in troppi e si pretende di farle tutti insieme magari il sabato e la domenica e le feste comandate!

Alcuni economisti si sono cominciati a chiedere quale fosse il valore unitario di alcune funzioni e se fosse possibile attribuire ad alcune di esse un prezzo figurato bruto.

Ad esempio, nel caso del famoso PARCO NAZIONALE DELLE GALAPAGOS, questo valore riferito alla sola funzione di richiamo turistico, è stato stimato attorno ai 64 dollari per ettaro, per anno, per un totale di 720.000 ettari. Forse una valutazione analoga per il caso Val Grande sarebbe possibile, ma dovrebbe prendere in considerazione l’intero territorio in cui il Parco è inserito; sono certo che le cifre finirebbero col convincere anche i più scettici!

Vorrei concludere questo intervento sottolineando l’importanza di alcune Convenzioni Internazionali in materia di tutela della Flora e della Fauna e del Paesaggio.

Assieme alle altre in campo dei principi informatori che ispirano le principali CONVENZIONI INTERNAZIONALI DI CONSERVAZIONE DELLA NATURA, mi riferisco alla CONVENZIONE DI BERNA, sulla conservazione della Vita Selvatica, alla CONVENZIONE DI BONN sulla tutela delle specie migratorie, alla già citata CONVENZIONE SULLA BIODIVERSITA’, ed inoltre alle due importanti direttive comunitarie, che ne rappresentano gli strumenti di attuazione a livello europeo, la direttiva sugli uccelli selvatici (n. 79/409) e sulla tutela delle specie e dei loro Habitat (n. 92/43), ed, infine, alla grande Convenzione per la TUTELA DELL’ARCO ALPINO, che l’Italia è in procinto di ratificare.

Tutti questi trattati internazionali possono essere vissuti dal Parco come occasioni ed opportunità di cooperazione transfrontaliera ed europea per vincere la sfida di realizzare un modello di sviluppo compatibile con la conservazione delle sue risorse.

Alessandro Russi - Ministero Ambiente – Servizio Conservazione Natura