Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 49 - OTTOBRE 2006




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Un uovo di colombo per cento uova di tartaruga

La parola d'ordine è "fare rete": 12 centri di recupero e 31 partner per un progetto di sistema che aiuti a tutelare la Caretta caretta, spesso vittima delle reti dei pescatori e del caotico traffico nautico.

Evviva Chelone, ninfa bella e irriverente, che osò deridere Giove e Giunone proprio nel giorno delle loro nozze: offese e furiose, le divinità la precipitarono in mare, costringendola a peregrinare con la casa in groppa fino alla notte dei tempi; senza lo sgarbo della giovinetta e l'olimpica vendetta non ci sarebbe questo straordinario rettile che, per il lontanissimo incipit della sua storia evolutiva (siamo al Carbonifero, circa 300 milioni di anni fa) può essere definito "fossile vivente".
Chelone di mare (a differenza delle testuggini che vivono esclusivamente in acqua dolce o sulla terra ferma), la Caretta caretta è una delle specie comprese negli allegati II e IV della Direttiva Habitat e la sua conservazione è ritenuta strategica per gli equilibri vitali del Mediterraneo. Il ruolo dell'Italia nella salvaguardia della tartaruga marina è cresciuto d'importanza negli ultimi anni a fronte, viceversa, di un coordinamento politico e tecnico, a livello nazionale, non sufficiente a garantire interventi davvero efficaci ai fini della tutela delle dinamiche biologiche della specie.
Le peripezie di una tartaruga in Italia
Sono 60.000 ogni anno le tartarughe che finiscono accidentalmente nelle reti dei pescatori: 10.000 solo in Italia, con una percentuale di mortalità dal 10 al 50%.
E, oltretutto, non è neppure quella della pesca l'unica minaccia concreta per la povera Caretta caretta la quale, in misura purtroppo crescente, si trova a dover fronteggiare un traffico nautico troppo spesso caotico, turisti che invadono in massa le spiagge propizie alla posa delle uova e, ancora, mari sempre più torbidi e coste smangiate dall'erosione.
Lo stesso ciclo vitale del nostro chelone lo espone, peraltro, a numerosissime occasioni di rischio; a partire dalla nidificazione, ad esempio: le tartarughe che hanno cicli di deposizione variabili da 2 a 8 anni, a distanza di lungo tempo ritornano sugli stessi litorali - guidate da fattori ambientali piuttosto che dal campo magnetico terrestre, dalla direzione delle onde e da ragioni di chimica delle sabbie e dell'acqua - e qui, sovente, trovano condizioni mutate ed inospitali, tali da rendere impraticabile la nidificazione; in fondo, data la difficoltà di reperire un sito idoneo, si spiega ancor meglio perché, una volta individuato, lo conservino per tutta la vita. Delicatissima, quindi, la fase della schiusa quando gli inermi piccoli appena usciti dall'uovo (un centinaio quelli di una deposizione "tipo" della Caretta caretta) nel prendere la via del mare (generalmente di notte) possono essere fatalmente disorientati da luci artificiali o, peggio ancora, finire facili prede per gabbiani, granchi, ratti, volpi, cani ed altri animali ghiotti di quelle tenere carni succulente.
Caretta in rete
E' noto che la risposta ad un problema complesso, dove cioè è impossibile non contemperare, ciascuna e contestualmente, le varie parti che compongono il tutto, si trova necessariamente nell'alveo dell'integrazione fra i differenti soggetti interessati e le specifiche istanze di cui sono portatori: di certo è questo il caso della tutela della Caretta caretta per la quale si incontrano (scontrano!) fattori naturali, biologici, antropici e, non ultimo, economici.
Invocata in tanti contesti - e in tanti contesti, a tutt'oggi disattesa - anche qui la strada maestra sembra essere quella di una strategia politica e operativa in cui sia dominante un approccio marcatamente sistemico.
Eccolo dunque l'uovo di colombo di molti se non tutti i settori: fare rete, fare squadra e concertare in via partecipata obiettivi, azioni e strumenti. Nella fattispecie, la tartaruga marina, anche grazie al concorso finanziario dello strumento comunitario (oggi in via di pensionamento, sic!) dedicato all'ambiente, il Life Natura, ha ispirato la progettualità del Settore Conservazione Natura di CTS Ambiente, sotto il cui coordinamento è nato TARTANET, un network di istituzioni ed enti impegnati nello sforzo comune di salvaguardare e promuovere la presenza della discendente di ninfa Chelone nei nostri mari.
TARTANET sottende un partenariato eccezionalmente cospicuo, composto da ben 31 autorevolissimi soggetti; a fianco di CTS Ambiente ("Proponente") figurano infatti nella rete delle tartarughe: otto "Partecipanti": l'AGCI Agrital, l'Area Marina Protetta di Punta Campanella, la Fondazione Cetacea, Legambiente, Legapesca, il Parco Naturale della Maremma, l'Università di Siena e l'Università di Torino; nove "Cofinanziatori": il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, la Regione Lazio, la Regione Toscana, il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il Parco Nazionale dell'Asinara, la Provincia di Agrigento, la Provincia di Cagliari e la Provincia di Reggio Calabria; infine, tredici "Sostenitori": il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, la Guardia Costiera, Federparchi, la Regione Calabria, il Comune di Brancaleone, il Comune di Manfredonia, il Fondo Siciliano per la Natura, il Centro Recupero Tartarughe di Laguna di Nora, l'Acquario di Livorno, il Centro di Recupero Tartarughe di Policoro, il Parco Nazionale del Gargano, Europe Assistance e il Centro Studi Cetacei.
TARTANET Tool box
Traguardo più ambito della rete virtuosa di TARTANET è incentivare ed agevolare la definizione di una strategia di conservazione condivisa e fattiva, a carattere nazionale, per la Caretta caretta.
Nel medio e lungo termine si prevede così di rafforzare il confronto fra i differenti portatori di interessi, contemperando, nell'obiettivo di tutela della Caretta caretta, aspetti connessi tanto alla sfera istituzionale e politica quanto a quella della comunità scientifica piuttosto che a quelle degli operatori economici e delle ONG.
Facendo opportunamente tesoro delle esperienze pregresse, il network di CTS a sostegno delle tartarughe marine intende sostenere ed integrare, a livello locale, i gruppi di ricerca già attivi nel campo della conservazione della Caretta caretta.
Al fine di un esaustivo e utile raggiungimento degli obiettivi, oggettivamente ambiziosi, dichiarati dalla squadra di TARTANET sono stati approfonditi e quindi messi a regime un insieme di azioni e strumenti funzionali fra cui, i principali:
• costituzione del Network TARTANET
si tratta della rete dei Centri di Ricerca e recupero tartarughe, motore operativo del progetto, a consistente presidio dei litorali nazionali;
• coordinamento e standardizzazione di iniziative a favore della Caretta caretta:
per la realizzazione di questa azione si prevede la creazione di una rete telematica per una comunicazione in progress delle attività di TARTANET e dei relativi risultati e, soprattutto, l'attivazione di percorsi formativi per gli addetti al progetto;
• sperimentazione di soluzioni per la riduzione delle catture accidentali durante l'attività di pesca: è incentivato, in tal senso, il sistema TED, Turtle Excluder Device (dove una grata, posta sul sacco dello strascico, si apre sotto il peso della tartaruga accidentalmente catturata) nonché l'utilizzo di ami circolari cui è meno probabile che la tartaruga resti allamata rispetto a quelli tradizionali;
• avvio del servizio "Pronto Intervento Tartarughe":
abbinato ad un numero verde attivo su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24, il servizio consente la raccolta di segnalazioni di cattura accidentale e l'organizzazione di interventi tempestivi di recupero e cura;
• allestimento di un portale web sulle tartarughe marine:
il sito www.tartanet.it ha lo scopo di incrementare lo scambio di esperienze e la condivisione di dati relativi alla Caretta caretta, anche grazie alla possibilità di accedere, accreditandosi, ad un apposito data base di carattere scientifico;
• redazione di un Piano Italiano per la diminuzione delle interazioni fra conservazione della specie e ordinarie attività di pesca:
nel documento programmatico, elaborato in piena concertazione con i soggetti aderenti a TARTANET, saranno presenti proposte disciplinari e di regolamentazione oltre a ipotesi di incentivo, su scala nazionale, per pratiche di prelievo ittico meno impattanti;
• la definizione di un programma nazionale di sensibilizzazione:
la riuscita dell'ardua sfida di TARTANET è strettamente connessa ad una maturazione collettiva nella comunità circa l'importanza della salvaguardia della tartaruga marina per il positivo equilibrio dell'ecosistema mediterraneo: il progetto intende dunque predisporre numerosi momenti di informazione ed educazione attorno al tema.
I Centri di Recupero
Cuore operativo del progetto TARTANET è sicuramente la rete costituita dai presidi costieri, i Centri di Recupero, allestiti in strutture messe a disposizione da Enti Locali che aderiscono all'iniziativa.
Dodici, in totale, i Centri di Recupero TARTANET, di cui 7 già esistenti:
• Laguna di Nora (Sardegna meridionale)
• Linosa (Pelagie)
• Lampedusa (Pelagie)
• Cattolica Eraclea (Sicilia meridionale)
• Comiso (Sicilia orientale)
• Policoro (Basilicata, costa ionica)
• Riccione (Adriatico settentrionale)
E 5 di nuova istituzione:
• Asinara (Sardegna settentrionale)
• Parco della Maremma (Tirreno centrale)
• AMP Punta Campanella (Tirreno meridionale)
• Brancaleone (costa ionica meridionale)
• Manfredonia (Adriatico meridionale)
Nella distribuzione dei presidi, evidentemente copiosa e geograficamente equilibrata da nord a sud, si nota una copertura sostanzialmente esaustiva del mare interessato dalle rotte della Caretta caretta e quindi una ripartizione territoriale assolutamente economica e funzionale dello svolgimento dell'attività ordinaria.
Aperti tutto l'anno, i Centri TARTANET possono contare sulla presenza permanente di un veterinario cui è affidata la direzione sanitaria del centro, di un biologo marino esperto in cheloni marini e di un operatore di supporto tecnico-operativo.
Molteplici e di varia natura le azioni perseguite da e presso i Centri di Recupero:
• Attività di recupero e cura
Dotati di un'autovettura per il trasporto degli animali catturati, i centri sono inoltre forniti di sala operatoria ed altre strumentazioni chirurgiche idonee alla cura degli animali feriti ed al monitoraggio del decorso post operatorio.
• Ricerca e monitoraggio
Presso i Centri si svolge il rilevamento dei dati (biometrici, parassitologici ed ecotossicologici ecc.) destinati a studi di carattere genetico da svolgersi presso le Università partner del progetto.
• "Osservatorio" catture accidentali
E' il monitoraggio, per relativo ambito geografico di riferimento, delle catture accidentali e degli spiaggiamenti della Caretta caretta.
• Implementazione Data Base nazionale
Lo staff dei centri col contributo di altri soggetti (Istituti di ricerca, Associazioni, Università) aderenti a Tartanet o, comunque, in sintonia con le finalità dell'iniziativa, raccoglie i dati relativi a catture, spiaggiamenti, deposizioni e nascite alimentando un'unica banca dati di carattere nazionale (presumibilmente, a regime, gestita direttamente dal Ministero dell'Ambiente).
• Gestione Pronto Intervento Tartarughe
Servizio di recupero e cura, già descritto e svolto in collaborazione con la centrale operativa di Europe Assistance che raccoglie le segnalazioni e attiva il Centro di Recupero più vicino; è attivo per il servizio il numero verde: 800 904841.
• Informazione, Formazione e sensibilizzazione
Compito prioritario dei Centri di Recupero è quello di promuovere una maggior conoscenza delle tartarughe marine, sensibilizzando la popolazione alla salvaguardia loro e del loro habitat.
• Formazione pescatori locali
A supporto del significativo impegno per divulgare metodologie di pesca a basso impatto perseguito principalmente attraverso l'organizzazione di specifici momenti di formazione, è stato distribuito ai pescatori, in concomitanza di TARTANET, un Kit di primo intervento (in totale 250 kit) per le catture accidentali, costituito da un retino, uno slamatore e una tronchesina.
Verso una politica generale di conservazione
Con il graduale ma esaustivo raggiungimento degli obiettivi attesi, TARTANET intende favorire il recepimento in Italia delle indicazioni fornite dal Piano d'Azione Mediterraneo dell'UNEP ed allo stesso modo, a conferma del proprio spiccato approccio sistemico, favorisce la divulgazione di tutte quelle best practices congruenti sviluppate nell'ambito dei progetti Life Natura dedicati ad azioni di sostegno per i cheloni marini. Con grande risalto e connesso impegno organizzativo per la comunicazione al grande pubblico dei profondi significati ecologici legati alla conservazione della Caretta caretta, si prevede di ottenere una riduzione cospicua delle minacce agli habitat della specie a partire dall'incentivo di interventi di tutela più efficienti e coordinati. Il binomio più critico, quello fra pescatori e vincoli di tutela della specie, è in qualche modo attutito ed armonizzato in virtù di molteplici occasioni di confronto ed elaborazione concertata di pratiche innovative; a corredo di tutto ciò, è avviato un circuito durevole di interlocuzione e collaborazione fra i differenti soggetti coinvolti, anche professionalmente, nella difesa della Caretta caretta e dell'ambiente marino in generale. Se Plinio decanta le virtù delle sue carni come antidoto per veleni di ragni e scorpioni e le sue orine, mescolate a cimici, praticamente portentose per il morso degli aspidi, noi sappiamo quanto la tutela attiva della tartaruga marina sia un prezioso indicatore per il futuro del nostro mare e, a discendere, per la sostenibilità, in senso lato, del nostro futuro. Per compiere la difficile opera di salvaguardia di questo suggestivo animale in cui sono coinvolti luoghi e tempi diversi, geografie molteplici e, soprattutto, soggetti ed interessi distanti e talora conflittuali, TARTANET delinea una rotta precisa, forse l'unica: quella del dialogo, del confronto e della collaborazione; una rotta laboriosa, lenta, rigorosa e concreta. E pacifica, come la tartaruga.

di Laura Ravazzoni