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Parco delle Colline di Brescia

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 4.418,00
  • Regioni: Lombardia
  • Province: Brescia
  • Comuni: Bovezzo, Brescia, Cellatica, Collebeato, Rezzato, Rodengo-Saiano
  • Provv.ti istitutivi: D.G.R. n. 13877 31/05/1996

 

 

Storia e dati generali

Nel dicembre del 2000, il Comune di Brescia, con l'approvazione di una specifica variante al Piano Regolatore Generale, ha individuava il perimetro del Parco delle Colline, dando così di fatto il via libera all'organizzazione e alla salvaguardia di uno spazio vitale per la città e i comuni limitrofi, costituito da un insieme di ambienti naturali diversificati tra loro, con caratteristiche ecologiche di grande interesse e rarità anche in ambito europeo, e non solo locale.

Aspetti geologici

I rilievi del Parco delle Colline si sono formati tra la fine del Triassico e l'inizio del Giurassico (circa 200 milioni di anni fa) e il Miocene inferiore/medio (circa 20 milioni di anni fa). Sono composti soprattutto da rocce sedimentarie calcaree e dolomitiche, talvolta anche marnose e selcifere. L'ambiente di deposizione dei sedimenti che le hanno originate è stato riconosciuto con l'analisi dei fossili delle alghe e degli animali marini contenuti nelle rocce più diffuse. Si trattava di un mare tropicale dal quale si è formata la catena delle Alpi. Le montagne e le colline che si sono sollevate da questo mare sono state successivamente deformate, fratturate e sovrapposte le une sulle altre fino a generare le forme del paesaggio attuale.

Le formazioni geologiche più diffuse, a partire da quelle più antiche, sono le seguenti:

  • Corna. Calcari di colore chiaro, compatti, ricchi di fossili marini e soggetti a fenomeni carsici. Questa roccia viene chiamata marmo di Botticino per i suoi utilizzi in ambito decorativo.
  • Medolo. In dialetto bresciano significa "concio di pietra squadrato". Mostra stratificazioni evidenti e si è formato per deposizione in ambiente marino di sedimenti calcarei. E' possibile distinguere due diverse formazioni: il "Calcare di Gardone Val Trompia" e il "Calcare di Domaro". E' stato utilizzato per costruire edifici storici di pregio, quali ad esempio il Duomo Vecchio di Brescia.
  • Formazione di Concesio. Calcari, anche marnosi, con frequenti noduli di selce e stratificazione in genere evidente.
  • Selcifero Lombardo. E' composto da selci di vario colore formatesi in un periodo compreso tra 170 e 150 milioni di anni fa. Mostra affioramenti di dimensioni piuttosto ridotte ma abbastanza diffuse.
  • Maiolica. Calcari compatti di colore bianco avorio con noduli e strati di selci. La sua formazione risale a un periodo compreso tra 150 e 115 milioni di anni fa.
  • Scaglia Lombarda. Si distingue nelle unità della Scaglia variegata (marne fogliettate) e della Scaglia rossa (marne e marne argillose).
  • Conglomerato di Monte Orfano. E' la roccia più recente del parco. Non è molto diffusa e si osserva ad esempio sul Colle di Sant'Anna nella sua caratteristica composizione di ciottoli tra loro cementati.
Anacamptis Morio
Orchis Mascula
Peso Colle S.Anna

La Flora del Parco

I boschi presenti nel Parco delle Colline si differenziano in due principali categorie: il bosco termofilo ed il bosco mesofilo, in funzione delle condizioni ambientali. Le specie arboree ed arbustive che crescono nel bosco termofilo trovano collocazione ideali sui versanti sud-orientali, caldi, aridi e calcarei. Lo stesso aggettivo che definisce il tipo di bosco (termofilo, amante del caldo) qualifica le caratteristiche delle piante che lo costituiscono: esse sono tipicamente presenti nella fascia climatica submediterranea: la roverella, il carpino nero, l'orniello; alcune specie sono invece prettamente mediterranee, come l'erica arborea e il terebinto.
I boschi mesofili crescono sulle pendici collinari nord-occidentali, con temperature fresche e terreni ad umidità media e maggiore acidità rispetto ai terreni carbonatici. Questi contesti ambientali sono ideali per la crescita di specie come il castagno, la rovere, il carpino bianco, ma anche della robinia, specie che tende a prevalere sulle altre e a diffondersi rapidamente.

Ambiti di maggiore rilevanza ambientale
Il bosco della Badia, sulla collina di S. Anna, è uno dei boschi più belli nel territorio del Parco, è un tipico esempio di bosco mesofilo.
La variazione del tipo di vegetazione da bosco termofilo a bosco mesofilo è nettissima e molto ben percepibile nel passaggio dai versanti sud-orientali a quelli esposti a nord-ovest: in corrispondenza delle linee morfologiche che separano le pendici con diversa esposizione il passaggio da una tipologia di bosco all'altra è spesso riconoscibile nello spazio di pochi metri.

Nelle aree che un tempo erano destinate al pascolo del bestiame e nelle zone di crinale con maggiore esposizione al sole e minor suolo il terreno risulta del tutto o quasi privo di vegetazione arborea; qui si sviluppa l'ambiente del prato arido, con presenza prevalente di specie erbacee ed alcune arbustive.

Specie Arbustive
Coronilla Erica arborea Ilatro Paliurus Pero corvino Pungitopo Rovo Scotano Terebinto Viburno Vitalba

Specie Arboree
Abete rosso Acero campestre Acero di monte Bagolaro Betulla Carpino bianco Carpino nero Castagno Cedro Cercis Cerro Farnia Frassino Gelso Leccio Olmo Ontano Orniello Pino marittimo Pino nero Pioppo nero Platano Robinia Rovere Roverella

Endemismi
Aphylantes monspeliensi (sella di San Vito Botticino), Campanula elatinoides (pendici orientali Maddalena), Festuca alpestris (pendici orientali Maddalena), Cytisus emeriflorus (monte Maddalena)

Specie Rare
In tutti i comuni dell'area si segnalano specie rare o rarissime di orchidee appartenenti tra gli altri ai generi Ophrys, Serepias, Limodorum, Orchis, Himantoglossum. Altre specie da segnalare sono Dictamus albus, Verbascum phoeniceum, Stipa mediterranea, Biscutella cichorifolia, Coronilla scorpioides, Allium neapolitanum, Tulipa precox, Narcissus tazetta.

Percorso didattico non vedenti
Panorama

La Fauna del Parco

Nel territorio del Parco delle Colline, parlando di animali vertebrati, le specie rinvenibili sono essenzialmente le seguenti.

Insettivori
Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus), Talpa europea (Talpa europaea), Toporagno Comune (Sorex araneus), Crocidura dal ventre bianco (Crocidura leucodon)

Chirotteri
Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhli), Orecchione (Plecotus auritus)

Lagomorfi
Lepre comune (Lepus europaeus)

Roditori
Scoiattolo (Sciurus vulgaris), Moscardino (Muscardinus avellananrius), Arvicola rossastra (Chletrionomys glareolus), Arvicola campestre (Microtus arvalis), Surmolotto (Rattus norvegicus), Ratto nero (Rattus rattus), Topo selvatico (Apodemus sylvaticus), Topolino delle case (Mus domesticus)

Carnivori
Volpe (Vulpes volpe), Donnola (Mustela nivalis), Faina (Martes foina), Tasso (Meles meles)

Artiodattili
Cinghiale (Sus scropha), Capriolo (Capreolus capreolus)

Uccelli del Parco
Nei boschi mesofili sono frequenti uccelli come Scriccioli, Pettirossi, Capinere e Usignoli. In presenza di prati e radure o alberi di nocciolo, fagio, quercia e castagno o altri arbusti ricchi di bacche troviamo anche altre specie come ghiandaia, codibugnolo, cinciallegra, lui piccolo, lui verde e il rigogolo (più raro). D'inverno si segnala la presenza dello sparviero.
Nei boschi termofili, dove gli alberi sono distanziati tra loro da prati aridi e macchie di vegetazione arbustiva si segnalano specie rare come l'ortolano, il canapino, la sterpazzola, il succiacapre, il calandro, l'averla piccola e la cappellaccia. In buona parte di questi ambienti, accanto ad una flora tipica mediterranea si è diffuso l'occhiocotto. Presenze ornitiche di rilievo sono la bigia padovana, la bigia grossa. Rapaci che frequentano le nostre colline sono la poiana, il falco pecchiaiolo, il biancone, il pellegrino e il nibbio bruno.
Negli ambienti aridi, sulle rupi e nelle cave abbandonate infine troviamo alcuni uccelli tipici come il passero solitario, la rarissima monachella, e il gheppio.

Rettili ed anfibi del Parco
Rettili ed anfibi sono animali in generale a forte rischio con numerose specie in netta diminuzione.

Anfibi
Nell'area si segnalano il tritone punteggiato, il tritone crestato, la salamandra pezzata, il rospo smeraldino, la raganella, la rana agile e la rana esculenta.

Rettili
Fra i rettili si segnalano la tarantola muraiola, la lucertola campestre, la lucertola muraiola, il ramarro, l'orbettino, il biacco maggiore, il saettone, la coronella austriaca, la biscia o natrice dal collare, la biscia tessellata, la biscia d'acqua e la vipera comune.

S.Rocco (Cellatica)

L'Architettura del Parco

Il territorio del Parco delle Colline di Brescia è stato caratterizzato, nel tempo, da una forte presenza e da un marcato intervento dell'uomo, che ha modellato e ''scolpito'' i rilievi collinari fino a determinare i caratteri paesistici ed architettonici ora percepibili.

Architettura Nobiliari
La vicinanza alla città e la bellezza di molti luoghi ora inclusi nel territorio del Parco delle Colline hanno reso queste zone luoghi appetibili per le famiglie cittadine nobili o ricche, che nei secoli vi hanno costruito residenze importanti, spesso collocate nel contesto di parchi e giardini all'interno dei quali è possibile ritrovare esemplari di piante di interesse notevole. Tra queste, di particolar pregio sono la Villa Fenaroli a Rodengo Saiano e numerose residenze dei Ronchi nel comune di Brescia

Architettura Rurale
Dal punto di vista rurale, i territori collinari immediatamente a ridosso della città ebbero uno sviluppo prevalentemente orientato a coltivazioni a vigneto ed alla produzione ortofrutticola.
Per rendere possibile l'impianto di queste coltivazioni, gran parte delle pendici collinari furono terrazzate con muri a secco.
Ancora oggi, nonostante il progressivo avanzamento del bosco e l'assenza di manutenzione su molte di queste strutture, è percepibile nel paesaggio del Parco delle Colline ''l'impronta'' lasciata dalle attività agricole.
All'interno di questi contesti agricoli sono presenti esempi a volte notevoli di architettura rurale, cascine e strutture accessorie alle attività agricole che costituiscono le testimonianze storiche delle attività umane in collina. Sono degne di nota, ad esempio, la Cascina Margherita a Brescia (in fase di ristrutturazione) e la Cascina di Berta a Rodengo Saiano.

Architettura Religiosa
Il forte senso religioso dei bresciani si è manifestato in ogni epoca anche attraverso diverse espressioni artistiche che hanno portato alla presenza sul territorio collinare di numerose emergenze architettoniche di vario livello.
Lungo i tracciati pedonali, ma anche nei centri abitati, le santelle costituivano un punto di riferimento materiale e spirituale per i passanti.
Non pochi santuari, di certa importanza nel bresciano, sorgono all'interno del perimetro del Parco, spesso collocati sulla sommità dei colli principali o all'intersezione di vie di comunicazione importanti. È il caso, ad esempio, dei santuari della Stella, nel territorio di Cellatica, di S. Onofrio a Bovezzo, della Madonna della Calvarola a Collebeato, dell'antica chiesa dedicata alla Maddalena che da il nome al colle che sovrasta Brescia, ridotto in macerie da molti anni.
Di uguale o forse maggiore importanza è la presenza dei monasteri: collocati in luoghi significativi non solo per la tranquillità ricercata per la vita monastica ma anche per la gestione delle coltivazioni nel territorio circostante, appaiono quindi spesso ben visibili sulle pendici collinari, complessi architettonici di grandi dimensioni ben inseriti nel contesto ambientale. Notevoli sono l'ex monastero di S. Stefano a Collebeato, i monasteri cittadini di diversi ordini religiosi femminili, distribuite ai piedi del monte Maddalena, l'ex monastero benedettino che sorgeva nei pressi della Collina di S. Anna, l'ex-monastero francescano nel comune di Rodengo Saiano, oggi denominato ''Il Calvario''. In questo comune, sebbene collocata fuori dal perimetro del Parco, l'abbazia olivetana che sorge a sud dell'abitato costituisce senza dubbio uno dei maggiori monumenti di questo genere nell'Italia settentrionale. Essa ha ricoperto un ruolo importante nello sviluppo agro-economico e culturale della zona.
Oltre alle emergenze citate, altre chiese danno testimonianza di una vivace produzione architettonica a contenuto religioso. Tra queste, meritano un cenno la chiesetta del Patrocinio sulla strada Panoramica del monte Maddalena, la chiesa di S. Gottardo, la chiesa S. Fiorano, tutte nel comune di Brescia. Non lontano da quest'ultimo edificio, sul territorio di Cellatica, la chiesetta di S. Rocco.
Le parrocchiali meritano un cenno a parte: sebbene non strettamente comprese nel perimetro del Parco, esse rappresentano senza dubbio esempi architettonici di rilievo.

Architettura Storico-Militare
La posizione elevata dei colli rispetto alla pianura ed alla bassa Val Trompia, in cui il tessuto urbano si è sviluppato, ha fatto di questi rilievi una posizione privilegiata e strategica per la collocazione di strutture difensive e di avvistamento; fin dall'epoca romana, il Colle Cidneo ospitava una fortezza, ai cui piedi fu edificato il Capitolium.
L'area del castello e di tutto il colle rappresenta un monumento di architettura militare di notevole interesse, oltre che un luogo significativo dal punto di vista storico-ambientale: le sue particolari caratteristiche unite alla collocazione in pieno centro cittadino rendono il Cidneo un bene unico nel suo complesso.
Con lo sviluppo delle armi balistiche d'artiglieria, nei secoli moderni la collocazione della roccaforte difensiva su colli relativamente bassi come il Cidneo non era più sufficiente a garantire la difesa: conquistando la Maddalena si acquisiva automaticamente il controllo della città. Anche oggi la Maddalena, con la base militare che ospita, ricopre un ruolo importante dal punto di vista del controllo territoriale.


 

Fotografie di proprietà di Ruggero Bontempi e BAMSphoto

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