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Lettera aperta di Gilberto Stacchiotti, Presidente del Parco del Conero

L'anno del GRATIS

(Sirolo, 27 Giu 17) Tanta attività da gestire senza risorse, stesse competenze di sempre ma nessuna garanzia per il presente: difficile far quadrare il bilancio dell'Ente con questi presupposti. Così tra ironia ed ottimismo il 2017 per il parco del Conero si avvia a passare alla storia come l'anno del GRATIS. Una sfida che si sta affrontando con motivazione e impegno eccezionali. Di strade possibili ne sono state tracciate parecchie. Lavorare insieme è il motto principale che racchiude sinergie, volontariato, collaborazioni gratuite e niente spazio alle polemiche e ai perditempo. La scelta delle proposte possibili passa per il requisito della gratuità, si rafforza la progettualità interna dell'Ente e si avvia una nuova fase in cui associazioni e privati possono concretamente sostenere l'attività del parco. 'Adotta un sentiero' è la campagna più incisiva di questo corso, operazione con cui alcuni soggetti si prendono cura della manutenzione della rete escursionistica ufficiale; altri Enti gestori ne hanno già chiesto le specifiche, segno che i buoni semi possono diffondersi ancora. Gli amici del parco avranno spazi per dedicare proficuamente il tempo libero alle necessità operative dell'Ente (informazione, controllo del territorio e manutenzioni) e per la prima volta l'opzione "donazione" trova i primi sostegni. Allontanati per ovvi motivi mercenari e professionisti che si affacciano agli enti in cerca di compensi, ecco rifiorire una rete sempre più ricca di collaboratori gratuiti, di sinergie spontanee, di nuovi alleati.
Anche la recente festa del parco è da considerarsi un miracolo di "contabilità artigianale": decine di iniziative, centinaia di partecipanti, offerte di servizi, presidio no stop sono stati garantiti a costo zero per il parco. Proprio così, visto che la Regione Marche del 2017 non ha ancora assegnato al parco del Conero nemmeno un euro.
Siamo orgogliosi dunque di questi risultati in cui tutti abbiamo messo passione, tempo e generosità senza risparmiarci ed è segno di una motivazione che soltanto gli irriducibili "anti" si ostinano a confutare, ciechi delle loro stesse posizioni preconcette. Antiparco a prescindere, direbbe Totò!. Su questa strada abbiamo intanto incrociato soggetti come la Pro Loco di Sirolo con cui si è intrecciata una solida e valida collaborazione verso obiettivi condivisi. Insomma, a che serve un parco? Alla salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale, a dare valore aggiunto alle attività economiche, a favorire una gestione unitaria del territorio: a promuovere, far conoscere, valorizzare, orientare ad un futuro di sostenibilità una parte preziosa del nostro Paese.
Il parco del 21° secolo è una realtà che ha ampliato gli orizzonti su agricoltura, archeologia, turismo, pianificazione, cultura, fruizione e promozione, tra i settori in cui maggiore è stato l'impulso accanto alla gestione della biodiversità e del patrimonio geomorfologico, l'introduzione di strategie e modalità d'intervento di visione alta.
All'immagine banale del giardinetto usata dagli antiparco della prima ora o alle paure ingiustificate, passando per l'abusato "carrozzone", il tempo e la gestione hanno fornito i giusti riscontri. Legittime le feste, allora, anche se con un retrogusto ancora amaro tra incomprensioni, distorsioni di ruoli e responsabilità, strumentalizzazioni, complessi scenari ed una folta schiera di opportunisti che cambiano pensiero se non si accontentano i loro capricci. E quanto vale un parco?
Il patrimonio immobiliare, l'economia del turismo, il valore dei servizi e delle produzioni agricole, le possibilità di lavoro, le condizioni di vita e il benessere diffuso sono aspetti che con il parco mostrano un valore accresciuto. Sono gli stessi analisti dell'economia a certificare questa realtà e documentare il valore di un parco come elemento di competitività territoriale, un marchio di qualità che rafforza nella percezione diffusa il valore di quanto in esso viene prodotto. Difficile negare l'evidenza, eppure è troppo grave il divario tra il valore riconosciuto e quanto s'investe nelle aree protette tra gli stessi soggetti che gestiscono questo volano di progresso sostenibile; oboli sempre più scarsi che lascia perplessi rispetto al costo delle tante iniziative che rallegrano i turisti nella riviera e che si spengono in una notte. Idem per i comuni.
E che dire della crisi blocca-tutto – questa è la tesi per cui non ci sono risorse a favore dei parchi - di fronte ad una Regione che continua a puntellare generosamente altre situazioni o mantenere emorragie nel ciclo del cemento tra grandi opere e difesa della costa, con che risultati poi? Il sospetto è che i conti non tornino soprattutto per questo modo di fare politica e di immaginare un futuro senza guardare agli errori passati. E' uno strano mondo quello in cui coesistono pozzi senza fondo con risorse illimitate e un parco che deve sopravvivere nell'anno del gratis. Così, nonostante le promesse sbandierate in convegni e fiere, dovremmo chiederci: che futuro sarebbe un mondo senza parchi?  E le Marche senza quel patrimonio straordinario chiamato parco del Conero.

 
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