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Il “Maggio drammatico” tra passato e presente

Tipico delle montagne emiliane e toscane, è una forma d’arte che traendo origine dal passato e soprattutto dall’antico mondo contadino, distingue e caratterizza in modo univoco queste terre

(Appennino tosco-emiliano, 21 Set 20) Il "Maggio drammatico", tipico delle montagne emiliane e toscane, è una forma d'arte che traendo origine dal passato e soprattutto dall'antico mondo contadino, distingue e caratterizza in modo univoco queste terre.

Perle che impreziosiscono l'Appennino sono senza dubbio la tradizione e il folklore popolare. In Toscana, Emilia e Liguria, (ma anche in molte altre parti d'Italia) si festeggia ancora l'arrivo della primavera con il CalendiMaggio (calende di Maggio): riti propiziatori che esaltano il ritorno alla vita e alla rinascita, messi in opera per auspicare fertilità e buon raccolto. I maggianti o maggiarini cantano strofe beneauguranti con un'andatura allegra e gioiosa, spesso con accompagnamento musicale, con riferimenti a alberi e fiori dei quali si ornano. La natura, le stagioni, l'eros sono i temi che  vengono proposti. Gli abitanti delle case che vengono visitate  danno in oMaggio doni quali vino, cibo o dolci. Queste celebrazioni si fanno risalire a popoli dell'antichità (celti, etruschi, liguri),  legati particolarmente ai ritmi della natura, presso i quali appunto l'arrivo della primavera era di importanza fondamentale dopo il lungo inverno e sono note come  "Maggio lirico" a cui fa da contraltare il "Maggio drammatico". Quest'ultimo è uno spettacolo in costume di canti popolari – tramandati nei secoli - spesso solo in modo orale - raccordati in una rappresentazione che si fonda su una melodia unica molte volte accompagnata da chitarra, violino e fisarmonica. La libera interpretazione dei maggiarini è adornata con abbellimenti e rifioriture caratterizzando così i diversi testi. Sono quasi sempre quartine di ottonari ed ottave di endecasillabi nel versante emiliano e in alcuni casi in quintine di ottonari in quello toscano i versi, scritti in italiano aulico, che compongono le opere proposte al pubblico. Il Maggio drammatico è una tipologia di teatro popolare dove vengono rappresentate storie prevalentemente epico – cavalleresche, ma non solo, vere o inventate, in contesti scenografici sobri, dove dunque risaltano gli attori con la loro accentuata gestualità che si muovono avvolti in importanti costumi. 

Lo scontro tra i cavalieri, che avviene sotto forma di duello o battaglia, o tramite il confronto di vigliacchi ed eroi,  rappresenta l'allegoria dell'eterna contrapposizione tra il male e il bene su uno sfondo pennellato con i colori – cupi o allegri - dipinti dall'intreccio tra la gioia e il dolore.

È importante il contatto con la natura, infatti, le rappresentazioni si svolgono nei pomeriggi d'estate in prati e radure di boschi, o pinete, all'interno di un cerchio formato dal pubblico. Lo spettatore diventa dunque esso stesso parte della rappresentazione. Da un lato apportandovi qualcosa di sé che scaturisce dal proprio vissuto e dall'altro portando a casa il messaggio che hanno voluto trasmettere autori e attori che ovviamente ogni individuo filtra in base alle categorie cognitive delle quali dispone.

Un'altra caratteristica peculiare del Maggio drammatico è quella di coinvolgere nella rappresentazione tutto il paese. Oltre ai maggiarini all'interno della comunità – che lavorano tutto l'anno - ognuno ha un incarico: le donne cuciono e preparano i costumi, c'è chi prepara il campo per la messa in scena, chi il cibo, chi si occupa del bere. Anche questo contribuisce a far sì che si instauri un profondo legame empatico tra chi fa la rappresentazione vera e propria e chi ne fruisce.

Per altro già citata da Dante anche nella divina commedia, in molti ritengono che sia necessario preservare questa tipologia artistica di sicuro patrimonio immateriale delle nostre comunità. A tal fine sono stati creati centri di raccolta documentale di indubbia rilevanza. A Villa Minozzo è allestito, presso il Centro Culturale A. Benedetti, un museo del Maggio drammatico "La Galleria del Maggio". Qui il pubblico può prendere visione dei testi, costumi, disegni, fotografie, video, riviste specializzate al riguardo.

A Lucca è stato creato il "Centro Tradizioni Popolari", a Reggio Emilia  nella Biblioteca A. Peri, si conserva l'Archivio G. Vezzani, nella Fortezza di Mont'Alfonso, a Piazza al Serchio al Museo dell'Immaginario Folklorico e a Costabona presso la Società del Maggio Costabonese si trovano altri centri  di documentazione.

Diverse sono le rassegne in cui si radunano le compagnie maggistiche ancora in attività così come i gemellaggi e gli scambi che sono stati realizzati tra chi opera in questo ambito artistico. 

Col tempo molte associazioni si sono estinte ma permane elevata nella sensibilità di molte persone circa l'importanza di questa caratteristica peculiare delle nostre terre che sino agli anni '50/'60 del secolo scorso compagnie disseminate per ogni paesino.

Marco Piacentini (campioniere – regista / suggeritore) racconta che la Nuova compagnia del Maggio di Frassinoro nasce nel 1978 e prosegue l'attività sino al 1985. Era composta da una quindicina di persone tra attori e aiutanti tutti rigorosamente del paese. L'attività, sospesa per un lungo periodo, è stata poi ripresa dal 1992 al 2004 per poi arrestarsi in via definitiva. Tra le molte opere proposte si segnalano Tristano e Isotta,  Il presente e l'avvenire dell'Italia, oltre ad un testo dal Marzo 1944, scritto dallo stesso Piacentini, ispirato alla strage di Cervarolo.

"A Romanoro le famiglie Pozzi e Turrini sono stati i cardini sui quali già dagli anni '50 si è sviluppata la locale tradizione maggistica. Io rappresento la quinta generazione, sono l'ultimo discendente che lo sta ancora facendo". Questo è ciò che riferisce il maggiarino quarantenne Marco Pozzi.  Continua: "Bernardo Bertolucci passando casualmente da Romanoro mentre si stava provando un Maggio, rimase molto colpito dall'esibizione. Si accordò dunque con Tranquillo Turrini e fu così che alcuni maggiarini di Romanoro hanno partecipato al film Novecento. Tra questi anche mio nonno, ripreso in una scena mentre suona il violino in un cimitero".   Allora si può dire che il Maggio ha avuto la possibilità di essere esportato dalle sue terre d'origine per arrivare in tutti i luoghi in cui si è stata trasmessa la storica pellicola. I maggiarini d'Appenino si possono trovare raffigurati in foto a fianco di Depardieu o De Niro.  È il 1996 quando, grazie all'impegno di Mirco Tazzioli e Daniele Dieci, si è costituita la Compagnia del Maggio di Romanoro. Sino al 2018, cantando senza interruzioni i componimenti di Mirco Tazzioli, Lorenzo Aravecchia e Tranquillo Turrini, diventa presenza effettiva e fissa nel calendario estivo. Tuttavia, a seguito del calo di interesse dimostrato sia da parte dei giovani che del pubblico, il sodalizio sceglie di prendere un periodo di pausa e alcuni componenti confluiscono nella Compagnia Maggistica Val Dolo.

La mente storica del gruppo della Compagnia Maggistica Val Dolo,  Lorenzo Aravecchia, dice che il suo sodalizio, nato nel 1985 è un insieme di maggiarini provenienti dalle  realtà non più attive di Romanoro, Frassinoro, Farneta, Gova e Morsiano, Novellano, Cervarolo, Cerredolo, ecc…. È composta da circa 20 persone. Nel corso degli anni hanno assicurato diverse rappresentazioni, purtroppo nel 2020 causa Covid si sono esibito solo il 16 agosto. Temi cavallereschi si alternano al  Maggio drammatico emiliano e a "storie strappalacrime" quali: Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo, Il ritorno di Ulisse, Il ponte dei sospiri. Vengono utilizzati sia testi storici, sistemati e rimaneggiati, ma anche componimenti scritti ai nostri giorni.


Sauro Costi, membro del consiglio direttivo e memoria storica del sodalizio, riporta notizie della  Società del Maggio Costabonese nata  il lunedì di Pasqua del 1962. A Costabona il Maggio è stato attivo già da inizio '900, fatto salvo alcune pause durante le guerre e negli anni cinquanta soprattutto a causa delle migrazioni. Si è sviluppato grazie a importanti figure della famiglia Fioroni:  Stefano (nonno) prima e Romolo (nipote) poi. Quest'ultimo si può dire essere riconosciuto da tutti quale esperto indiscusso dell'arte del Maggio. Ha ripreso e rielaborato i copioni del nonno che poi ha diretto con passione e carisma coinvolgendo tutta la popolazione che si metteva a sua disposizione facendo le mansioni –anche che le più disparate-  che lui assegnava con perizia e estrema cognizione di causa.  Il gruppo di Costabona, tuttora pressoché autoctono e autosufficiente,  impiega almeno una trentina di persone. Fra queste si  conta anche su un buon  numero di donne e di giovani che garantiscono il ricambio e il perpetuarsi della tradizione. La Società Maggistica Costabonese è realtà strutturata: vanta un'organizzazione tale da garantire una gestione precisa e programmata. Ogni decisione e azione è  studiata a tavolino. I diversi compiti sono divisi tra i vari organi in funzione delle competenze. Ha dunque un ruolo importante il consiglio direttivo ma anche la commissione artistica che valuta i copioni, gli attori, gli impegni da prendere e le trasferte da affrontare. Ulteriore fiore all'occhiello del gruppo è la presenza di autori;  fra questi si menziona il giovane Monti Daniele che ha già scritto diversi maggi appositamente per la compagnia tenendo conto delle persone che ha a disposizione per le interpretazioni.

Uno dei più significativi sodalizi che canta il Maggio è la Compagnia Maggistica Monte Cusna di Asta, tranquillo paesino d'Appennino situato ai piedi del Monte Cusna. Nel dopoguerra i fratelli Berto e Bruno Zambonini hanno creato questa realtà che ha messo in scena, sotto la direzione artistica di Giordano Zambonini,  oltre trenta testi e più di trecento rappresentazioni prendendo parte a diverse rassegne ed esibendosi in svariati teatri. La gestualità e la mimica che accompagnano il canto,  sono senza dubbio caratteri distintivi della compagnia che da inoltre grande enfasi ai combattimenti che si svolgono scenografie appositamente studiate. La Compagnia Monte Cusna è caratterizzata inoltre da una cospicua presenza di attrici, che non interpretano soltanto ruoli prettamente femminili come regine e damigelle ma anche parti di guerriere, capaci di dare vita a memorabili combattimenti. 

 "La tradizione orale, il teatro popolare sono espressioni autentiche della sedimentazione culturale delle comunità che le hanno espresse e tramandate. Ne costruiscono in senso ancestrale l'identità e la qualità relazionale tra gli uomini e con la natura; in senso moderno, se vogliamo, attuale, restituiscono specificità e competitività a individui e territori attualizzando legami, relazioni sociali e culturali ritenute ormai retaggio del passato. Nel complesso quadro economico e sociale globalizzato, mondiale, ricercare, promuovere, recuperare in chiave moderna e consapevole l'oralità, la tradizione, il teatro popolare significa ricostruire identità culturali e comunitarie forti, fondamentali per la crescita e per lo sviluppo individuale delle persone e dei territori. In tal senso è compito non solo individuale ma anche e soprattutto istituzionale individuare strategie di cooperazione, di valorizzazione, di ricerca e documentazione sperimentando nuovi stili e percorsi educativi improntati alla qualità della relazione attraverso la riscoperta di linguaggi espressivi fortemente identitari" questo è ciò che per Natascia Zambonini -nota  maggerina-  è da intendersi il Maggio drammatico quale veicolo di ri - costruzione dell'identità culturale dei territori


Dalle parole di Giordano Zambonini che seguono si percepisce il cuore del Maggio: "Niente di tutto ciò che la Compagnia Monte Cusna ha messo in scena, niente dell'intensa attività svolta in 47 anni, sarebbe stato possibile senza la passione, la dedizione, la disponibilità, il sacrificio di tutti coloro che in essa si sono ritrovati e di coloro che ancora adesso con senso di attaccamento e di appartenenza permettono il proseguimento dell'attività, lo svolgimento delle rappresentazioni e il mantenimento della tradizione del Maggio Drammatico, espressione di una cultura popolare ancora viva nell'alto  Appennino Tosco Emiliano".


Alcune classi di ragazzi spronati da insegnanti che hanno a cuore la trasmissione delle tradizioni si approcciano con "maggiarini" per "far Maggio". Spesso sono anziani depositari di sapere ad incontrare gli alunni e, su testi adeguati all'età, insegnare alle giovani generazioni questa antica arte che deriva dalla civiltà contadina, quella civiltà che è senza dubbio dove affondano le radici delle genti d'Appennino. Da questi focus escono rappresentazioni che rimangono per sempre fissate nella memoria dei ragazzi e che potranno essere la scintilla grazie alla quale il Maggio non andrà perduto.

Nel link un articolo e un video del Maggio costabonese.

(Maria Grazia Vasirani)



Compagnia maggistica Monte Cusna
Antico copione scritto a mano
Galleria del maggio
 
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