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Cittadini delle Riserve MAB UNESCO si diventa: l'esperienza dell'Università ibrida di Asterousia

Un evento che permette la condivisione di esperienze tra le Riserve MAB mediterranee

(Asterousia, 20 Dic 20) Nel 1972, l'Unesco fondò uno dei suoi programmi forse più ambiziosi, ovvero quello che istituiva le riserve MAB  (uomo e biosfera).

Ambizioso, senza nulla togliere alle altre imprese compiute a questa fondamentale agenzia delle Nazioni Unite, proprio perché ricollocava il benessere delle comunità umane nell'alveo della tutela della natura - da qui l'acronimo, nel quale l'essere umano è riconosciuto quale parte integrante (e pericolosa) dell'ambiente in cui vive. Un luogo, per essere riconosciuto quale Riserva, deve presentare non solo un habitat naturale unico per la sua ricchezza e livello di conservazione, ma anche una peculiare modalità di insediamento antropico - ovvero particolari metodi di coltivazione, prodotti, tipologie di insediamento e di cura del territorio, espressioni storiche e artistiche.

In quasi mezzo secolo, non solo le aree riconosciute hanno superato il numero di 700, ma è anche mutata la visione alla base del programma stesso. Infatti, a oggi, le Riserve MAB  sono viste come laboratori di sviluppo sostenibile e la loro rete aspira ad affrontare in maniera innovativa le sfide della nostra contemporaneità.

Ecco allora che MIO-ECSDE (una federazione di 130 organizzazioni non governative del Mediterraneo, operanti nei settori dell'ambiente e dello sviluppo in ventotto paesi) e l'ufficio regionale Unesco in Europa per la scienza e la cultura, con sede a Venezia, hanno pensato di promuovere un evento che, oltre all'aspetto didattico e formativo, permettesse la condivisione di esperienze tra le Riserve MAB mediterranee.

Tre settimane di lezioni e incontri in remoto, nove corsi attivati tra la fine di novembre e il 20 dicembre, oltre 120 giovani coinvolti provenienti dai differenti paesi del mare nostrum e, a vario titolo, impegnati in una delle Riserve MAB UNESCO: in sintesi, questo l'identikit dell'università ibrida di Asterousia. Una summer school che si è sviluppata su due binari tutt'altro che paralleli. Infatti, la prima fase si è svolta in presenza (ovviamente nel pieno rispetto delle normative anti-covid), a ottobre scorso, presso la Riserva MAB di Asterousia, appunto, con il coinvolgimento di giovani cittadini abitanti in Riserve elleniche. I partecipanti hanno potuto assistere a seminari con scienziati ed esperti UNESCO, ma anche confrontarsi con imprenditori e abitanti di Asterousia - senza dimenticare la scoperta del territorio e dei suoi tesori (culturali e gastronomici). In tal modo, essi hanno potuto toccare con mano come si declina nella quotidianità la perifrasi "sviluppo sostenibile", in un luogo dal patrimonio storico e ambientale unico al mondo, eppure afflitto da spopolamento e da un'economia in difficoltà.

Come faccio a essere così informata sulla "fase uno" dell'Università ibrida? Semplice: molti dei materiali forniti agli studenti della sessione in remoto inerivano attività e spunti di riflessioni riconducibili a quella precedente svoltasi in presenza. Accanto a corsi di carattere scientifico o relativi all'innovazione tecnologica funzionale alla tutela dell'ambiente, sono stati attivati percorsi formativi inerenti ai processi di partecipazione pubblica e la gestione delle Riserve MAB UNESCO. In particolare, quest'ultimo ha visto la partecipazione di alcuni esperti - sia professionisti sia semplici cittadini - provenienti da varie Riserve MAB italiane, che hanno illustrato e condiviso buone pratiche, soprattutto nei settori della comunicazione - dove anche Filippo Lenzerini ha giocato un ruolo chiave - e dell'educazione.

Al di là della possibilità di imparare insieme a persone provenienti da tanti luoghi differenti e di confrontarsi con specialisti di fama internazionale, l'aspetto forse più interessante di una simile esperienza risiede nell'aver acquisito una consapevolezza nuova. La consapevolezza che ogni Riserva nasce dal dialogo incessante tra sogni/competenze/desideri delle persone che la abitano e un ecosistema da tutelare e da rendere il perno di un reale sviluppo sostenibile.

(Chiara Torcianti - Club per l'Unesco di Carpineti. Comunità redazionale diffusa)

 
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