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Riserva Naturale Lago di Vico

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 4.109,00
  • Quota minima (m): 510
  • Quota massima (m): 964
  • Regioni: Lazio
  • Province: Viterbo
  • Comuni: Caprarola, Ronciglione
  • Provv.ti istitutivi: LR 47 28/09/1982 - LR 24 24/12/2008
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0271

 

 

Il Territorio

Secondo la leggenda, il lago di Vico ebbe origine dalla clava che Ercole infisse nel terreno per sfidare gli abitanti del luogo; nessuno riuscì a rimuoverla. Quando lo fece Ercole, sgorgò un fiume d'acqua che andò a riempire la valle formando così il lago.
Il Lago di Vico è in realtà il risultato della attività vulcanica ed è quello che meglio ha conservato la caratteristica forma che ne testimonia l'origine.
Il lago ha avuto origine in seguito al riempimento della caldera vulcanica. Per le sue peculiari caratteristiche naturali il comprensorio vicano è incluso tra le aree di particolare valore naturalistico del Lazio e tra i biotopi di rilevante interesse vegetazionale in Italia.

Oltre alla potabilità delle acque del lago, la Riserva Naturale Parziale del Lago di Vico è stata istituita per la finalità specifica allo scopo di valorizzare e conservare aspetti vegetazionali, floristici, faunistici, geologici, geomorfologici, speleologici, paleontologici, paesistici ed altri.
La Riserva si estende per 3240 ha, ad una quota sul livello del mare compresa tra i 510 m circa del lago e i 965 m circa del Monte Fogliano. In essa sono presenti ambienti con situazioni ecologiche completamente diverse tra loro ma condensate in un ambito territoriale ristretto e pertanto a contatto l'una con l'altra a costituire la caratteristica forse più importante di questo territorio. Seguendo il profilo altitudinale, gli ambienti più caratterizzanti sono rappresentati dal lago con il canneto che lo circonda quasi ovunque, la zona umida in corrispondenza della località Pantanacce, i prati-pascoli naturali, i seminativi, i coltivi a nocciolo e, più in alto, a castagneto da frutto; seguono il bosco ceduo e d'alto fusto con la cerreta e la faggeta nella parte più alta.

Elemento di particolare interesse della Riserva Naturale è la faggeta "depressa" del Monte Venere, con faggi secolari che troviamo sul versante orientale del monte a circa 530 m s.l.m., molto al di sotto del limite altitudinale tipico di questo consorzio vegetale nell'Appennino centrale.
Dal punto di vista educativo e ricreativo, nella Riserva sono stati creati alcuni Sentieri Natura che, attraversando gli ambienti più caratteristici, hanno lo scopo di far conoscere i vari aspetti del territorio. Tra questi ne è stato realizzato un particolare per i non vedenti nel quale vengono utilizzati plastici e tabelle in Braille.
In diverse località del comprensorio vi sono delle aree attrezzate per la sosta e per il picnic. Sempre all'interno della Riserva sono in funzione un galoppatoio e un campeggio; vi è la possibilità inoltre di noleggiare biciclette, canoe e pedalò.

Geologia e Morfologia

L'origine geologica del Lago di Vico si deve attribuire a manifestazioni vulcaniche con fenomeni esplosivi che hanno originato terreni formati da vari tipi di tufi. L'attività esplosiva ha diffuso anche a grande distanza ceneri e lapilli che, accumulandosi e cementandosi, hanno dato origine alle cosiddette rocce piroclastiche.
L'apparato vulcanico del M. Cimino, situato pochi km a nord della Riserva Naturale, ha iniziato per primo, alla fine del Pliocene (circa 4,5 milioni di anni fa), la sua attività eruttiva. I prodotti delle eruzioni cimine si sovrapposero alle argille ed alle sabbie marine della valle del Tevere. A quel tempo l'altezza del cono del Cimino era forse doppia di quella attuale e in questa fase eruttiva si ha la formazione del peperino tipico. Successivamente, nel Pleistocene, inizia l'attività del vulcano di Vico con emissione di lave caratterizzate dalla presenza della leucite, totalmente assente nelle lave del Cimino.
Il Vulcano di Vico alterna poi pause a violente esplosioni con la formazione di rocce prevalentemente tufacee, tra cui si distingue il tufo grigio a scorie nere.
Dopo il lungo periodo di intensa attività vulcanica si è avuto uno sprofondamento vulcanico-tettonico che ha causato la formazione della caldera di Vico. L'attività vulcanica è poi continuata con fasi alterne e continua attualmente con manifestazioni secondarie, come le numerose sorgenti termominerali presenti nella zona.

I confini della Riserva Naturale corrono in gran parte lungo il crinale della cinta craterica e racchiudono in una grande conca il lago stesso ed il Monte Venere (851 m). Il territorio di fondovalle è prevalentemente pianeggiante ma il versante interno della conca raggiunge una pendenza molto rilevante. La piovosità è una delle più elevate di tutto il Lazio e raggiunge gli 800/850 mm all'anno. Tutte le acque raccolte dal versante interno della corona perimetrale e dal Monte Venere,oltre a sorgenti sotterranee, alimentano direttamente il lago.

Il Lago

Grazie all'integrità biologica che lo caratterizza, il Lago ospita una fauna d'eccezione: le sue acque sono ricche di numerose specie di pesci tra cui il luccio, che può raggiungere notevoli dimensioni, il coregone, la tinca, il persico reale, l'anguilla.
Tra i mammiferi acquatici dobbiamo registrare, purtroppo, la scomparsa della ormai rarissima lontra, presente nel Lago fino alla metà degli anni '60 e la colonizzazione recente del Lago da parte della nutria, un roditore importato dal Sud America e diffusosi allo stato selvatico nell'Italia centrale. Ma l'elemento caratterizzante della fauna del Lago sta nella presenza di una ricchissima avifauna acquatica, per la quale la Riserva rappresenta uno dei luoghi di svernamento e di sosta più importanti del Lazio. Durante il periodo invernale, per circa 5 mesi, la Riserva offre rifugio ed alimento a più di 5000 tra folaghe, anatre selvatiche di varie specie, tra cui la moretta e il moriglione, le cosiddette anatre tuffatrici, che vivono dove l'acqua è alta e si tuffano per alimentarsi delle alghe che crescono sul fondo del lago. Le anatre di superficie invece, come il germano reale, l'alzavola, la marzaiola, il codone, il mestolone e la canapiglia, frequentano le acque basse intorno ai canneti. Nelle acque aperte del lago, soprattutto nella stagione invernale, troviamo numerosi il gabbiano reale ed il gabbiano comune.

Molto ricca e di notevole pregio è la fauna che popola i boschi della Riserva Naturale.
Anche se gli erbivori selvatici come i caprioli sono da tempo scomparsi, tra i mammiferi troviamo ancora numerose specie di predatori come la martora, la volpe, la faina, la puzzola, la donnola ed il raro gatto selvatico; i tassi si contendono le tane con le istrici, tane spesso scavate generalmente al riparo di qualche grosso masso vulcanico. Da qualche tempo è cospicua la presenza del cinghiale.
A fornire cibo a questa schiera di predatori provvede un piccolo esercito di roditori come ghiri, moscardini, arvicole, i topi selvatici e gli insettivori, come le talpe e i toporagni.

Anche l'avifauna, naturalmente, è di notevole interesse e diversificata. I boschi della Riserva ospitano la maggior parte degli uccelli boschivi italiani. In particolare bisogna sottolineare la presenza di rapaci come la poiana, lo sparviero, il falco pellegrino, il lanario il nibbio bruno. Inoltre troviamo una abbondante popolazione di picchi formata da tre specie - il picchio rosso maggiore, il minore e il picchio verde - che trovano alimento nei numerosi alberi secolari e nei tronchi abbattuti al suolo dagli agenti atmosferici. La loro presenza testimonia l'importanza, ai fini della conservazione della fauna boschiva, dei boschi d'alto fusto lasciati alla loro evoluzione naturale, con numerose piante che concludono in loco il proprio ciclo biologico.

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