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Riserva Naturale Selva del Lamone

Banner Locale per la promozione del territorio

L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 2.002,00
  • Regioni: Lazio
  • Province: Viterbo
  • Comuni: Farnese
  • Provv.ti istitutivi: LR 45 12/09/1994
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0276

 

 

Caratteri Geomorfologici

I terreni affioranti nell'area esaminata sono per la maggior parte di origine vulcanica con un età media variabile da 800.000 a 50.000 anni fa (Pleistocene).
I corpi lavici diversi sia per cronologia che per aspetto, sono i prodotti più estesi e riconducibili a delle tefriti leucititiche e ad olivinlatiti. In ordine di tempo si hanno le colate laviche che affiorano sul fondo dell'Olpeta e dei suoi confluenti torrentizi da Santa Maria di Sala al ponte di Stenzano.
Hanno più centri di emissione, di cui uno localizzato tra Poggio del Crognolo e Santa Maria di Sala. Le lave si presentano alla base compatte e diventano microvescicolate nella parte alta, di colore grigio scuro con fenocristalli di leucite. Solo in corrispondenza del Ponte di Stenzano si ha una variazione di colore dal rosso al grigio chiaro. Ad Est del fosso della Faggeta si ha una lava grigio scura proveniente dal centro della caldera di Latera, a struttura sferoidale con una evidente fessurazione prismatica verticale netta che verso l'alto diventa microvescicolata con passaggi bruschi verso una facies pomicea di colore giallo rossastro con cristalli di leucite. Alcuni lembi di questa lava si hanno anche in prossimità del fosso della Nova. La maggior estensione è dovuta, però, alla lava effusa dal centro eruttivo della Dogana, che verso Sud-Ovest ha formato il plateau lavico della Selva. La parte basale di essa è molto compatta, mentre nella parte alta si ha una struttura a blocchi di varie dimensioni, con una colorazione che va dal grigio scuro al nero. Sovrapposto ad esso nella parte orientale della Selva, si ha l'espandimento lavico di Monte Becco con uno spessore massimo di 40 metri circa. Le lave sono compatte e di colore grigio chiaro. A Semonte e alla Dogana si trovano due caratteristici coni costituiti da strati alternati di lapilli, scorie e brandelli lavici. Piroclastiti incoerenti, terreni originatisi in modi e tempi diversi, accomunati da una scarsa coesione, affiorano nella parte settentrionale del Lamone (Pian di Lance) e in quella meridionale (Campo della Villa). Travertini dovuti a precipitazione chimica di acque idrotermali sono presenti in piccoli affioramenti nei pressi del Campo del Carcano, allineati i direzione Nord-Ovest Sud-Est coincidente, probabilmente, con qualche fessura in prossimità della cinta calderica. Alluvioni antiche e recenti sono localizzate lungo la valle dell'Olpeta in località Stenzano e tra Santa Maria di Sala e Acquaforte. Queste si ritrovano anche nel fosso della Faggeta e in isolati riempimenti nelle depressioni del Lamone. L'elementi che appare più evidenziato è il plateau lavico che estendendosi da Sud-Ovest a Nord-Est per tutto il territorio costituisce un uniforme altipiano che separa il più movimentato paesaggio che si estende ai suoi lati. Per tutta l'estensione del bosco si è accumulata una massa enorme di pietre laviche grigie che, ammucchiandosi in maniera variegata ha dato origine a piccole alture caratteristiche, note localmente con il nome di murce, che si innalzano su avvallamenti bui, ricchi di anfratti e inghiottitoi, che in alcuni casi (Rosa Crepante, Pila del Sambuco, ecc...) assumono la conformazione di veri e propri anfiteatri di lava. L'inospitalità del luogo è già ben descritta da Annibal Caro che nel 1537 scriveva: "Entrammo poi in una foresta tale, che ci smarrimmo; tempo fu ch'io credetti di non aver mai più a capire in paese abitato, trovandone rinchiusi e aggirati per lochi dove l'altrolabio e 'l quadrante vostro non avrebbero calcolato l'sito de' burroni e gli abissi de' catrafossi in che ci eravamo ridotti". 

Caratteri Faunistici

CENNI DI PALEOFAUNA
Dagli scavi effettuati nel villaggio protovillanoviano di Sorgenti della Nova (XI - X sec. a.C.) sono  stati rinvenuti alcuni resti ossei di specie selvatiche: Testudo hermanni (tartaruga terrestre), Rinolophus ferrumequinum (pipistrello), Glis glis (ghiro), Meles meles (tasso), Canis lupus (lupo), Sus scrofa scrofa (cinghiale). Anche dalle indagini effettuate nei "butti" di Farnese (XIV-XVH sec. d.C.)  risultano attestate alcune specie selvatiche e in particolare l'istrice, il ghiro, il ratto, la lepre, la volpe, il cervo, il capriolo, il lupo, il biancone, lo storno e la tartaruga.

Fauna invertebrata
Sono interessanti le presenze di alcuni Coleotteri Nitidulidi, in particolare Xenostrongilus lateralis, entità a diffusione siculo-magrebina, individuato nei pressi del fiume Olpeta; Meligethes bucciarellii, rinvenuto nella Selva, località tra le più settentrionali del suo areale di diffusione; rilevante anche la presenza del Coleot-tero Cateretide Brachypterolus vestitus per il quale il Lamone rappresenta la stazione più meridionale del suo areale di diffusione. Nell'Olpeta e nei suoi affluenti è segnalata la presenza del gambero di fiume (Austropotamobius pallipes italicus); mentre in alcuni lacioni è stata segnalata la presenza di un crostaceo acquatico il Chirocephalus diaphanus.

La fauna vertebrata
La fauna che vive nella Selva del Lamone costituisce uno dei suoi aspetti più peculiari e uno dei fattori che più spingono alla salvaguardia e alla regolamentazione dell'uso di questa foresta. Mentre il circostante territorio è agronomicamente molto antropizzato, con un conseguente notevole impoverimento biologico, le caratteristiche vegetazionali e morfologiche della Selva, ricca com'è di anfratti rocciosi e di alberi secolari, offrono una notevole quantità e varietà di rifugi sfruttabili da un'altrettanto ricca fauna selvatica. Le favorevoli condizioni alla vita animale, esprimibili potenzialmente da tale ambiente, sono una realtà poco intaccata dall'uomo. La specie animale più rappresentativa e senz'altro più importante della Selva, tra i mammiferi, è il lupo (canis lupus italicus). In questa zona la presenza di questo carnivoro dev'essere considerata temporanea e saltuaria, in quanto le condizioni ambientali non ne permettono la permanenza per lunghi periodi. Restando nell'abito dei predatori, sono abbastanza numerose la volpe (Vulpes vulpes), la martora (Maties martes), la faina (Martes foina), la puzzola (Mustela putorius) e la donnola (Mustela nivalis).  Importantissimi e significativi indicatori biologici presenti sono il rarissimo gatto selvatico (Felis silvestris) è la Lontra (Lutra lutra), il mammifero oggi minacciato di maggiore estinzione in Italia.  E' pure presente il cinghiale (Sus scrofa) tuttavia frutto di popolamenti effettuati con razze non autoctone. Altri mammiferi presenti nella Selva sono il tasso (Meles meles), la lepre (Lepus europaeus) con individui immessi a scopo venatorio, il riccio (Erinaceus europaeus) e listrice (Hystrix cristata) scelta a simbolo del Lamone. E' certa la presenza del ghiro (Glis glis), dello scoiattolo (Sciurus vulgaris), del topo quercino (Eliomys quercinus) e del moscardino (Muscardinus avellanarius), oltre ad altri micromamiferi roditori ed insettivori. L'avifauna è quella tipica dei boschi cedui di bassa collina sono presenti fra i predatori: la poiana (Buteo buteo) e lo sparviero (Accipiter nisus), mentre il biancone (Circaetus gallicus) nidifica su qualche grande quercia della Selva. Sono segnalati anche il nibbio bruno (Milvus migrans), il gheppio (Falco tinnunculus) e il lanario (F. biarmicus). E' possibile inoltre osservare il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) ed il lodolaio (F. subbuteo). Sulle culture erbacee circostanti la foresta è possibile veder volare la rara albanella minore (Circus pygargus). Tra la selvaggina è presente il fagiano (Phasianus colchicus), la starna (Perdix perdix), la tortora (Streptopelia turtur) e la beccaccia (Scolopax rusticola). Sono infine ubiquitarie la cornacchia (Corvus corone cornix), la gazza (Pica pica), la taccola (Corvus monedula) e l'upupa (Upupa epops). Fra i rapaci notturni è senz'altro presente l'allocco (Strix aluco), il barbagianni (Tyto alba), la civetta (Athene noctua) e il gufo comune (Asio otus), mentre è pure segnalata la presenza del gufo reale (Bubo bubo). Infine sono presenti il picchio verde (Picus viridis), il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) ed il mezzano (D. medius), il picchio muratore (Sitta europaea), la ghandaia (Garrulus glandarius), il rampichino (Certhia brachydactyla), il cuculo (Cuculus canorus), lo storno (Sturnus vulgaris), il codibugnolo (Aegitholos caudatus) e molti rappresentanti dei Silvidi ( capinera, luì, ecc ...) e dei Paridi (cincie), oltre a tutti gli altri passeriformi di bosco. Per quanto riguarda i rettili sono sicuramente presenti il ramarro (Lacerta viridis), la lucertola campestre (Podarcis sicula), la lucertola muraiola (P. muralis), la luscengola (Chalcides chalcides), l'orbettino (Anguis fragilis), il biacco (Coluber viridiflavus), la biscia dal collare (Natrix natrix), il cervone (Elaphe quatuorlineata), la vipera comune (Vipera aspis) e la testuggine comune.  Per gli anfibi tra le altre specie si ricordano la rana agile (rana dalmatina), il rospo comune (Bufo bufo), rospo smeraldino (B. viridis), il tritone crestato (Triturus cristatus), e il tritone punteggiato (T. vulgaris).

Caratteristiche vegetazionali

La caratteristica fondamentale della Selva del Lamone è costituita dalle lave affioranti nella maggior parte del bosco. Gli ammassi di pietre grigie, coperte da muschi e licheni, permettono solo in modo discontinuo l'accumulo di suolo fertile tra gli interstizi dei massi e negli avvallamenti; in questi ultimi soprattutto in inverno e primavera, si raccolgono le acque piovane, dando origine a piccoli stagni chiamati "Lacioni". Il territorio della Selva appare quindi impervio e, a causa dell'intrico di specie arbustive e spinose, impenetrabile.
Molte zone del Lamone, dove la presenza di pietre è minore, sono state adibite fino a poco tempo fa a colture agricole( i cosiddetti Roggi), su di esse va ora sviluppandosi una vegetazione prevalentemente arbustiva dominata dalle essenze spinose. Ad eccezione di alcune zone talmente impervie, dove troviamo la presenza di alberi secolari giganteschi, la restante parte è stata soggetta nel passato a tagli di utilizzo, per cui il piano dominante del bosco appare costituito fondamentalmente da fustaie talvolta ancora giovani. La fisionomia più diffusa nella Selva del Lamone è quella della macchia Quercus cerris L. ,la cerreta. Non mancano comunque limitati lembi di lecceta, di bosco misto di latifoglie e residui sottoquota di faggeta. Una citazione a parte meritano alcuni rimboschimenti di terreni sterili. Bisognerebbe comunque incominciare a favorire, nelle pinete, il reinserimento delle specie originarie. La Selva del Lamone assume vagamente una forma di 8, per cui la si può considerare divisa in due parti di superficie pressoché uguali con caratteristiche vegetazionali simili. Ritroviamo comunque nella parte occidentale i residui della lecceta, del bosco misto di latifoglie e la pineta; in quella orientale permangono tracce della faggeta. Le essenze quercine (Quercus cerris L. e Q. pubescens Willd.)  soprattutto dove si sono raccolti più strati di suolo fertile, hanno superato il rapporto di competizione con le altre specie arboree e vanno a costituire il piano dominante della vegetazione. Spesso, nelle zone non soggette a tagli queste querce assumono dimensioni e portamento giganteschi, è infatti facile trovare alberi di oltre 20 metri di altezza, con tronchi di 5 metri di circonferenza. Altre specie quercine appaiono meno diffuse. Il Leccio (Quercus ilex L.) si distribuisce soprattutto nella parte occidentale, dove forma raggruppamenti quasi puri, su piccoli rilievi di altitudine compresa intorno ai 250 metri s.l.m. Si accompagnano al Leccio l'acero minore, l'acero campestre, l'orniello, il cerro e il carpino nero. La quercia da sughero non è presente nel Lamone anche se alcuni individui si trovano nelle immediate vicinanze, nella zona di Stenzano. Qualche raro esemplare di cerro-sughera (Quercus crenata Lam.) si può incontrare nelle parti più interne del bosco. Nelle zone più aspre e tormentate, dove gli accumuli di massi lavici non permettono la formazione di ampi strati di terreno fertile, molte altre specie arboree riescono a competere con le querce e ad assumere anche dimensioni imponenti, al disopra di numerosi arbusti che si sviluppano ricoprendo, il territorio con un intreccio a volte impenetrabile. Appare elevata la presenza di Acer monspessulanum L. (acero minore) ed A. campestre L. (acero oppio), meno diffuso è A. obtusatum Waldst et Kit. (acero d'Ungheria), mentre si sta cercando di verificare se sopravvovono esemplari di A. platanoides L. (acero riccio). Notevole è la diffusione di Fraxinus ornus (orniello) e Ostrya carpinifolia Scop. (carpino nero); Carpinus betulus L. (carpino bianco) si attesta solamente in alcune zone umide di fondovalle, come nel fosso del Verghene.  Importante è la consistenza di Celtis australis L. (bagolaro), questa specie è rappresentata generalmente da individui isolati, anche di grandi dimensioni, ma esistono pure dei veri e propri boschi nei pressi di Semonte ed al Ponzicariato (toponimo questo corrispondente al nome locale dell'albero). Importante è la presenza diffusa di faggio (Fagus sylvatica L.) abbondantemente sottoquota nella parte orientale della Selva.

Una curiosità è data dai "bonsai" naturali di bagolaro, aceri e cerro che si trovano in varie parti del Lamone e sono stati creati da una "brucatura" degli animali. In queste piante, le dimensioni estremamente ridotte si accompagnano a foglie molto più piccole del normale. Molto più limitati sono invece gli olmi, che sembrano riprendersi soltanto adesso dai danni procurati dalla grafiosi. Ritroviamo ubiquitario Ulmos minor Miller, mentre nel fosso del Verghene vegeta U. glabra Hudson (olmo di montagna). Si ritrovano anche Corylus avellana L., Sorbus torminalis (L.) Crantz e S. domestica L. che raggiungono in qualche caso le dimensioni di piccoli alberi, Sambucus nigra L. (sambuco comune), Mespilus germanica L. (nespolo), Pyrus pyraster Burgsd. (pero selvatico). I tigli sono quasi del tutto scomparsi ad opera dell'uomo. Tra le essenze minori, costituenti lo strato arbustivo della Selva, sono presenti in quantità notevoli Prunus spinosa L. (prugnolo), Cornus mas L., C. sanguinea L.(sanguinello), Crataegus monogyna Jacq. (biancospino) e C. oxyacantha L. (biancospino selvatico), infine ben rappresentato, fino a costituire veri e propri boschetti, è Ilex aquifolium L. (agrifoglio) che talvolta raggiunge le dimensioni di un piccola albero ma generalmente, a causa delle frequenti capitozzature da parte dei pastori, si presenta come un umile arbusto. Si trovano anche Euonymos europaeus L.  (berretta da prete), Phillyrea latifolia L. (fillirea), varie specie di ginestra come Cytisus scoparius (L.) Link (ginestra dei carbonai), Spartium junceum L. (ginestra odorosa); mentre sui pendii aridi vegeta Colutea arborescens L. (vescicaria). Il faggio, ormai ridotto a pochi esemplari, si attesta nelle zone più umide ed ombrose: lungo il fosso del Verghene e nelle località Puiolo e Purgatorio. Boschi misti, senza una vera e propria specie dominante, con una netta prevalenza di caducifiglie, si trovano in alcune zone, soprattutto nel versante Nord della parte occidentale della Selva. Quasi a stringere maggiormente l'intreccio delle specie che caratterizzano il Lamone, si protendono tra le piante Clematis vitalba L. (vitalba), i rovi e le stracciabrache che non poco hanno contribuito alla fama di impenetrabilità del Lamone stesso. Sulle piante annose si appoggia fino a soffocarle Hedera elix L. (edera), che talvolta presenta dei fusti notevoli; tra i rami delle querce antiche è facile scorgere Loranthus europaeus Jacq. (vischio quercino), una pianta epifita ed emiparassita rara nel Lazio. Notevole importanza assume l'aspetto fiorale della Selva, che appare estremamente ricco e variegato in tutte le stagioni, raggiungendo il culmine nella straordinaria fioritura che nei mesi di aprile e maggio ingentilisce l'aspra pietraia, trasformando il sottobosco in un tappeto multicolore. In pieno inverno avviene la fioritura dei bucaneve e degli ellebori (ubiquitario Helleborus foetidus L. meno diffuso H. bocconei Ten.). L'inizio della primavera è salutato da Romulea bulbocodium (L.) Sebast. et Mauri, Crocus biflorus Miller, Primula vulgaris Hudson diffusa soprattutto lungo il fosso del Crognoleto sul versante Nord del Lamone, Scilla bifolia L. che tinge di azzurro tutto il sottobosco. Tocca quindi ad Anemone appennina L.  creare un paesaggio multicolore che appare irreale tra le pietraie, insieme ad A. nemorosa L. che si addensa in bianche aiuole nelle zone più fresche ed ombrose, a Cyclamen repandum Sibth. et Sm. a Viola odorata L. V. reinchenbachiana Jordan, Ranucus ficaria L.,  R. lanuginosus L., R.velutinus Ten., Aristolochia rotunda L. e A pallida Willd. Indubbiamente si corre il rischio di stilare un lungo e arido elenco di specie e, poiché il numero delle piante presenti nella Selva del Lamone è molto grande, sarebbe impresa ardua per chi scrive tediosa per chi legge. Considerando che tuttora sono in corso ricerche, che hanno già ottenuto risultati di notevole interesse non ancora pubblicati, ci si limiterà qui di seguito ad citare le specie erbacee più rappresentative, oltre a quelle descritte. E' presente, anche se rara, Lunaria annua L. Mercurialis perennis L.  forma invece, in molte zone, veri e propri tappeti. Tamus communis L.  e Bryonia dioica Jacq.  si avvinghiano agli arbusti, come Rubbia peregrina L. Molto diffusa è Fumaria officinalis L. un po' meno F. capreolata L.;  comune è anche Chelidonium majus L. E' facile incontrare Hypericum perfoliatum L.  H. perforatum L. Ubiquitaria è Anchusa cretica Miller, mentre lungo le strade del Campo della Villa è presente Achillea millefolium L.
Si trovano anche Vicia lathyroides L. e V. melanopos Sibth. et Sm. Molto diffusi sono Ornithogalum umbellatum L., O. pyrenaicum L. Allium pendulinum Ten. Si trovano anche Centaurium erytraea Rafn., C. pulchellum (Swartz) Druce, Linaria purpurea (L.) Miller, protetta nel Lazio, Buglussoides purpurocarulea (L.) I.M. Johnston, Helycrysum italicum (Roth) G. Don Fil., Ajuga reptans L., A. chamaepitys (L.) Schereber, Origanum vulgare L. Teucrinum chamaedrys L. Nei pressi della chiesa di Santa Maria di Sala è presente Opopanax chironium (L.) Koch, una pianta officinale forse un tempo coltivata dai monaci e eremiti che hanno vissuto in quel luogo.

Una particolare menzione merita la flora del fosso del Verghene dove, come abbiamo visto, sopravvive il faggio. In questa zona umida e ombrosa ritroviamo varie felci come Phyllitis scolopendrium (L.) Newman, Adiantus capillus-veneris L., Asplenium trichomanes L. Sono presenti inoltre Corydalis cava (L.) Schweigg. et Koerte, Sanicula europaea L,. Barbarea verna (Miller) Ascherson e Cardamine heptaphylla (Vill.) O. E. Schulz, di cui le ultime due considerate rare nel Lazio. Nei "Lacioni", si trovano interessanti esempi di flora acquatica fra cui diverse specie di Callitriche e la rara Veronica scutellata L. naturalmente molte altre sono le specie presenti in tali lacioni ognuno dei quali ha le proprie particolarità vegetali che sono in corso di studio.
Agli ambienti umidi è legata anche la rarissima felce Ophioglossum vulgatum L. di recente segnalata per la prima volta nel Lazio.
La Selva del Lamone è infine ricca di orchideacee spontanee. Le più diffuse sono Platanthera chlorantha Custer-Reichenb. ed Orchis tridentata Scop. praticamente ubiquitarie. Alcune specie sono state rinvenute in una zona della Selva e in numero limitato di individui, per esempio Spiranthes spiralis (L.) Chevall e Dactylorhiza maculata L. Soò. Numerose sono inoltre le specie del genere Ophrys L. che si sviluppano esclusivamente lungo la strada che attraversa il bosco, favorite dalla presenza di calcare nella pavimentazione stradale.
Altre orchideacee diffuse nella Selva sono Orchis morio L. O. papillonacea L., Serapias vomeracea Burm. Fil. Briq., Anacamptis pyramidalis L. L.C.M. Richard, Himanthoglossum hircinum (L.) Sprengel ssp. adriaticum (H. Baumann) Sunderm., Neottia nidus-avis (L.) L.C.M. Richard e Limodorum abortivum L. Swartz. In una zona travertinosa del Lamone sono state individuate Orchis fragans (Pollini) Sudre, Ophrys bertolonii Moretti e Serapias lingua L. Lungo l'Olpeta ritroviamo Orchis provincialis Balb. La ricerca sulle orchideacee spontanee del Lamone è tuttora in corso, la lista quindi è tutt'altro che  completa.

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