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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Parco Regionale Adda Nord:
    • Superficie a terra (ha): 7.400,00
    • Regioni: Lombardia
    • Province: Bergamo, Lecco, Milano
    • Comuni: Airuno, Bottanuco, Brivio, Calco, Calolziocorte, Calusco d'Adda, Canonica d'Adda, Capriate San Gervasio, Casirate d'Adda, Cassano d'Adda, Cisano Bergamasco, Cornate d'Adda, Fara Gera d'Adda, Galbiate, Garlate, Imbersago, Lecco, Malgrate, Medolago, Merate, Monte Marenzo, Olginate, Paderno d'Adda, Pescate, Pontida, Robbiate, Solza, Suisio, Trezzo Sull'Adda, Truccazzano, Vaprio d'Adda, Vercurago, Villa d'Adda
    • Provv.ti istitutivi: LR 80 16/09/1983
    • Elenco Ufficiale AP: EUAP0736
  • Altre aree protette gestite:
    • ZSC Lago di Olginate
    • ZSC Oasi Le Foppe di Trezzo sull'Adda
    • ZSC Palude di Brivio

Altimetria: h min 100 m slm - h max 260 m slm

 

 
Palude con ninfee

Il Parco e la natura

Geologia

L'ambiente fisico attraversato dal tratto di fiume Adda compreso nel Parco Adda Nord, che va da Lecco a Truccazzano, è caratterizzato dalla presenza di un sistema di terrazzi fluvio-glaciali.
Il ghiacciaio che millenni or sono, nel quaternario, scendeva dalle Alpi verso la pianura, nel suo alterno avanzare e regredire, ha dato origine a formidabili anfiteatri morenici.
Ritiratosi definitivamente il ghiacciaio, il fiume si è lentamente scavato il proprio letto trasportando con sé enormi quantità di detriti morenici. I territori attraversati dal fiume sono perciò costituiti sia da depositi fluvio-glaciali più antichi (argille rosso giallastre, i cosiddetti ferretti) e localmente, soprattutto tra Paderno e Trezzo, da banchi conglomeratici (ceppo), erosi dal corso del fiume che ha formato in loro ripide pareti verticali, sia da depositi di epoca più recente, materiali ghiaiosi e sabbiosi, che risultano presenti soprattutto tra Cassano e Truccazzano.

Vegetazione

Passate le grandi ere glaciali, il mutato clima ha consentito la formazione di vaste e grandi foreste che ricoprivano in gran parte anche la zona padana, oltre a quella collinare. I grandi boschi, che fino al secolo scorso ricoprivano ancora in larga parte il territorio circostante il fiume, sono stati in seguito fortemente ridimensionati dalla presenza stabile e sempre più robusta delle comunità umane, cresciute unitamente allo sviluppo delle attività produttive agricole e industriali. Malgrado ciò, oggi rimangono ancora non poche aree interessanti per la vegetazione, quali le zone umide a canneto dell'Isola della Torre e dell'Isolone del Serraglio, circondate da prati e alberi di alto fusto: ontani neri, platani, pioppi, betulle, salici, querce. Lungo le rive a nord di Trezzo sono pure presenti pioppi neri, robinie, salici bianchi, ontani neri, farnie. Oltre al bosco di alto fusto, vaste aree sono ricoperte di essenze tipiche del bosco ceduo e del sottobosco: carpino, castagno, sanguinella, nocciolo, robinia. Tra la vegetazione palustre si possono ammirare i più bei fiori d'acqua: la delicata ninfea, il giglio selvatico giallo, il mughetto e numerose famiglie di veronica a spiga.

Fauna

In questo ambiente trova rifugio una ricca fauna. L'anfibio più bello e significativo della zona è senz'altro la raganella dalla livrea verde brillante con una striscia nera che corre lungo i fianchi ma troviamo anche le rane verdi, numerose e particolarmente rumorose, e la rana temporaria dal colore brunastro. Anche gli uccelli sono numerosi: cigni, anatre, germani reali, folaghe, cornacchie grigie, gabbiani comuni ma anche il magnifico airone cinerino presente con un numero di esemplari in continuo aumento.

Cassano Castello

Il Parco e la storia

Il fiume e il territorio circostante sono ricchi di significative testimonianze storiche che rimandano alle epoche più diverse e lontane. Il ponte che separa il lago di Garlate da quello di Olginate, ad esempio, sorge dove un antichissimo ponte romano consentiva l'attraversamento del fiume alla Como-Aquileia, una delle principali vie di comunicazione del tempo. Il fiume stesso ha segnato il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e ha rappresentato un'importante via di comunicazione culturale e commerciale sia verso Bergamo che verso Milano.
Sono numerose lungo il corso dell'Adda le opere di fortificazione, compiute nei secoli: le prime fortificazioni si affiancavano alle strade per controllare e respingere direttamente l'avanzata dei popoli con intenzioni belligeranti; più avanti esse servivano per segnalare la presenza ed i movimenti delle truppe nemiche.

Antichissimi sono il castello di Trezzo di cui oggi resta la primitiva rocca longobarda che la tradizione vuole edificata dalla regina Teodolinda. Da quella prima rocca ebbe origine una tormentata storia di lotte, di conquiste e di morti che vide protagonisti Federico Barbarossa, i Torriani, i Visconti.
Il castello di Cassano fu teatro di numerose battaglie. Anteriore al 1.000, secondo la storia, vi soggiornò anche Carlo Magno.
Nel territorio di Truccazzano, in frazione di Corneliano Bertario, si trova un castello ove si dice soggiornasse Federico Barbarossa durante le lotte con i milanesi del 1164. Il castello di Brivio diede rifugio ai nobili milanesi che nel XIII secolo furono cacciati da Milano dal popolo. La città inviò, in quella occasione un esercito che ne distrusse le mura, poi ricostruite dai Visconti nel secolo successivo.

I Navigli

Nel 1457 Francesco Sforza affidò a Bertola da Novate la costruzione del Naviglio della Martesana. In soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel territorio milanese furono costruiti ben 90 chilometri di canali resi navigabili dalla presenza di 25 conche. Un primato che nessun'altra città potrà mai avvicinare. Lo sviluppo del sistema, però, non si fermò solo a questo punto, anzi, con l'arrivo di Leonardo nel 1482, fu perfezionato il Martesana e si cominciò ad impostare un nuovo sistema di canali che permettessero la navigazione dalla Valtellina fino a Milano.

Era il 1482 quando Leonardo da Vinci, appena giunto a Milano, fu incaricato da Ludovico il Moro di studiare un sistema per permettere la navigazione dal lago di Como fino a Milano. Una soluzione a questo problema è rintraccia- bile all'interno di alcuni disegni del Codice Atlantico dove si ipotizza un grande sbarramento sul fiume Adda in località Tre Corni, dove uno sbocco in galleria doveva permettere alle barche il passaggio a valle delle rapide del fiume. La diga sarebbe servita anche ad elevare il li- vello del fiume fino ad alimentare un canale che, a seconda del livello dell'acqua, avrebbe avuto funzione solo irrigua o anche navigabile e, partendo da Brivio, sarebbe arrivato fino a Trezzo scorrendo parallelamente all'Adda. Un'altra geniale soluzione per il superamento dei 23,76 metri di dislivello delle rapide di Paderno fu pensata a metà del ' 500 dall'ingegnere e pittore Giuseppe Meda che ideò una nuova conca detta il Castello che secoli più tardi diverrà il Naviglio di Paderno. L'arditezza tecnica della soluzione del Meda era tale che, quando due secoli dopo l'opera fu ripresa sotto il governo austriaco di Maria Teresa, il Ministro per la Lombardia Conte Carlo Firmian approvò una soluzione intermedia di sei conche con salti compresi tra i quattro e i sei metri. Nel 1591 iniziano i lavori che non vengono ultimati, vengono ripresi nel 1773 e completati nel 1777.

Il collegamento Adda-Milano, invece, fu realizzato sotto Ludovico il Moro.
Sebbene la navigazione risultasse spesso difficile a causa degli eccessivi prelievi d'acqua a scopi irrigui, solo nel 1574 il Martesana fu rinnovato ed ampliato, le sue acque regimentate e fu costruito il Canale Molgora. Allo scopo di recuperare, valorizzare e poter riutilizzare il tratto dell'Adda studiato da Leonardo, il Parco Adda Nord, il Comitato per il restauro delle chiuse dell'Adda con la Provincia di Milano ed il sostegno della Regione Lombardia, hanno chiesto e conseguito il riconoscimento dell'Unione Europea di includere questa parte del fiume nel progetto "Canaux Historiques Voies d'Eau Vivantes".

Diga Robbiate
Paesaggio
Ponte di Paderno

L'archeologia industriale

Il ponte in ferro di Paderno d'Adda è unanimemente considerato come un vero e proprio simbolo dell'archeologia industriale in Italia e come una delle più interessanti realizzazioni dell'ingegneria italiana nell'Ottocento. Costruito tra il 1887 ed il 1889 dalla Società Nazionale delle Officine Savigliano su progetto dell'ingegnere svizzero Rothlisberger, il ponte è lungo 266 metri ed è percorso dalla strada ferrata e dalla strada provinciale per Bergamo. Questa immane intricata selva di lamiere e spranghe che suscitava altissima meraviglia negli stupiti osservatori del tempo, rappresenta una delle più interessanti testimonianze di quell'epoca in cui l'acciaio, il ferro e la ghisa erano veri e propri simboli del progresso umano. Il più antico monumento industriale tra quelli rimasti ancora visibili lungo l'Adda è lo stabilimento Velvis di Vaprio d'Adda che già nel 1857 Cesare Cantù citava nella sua grande illustrazione del Lombardo-Veneto per la qualità dei velluti che si producevano. A quell'epoca lo stabilimento apparteneva alla società "Sioli Dell'Acqua & Co.", fondata da Carlo Sioli, Agostino Dell'Acqua e il conte Giuseppe Archinto, ma nel 1865 fu rilevata dal duca Visconti di Modrone da cui prese il nome che ancora oggi la contraddistingue, Velvis che sta per velluti Visconti.
A Cassano d'Adda sorge il Linificio Canapificio Nazionale inizialmente destinato alla semplice filatura, ma poi completato con i reparti per la tessitura e il candeggio di lino e canapa. In realtà il luogo era occupato da una filanda finché nel 1873 la società L.C.N., che possedeva già uno stabilimento a Fara d'Adda, acquistò i fabbricati organizzando l'azienda secondo i modelli inglesi, sia nella progettazione che nei macchinari e, almeno in una prima fase, nel personale dirigente facendone, verso la fine dell'Ottocento, uno dei più grandi linifici d'Europa.
A Brivio, proprio in riva all'Adda, incontriamo un ottimo esempio di architettura illustre applicata ad un edificio industriale. Si tratta della filanda Molinazzo, costruita prima del 1875.
La filanda Abegg di Garlate fu costruita nel 1841 e, dopo essere appartenuta a Gaetano Bruni e alla famiglia Gnecchi, nel 1887 fu acquistata dagli Abegg di Zurigo.
Venuto meno, nei primi anni trenta, il lavoro per la filanda, nello stabilimento si continuarono a svolgere le operazioni di stracannatura e di binatura fino al 1950, anno in cui, per iniziativa di Carlo Job, allora responsabile del gruppo Abegg, un'ala dell'opificio, prima riservata agli uffici e alla cernita dei bozzoli, fu destinata a raccogliere il primo nucleo di quello che sarebbe poi diventato il Museo della seta di Garlate.

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