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Parco Adda Nord |
L'Area Protetta |
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Carta d'identità
Altimetria: h min 100 m slm - h max 260 m slm |
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Il Parco e la natura |
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GeologiaL'ambiente fisico attraversato dal tratto di
fiume Adda compreso nel Parco Adda Nord, che va da Lecco a Truccazzano,
è caratterizzato dalla presenza di un sistema di terrazzi
fluvio-glaciali. VegetazionePassate le grandi ere glaciali, il mutato clima ha consentito la formazione di vaste e grandi foreste che ricoprivano in gran parte anche la zona padana, oltre a quella collinare. I grandi boschi, che fino al secolo scorso ricoprivano ancora in larga parte il territorio circostante il fiume, sono stati in seguito fortemente ridimensionati dalla presenza stabile e sempre più robusta delle comunità umane, cresciute unitamente allo sviluppo delle attività produttive agricole e industriali. Malgrado ciò, oggi rimangono ancora non poche aree interessanti per la vegetazione, quali le zone umide a canneto dell'Isola della Torre e dell'Isolone del Serraglio, circondate da prati e alberi di alto fusto: ontani neri, platani, pioppi, betulle, salici, querce. Lungo le rive a nord di Trezzo sono pure presenti pioppi neri, robinie, salici bianchi, ontani neri, farnie. Oltre al bosco di alto fusto, vaste aree sono ricoperte di essenze tipiche del bosco ceduo e del sottobosco: carpino, castagno, sanguinella, nocciolo, robinia. Tra la vegetazione palustre si possono ammirare i più bei fiori d'acqua: la delicata ninfea, il giglio selvatico giallo, il mughetto e numerose famiglie di veronica a spiga. FaunaIn questo ambiente trova rifugio una ricca fauna. L'anfibio più bello e significativo della zona è senz'altro la raganella dalla livrea verde brillante con una striscia nera che corre lungo i fianchi ma troviamo anche le rane verdi, numerose e particolarmente rumorose, e la rana temporaria dal colore brunastro. Anche gli uccelli sono numerosi: cigni, anatre, germani reali, folaghe, cornacchie grigie, gabbiani comuni ma anche il magnifico airone cinerino presente con un numero di esemplari in continuo aumento. |
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Il Parco e la storia |
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Il fiume e il territorio circostante sono ricchi di significative
testimonianze storiche che rimandano alle epoche più diverse e lontane.
Il ponte che separa il lago di Garlate da quello di Olginate, ad
esempio, sorge dove un antichissimo ponte romano consentiva
l'attraversamento del fiume alla Como-Aquileia, una delle principali
vie di comunicazione del tempo. Il fiume stesso ha segnato il confine
tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e ha rappresentato
un'importante via di comunicazione culturale e commerciale sia verso
Bergamo che verso Milano. Antichissimi sono il castello di Trezzo di cui oggi resta la
primitiva rocca longobarda che la tradizione vuole edificata dalla
regina Teodolinda. Da quella prima rocca ebbe origine una tormentata
storia di lotte, di conquiste e di morti che vide protagonisti Federico
Barbarossa, i Torriani, i Visconti. |
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I Navigli |
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Nel 1457 Francesco Sforza affidò a Bertola da Novate la costruzione del Naviglio della Martesana. In soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel territorio milanese furono costruiti ben 90 chilometri di canali resi navigabili dalla presenza di 25 conche. Un primato che nessun'altra città potrà mai avvicinare. Lo sviluppo del sistema, però, non si fermò solo a questo punto, anzi, con l'arrivo di Leonardo nel 1482, fu perfezionato il Martesana e si cominciò ad impostare un nuovo sistema di canali che permettessero la navigazione dalla Valtellina fino a Milano. Era il 1482 quando Leonardo da Vinci, appena giunto a Milano, fu incaricato da Ludovico il Moro di studiare un sistema per permettere la navigazione dal lago di Como fino a Milano. Una soluzione a questo problema è rintraccia- bile all'interno di alcuni disegni del Codice Atlantico dove si ipotizza un grande sbarramento sul fiume Adda in località Tre Corni, dove uno sbocco in galleria doveva permettere alle barche il passaggio a valle delle rapide del fiume. La diga sarebbe servita anche ad elevare il li- vello del fiume fino ad alimentare un canale che, a seconda del livello dell'acqua, avrebbe avuto funzione solo irrigua o anche navigabile e, partendo da Brivio, sarebbe arrivato fino a Trezzo scorrendo parallelamente all'Adda. Un'altra geniale soluzione per il superamento dei 23,76 metri di dislivello delle rapide di Paderno fu pensata a metà del ' 500 dall'ingegnere e pittore Giuseppe Meda che ideò una nuova conca detta il Castello che secoli più tardi diverrà il Naviglio di Paderno. L'arditezza tecnica della soluzione del Meda era tale che, quando due secoli dopo l'opera fu ripresa sotto il governo austriaco di Maria Teresa, il Ministro per la Lombardia Conte Carlo Firmian approvò una soluzione intermedia di sei conche con salti compresi tra i quattro e i sei metri. Nel 1591 iniziano i lavori che non vengono ultimati, vengono ripresi nel 1773 e completati nel 1777. Il collegamento Adda-Milano, invece, fu realizzato sotto Ludovico il Moro. |
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L'archeologia industriale |
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Il ponte in ferro di Paderno d'Adda è unanimemente considerato come un
vero e proprio simbolo dell'archeologia industriale in Italia e come
una delle più interessanti realizzazioni dell'ingegneria italiana
nell'Ottocento. Costruito tra il 1887 ed il 1889 dalla Società
Nazionale delle Officine Savigliano su progetto dell'ingegnere svizzero
Rothlisberger, il ponte è lungo 266 metri ed è percorso dalla strada
ferrata e dalla strada provinciale per Bergamo. Questa immane intricata
selva di lamiere e spranghe che suscitava altissima meraviglia negli
stupiti osservatori del tempo, rappresenta una delle più interessanti
testimonianze di quell'epoca in cui l'acciaio, il ferro e la ghisa
erano veri e propri simboli del progresso umano. Il più antico
monumento industriale tra quelli rimasti ancora visibili lungo l'Adda è
lo stabilimento Velvis di Vaprio d'Adda che già nel 1857 Cesare Cantù
citava nella sua grande illustrazione del Lombardo-Veneto per la
qualità dei velluti che si producevano. A quell'epoca lo stabilimento
apparteneva alla società "Sioli Dell'Acqua & Co.", fondata da Carlo
Sioli, Agostino Dell'Acqua e il conte Giuseppe Archinto, ma nel 1865 fu
rilevata dal duca Visconti di Modrone da cui prese il nome che ancora
oggi la contraddistingue, Velvis che sta per velluti Visconti. |