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Parco Nazionale Arcipelago Toscano

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Percorso della Pieve di San Giovanni

A piedi         Elevato interesse: flora Elevato interesse: fauna Elevato interesse: panorama Elevato interesse: religione Elevato interesse: storia 
  • Partenza: S.P. n. 37 del Monte Perone
  • Arrivo: S.P. n. 37 del Monte Perone
  • Tempo di percorrenza: 1 ora e 5 min
  • Lunghezza: 3.2 km
  • Dislivello: in salita 174 m

L'inizio e la fine di questo percorso si trovano sulla Strada Provinciale n. 37 del Monte Perone e distano 8 km da Marina di Campo. Si parte dalla Pieve di San Giovanni, la principale delle sedici chiese romaniche realizzate all'Isola d'Elba tra l'XI ed il XII secolo. Si tratta di edifici tipicamente semplici e sobri, caratterizzati da un campanile a vela, corpo unico con il resto della struttura, collocato al di sopra della finestra cruciforme posta sul frontale. Si imbocca il pianeggiante sentiero n. 124 inoltrandosi in un castagneto, risultato dell'antica azione antropica, ormai parte del paesaggio naturale.
Questo albero, coltivato sulla montagna elbana fin dal XIV secolo, veniva sfruttato sia per la produzione di legno pregiato che per la raccolta dei frutti. Le castagne, infatti, fresche, secche o ridotte in farina, hanno rappresentato per secoli la principale fonte di sostentamento per gli abitanti del versante occidentale del monte Capanne. Camminando all'ora del tramonto in silenzio, non è raro avvistare mufloni o cinghiali che, non appena si accorgono della presenza di escursionisti, fuggono nella macchia. Arrivati al bivio con il sentiero n. 107 che sale da San Piero si svolta a destra. In primavera qui abbondano le fioriture bianche dell'erica arborea e del cisto marino e quelle gialle della ginestra di Spagna. Al termine della salita, al crocevia di quota 506 m, si imbocca sulla destra il sentiero n. 111, breve pista forestale caratterizzata da un piano di calpestio sabbioso, risultato dell'azione degli agenti atmosferici sulla roccia granitica circostante. Siamo nel regno del granito, i grandi massi tondeggianti che si notano tutt'intorno sono il risultato di complessi fenomeni geologici che hanno appassionato gli studiosi di tutto il mondo e generato straordinari minerali conservati nei musei più prestigiosi. Ai bordi della strada vegetano rigogliose in primavera le felci aquiline, che sono tipiche degli ambienti degradati. In effetti, l'Uomo, tramite attività di coltivazione, pastorizia, incendi e rimboschimento ha modificato la vegetazione originaria. Ciò che vediamo oggi, apparentemente naturale, ne è il risultato: in particolare in questa zona, sfruttando la presenza di aree pianeggianti, venivano pascolati gli ovini e coltivato il grano. Al termine del sentiero si percorre in discesa un breve tratto di strada asfaltata per ritornare al punto di partenza.

 
 
 
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