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Ricerca: scoperte nuove tecnologie per difendere le coste italiane

(11 Ott 20)  

Nuovi occhi per monitorare e studiare coste e fondali marini. È il frutto del lavoro dei ricercatori di Ispra, Cnr, Enea e Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia. In pratica stiamo parlando di sensori ad alta risoluzione, algoritmi e tecnologie di telerilevamento da remoto per la difesa e la conservazione delle coste italiane a rischio erosione. 
risultati dell'utilizzo di queste tecnologie si posssono già vedere nello uno studio pubblicato sulla rivista internazionale "Remote Sensing" . La ricerca si è concentrata, in particolare, sull'analisi delle dune costiere del Circeo in provincia di Latina, nel Lazio, che sono caratterizzate da una complessa copertura di vegetazione che ne controlla stabilità, dimensione e forma rispetto ai venti dominanti. Grazie alle tecnologie messe in campo, i ricercatori hanno scattato una vera e propria fotografia di questa area, da cui è stato possibile rilevare che le dune costiere rappresentano una barriera naturale all'innalzamento del livello del mare e la loro vegetazione è in grado di trattenere sabbia, una risorsa naturale di valore inestimabile che scarseggia sempre di più lungo i litorali. Offrono, inoltre, un ambiente turistico e ricreativo per i cittadini, che sempre più stanno riscoprendo un interesse naturalistico verso le spiagge naturali.

Attraverso il rilievo di dati e l'elaborazione della moltitudine di colori offerta dalle immagini, questa fotografia 'ipertecnologica' riesce a fornire una descrizione accurata della tipologia di vegetazione che ricopre le dune costiere, i camminamenti e altre forme antropiche. Il metodo utilizzato dai ricercatori si chiama FHyL (Field spectral libraries, airborne Hyperspectral images and LiDAR altimetry) e ottimizza il concetto di integrazione delle conoscenze geofisiche ed ecologiche con quelle legate alle tecnologie di automatizzazione e di intelligenza artificiale. Negli ultimi di 30 anni le dune del Parco Nazionale del Circeo sono state oggetto di numerosi interventi per proteggerne la base, ridurre le perdite di sabbia verso l'entroterra a causa del vento e limitare l'impatto del calpesti. Queste azioni hanno consentito finora di conservarle, ma i cambiamenti climatici e la recrudescenza delle mareggiate ne mettono continuamente a rischio l'esistenza.

"Il paesaggio costiero italiano, fatto di innumerevoli tipologie di habitat, è stato scelto come uno dei migliori campi di sviluppo di modelli di elaborazione dati per dimostrare e rendere evidente il ruolo fondamentale del dato da remoto nei settori produttivi della difesa costiera e monitoraggio degli impatti", sottolinea Andrea Taramelli (Ispra-Iuss), delegato nazionale del programma europeo di osservazione della terra Copernicus. 


Red/cb
(Fonte: Dire)

 


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Fonte: www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/

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