Statuto del Parco (PDF - 54Kb)
(Statuto adeguato ai sensi della Legge Regionale 4 agosto 2011, n.12 e approvato con Deliberazione di Giunta regionale 22 dicembre 2011, n. IX/2723 pubblicata sul BURL n. 51 - Serie Ordinaria del 23 dicembre 2011)
Il Parco delle Orobie Bergamasche ha un regime di tutela che lo
caratterizza come "Parco montano forestale". Comprende il versante
meridionale della catena orobica, territorio provinciale di Bergamo, e
si estende su una superficie di 63 mila ettari. Nel suo territorio
scorrono i fiumi Brembo, Serio e Dezzo che solcano le Valli Brembana,
Seriana e di Scalve, e parecchi altri loro affluenti che percorrono
vallette laterali. A occidente il Parco è delimitato dal profondo solco
della Valsassina, a Nord dalla Valtellina e a oriente dalla
Valcamonica. Comprende parte del territorio di 44 comuni; questi paesi
fanno parte di tre Comunità montane: Valle di Scalve, Valle Brembana e
Valle Seriana Superiore.
La legge regionale istitutiva del Parco,
la 5G del 1989, è stata preceduta da studi e proposte, tra le quali
merita particolare menzione quella del Cai di Bergamo per un "Parco
naturale nelle Alpi Orobie". Alla sua costituzione è purtroppo seguito,
da parte degli enti pubblici, una sorta di immobilismo: tanto è vero
che - privo di statuto, di piano territoriale e di comitato di
gestione- il Parco nel 1997 è stato commissariato dalla Regione.
Attualmente è all'esame della Giunta regionale una proposta di legge
che, se approvata, dividerebbe il Parco in due aree: quella della Valle
Brembana e quella delle Valli Seriana e di Scalve.
Nella proposta sono anche contenute norme per consentire ai Sindaci di partecipare alla gestione diretta del Parco.
Il territorio sul quale il Parco si estende si può dividere geograficamente in due zone, con caratteristiche molto diverse fra loro. A settentrione è costituito da una catena di montagne - le Alpi Orobiche - le cui vette corrono più o meno parallele alla Valtellina. Sono queste montagne costituite da rocce scure e antiche, di tipo sedimentario continentale o di tipo cristallino, quasi sempre metamorfosate. Raggiungono le massime altitudini nel pizzo Coca (3.050 metri), nel pizzo Redorta e nella punta di Scais (3.038 metri). Vi sono poi altre cime di notevole importanza: il pizzo dei Tre Signori, la larga dorsale del monte Cabianca, la stupenda bicuspide piramidale del Diavolo di Tenda, il monte Gleno scintillante di ghiacciai perenni, il monte Venerocolo e il pizzo Tornello.
A meridione il Parco presenta gruppi montuosi costituiti da rocce chiare, in prevalenza calcaree e dolomitiche di antica origine marina. Sono le Prealpi Orobie, disposte prevalentemente a formare gruppi montuosi isolati: il gruppo dell'Aralalta (2.000 metri), dell'Arera (2.512 metri), della Presolana (2.521 metri) e dei Campelli di Schilpario. Questa varietà di aspetti - dalle scure e aspre montagne del gruppo centrale delle Orobie, alle bianche scogliere dolomitiche - allieta lo sguardo dell'escursionista desideroso di inoltrarsi in un ambiente che offre silenzi ritempranti, una flora e una fauna tipiche meravigliose, un modo di vita che nei paesi si è conservato a misura d uomo.
Uno degli aspetti che più colpiscono coloro che percorrono il
territorio del Parco è l'abbondanza delle acque superficiali. Ruscelli,
torrenti e fiumi che a volte hanno origine da piccole conche glaciali e
che nelle parti alte del loro percorso formano spumeggianti cascate,
alcune della quali entrate ormai nella "storia" ambientale, economica e
turistica delle alte Valli Bergamasche.
Così la cascata del Serio a
Valbondione, che con il suo triplice salto di 315 metri è la più alta
d'Italia, o la cascata della Val Sambuzza a Pagliari di Carona, e
quelle non meno belle che si possono ammirare in Valle di Scalve, lungo
il torrente Vo. Fiumi e torrenti che a volte scorrono tra forre
pittoresche scavate nella roccia nel corso dei secoli, come quelle del
Dezzo in Valle di Scalve (Via Mala) o quelle del torrente Enna,
all'imbocco della Val Taleggio.
Per non parlare dei laghi, oltre cento, disseminati alle medie e alle
alte quote. Gioielli incastonati tra boschi e rupi scoscese. Laghi
naturali e laghi artificiali creati dall'uomo per produrre energia
elettrica. Ne ricordiamo alcuni: il lago del Barbellino, il lago di
Coca, i laghi del Venerocolo, il lago di Polzone, il lago Fregabolgia,
i laghi Gemelli. Lungo i corsi d acqua spesso sono nati i nuclei
abitati, in quanto oltre che per motivi alimentari questa risorsa era
sfruttata per abbeverare gli animali, per muovere ruote di mulini, di
segherie e di magli. Fiumi e laghi di alta montagna danno bellezza al
paesaggio e sono meta nella bella stagione di migliaia di
escursionisti. Nel Parco la pesca è consentita liberamente nel rispetto
delle norme indicate nella legge regionale 25/82. Le acque più fresche
e pure di torrenti, fiumi e laghi sono il regno della trota fario e del
salmerino alpino.
L'ambiente del Parco delle Orobie, per la varietà delle sue esposizioni, per la ricchezza delle sue acque superficiali, per le sue notevoli variazioni altimetriche, presenta numerose specie arboree e un vasto assortimento floreale. Sui pendii dei monti, tra i 600 e i 1.500 metri, è presente il faggio, in mescolanza con carpini e noccioli, ontani, frassini, betulle. Sopra i 1.000 metri si sviluppano i boschi di conifere. L'abete rosso è la specie dominante, forma boschi puri o in associazione con il faggio.
Il limite altimetrico dei boschi di conifere si spinge fino ai 2.000 metri in Valle Brembana, a 1.850 metri in Valle di Scalve e a 1.700 metri in Valle Seriana. Sono pure presenti nelle vallate più umide (per esempio a Torcole di Piazzatorre) gli abeti bianchi, mentre alle alte quote prosperano i larici. Al di sopra dei boschi si estendono i pascoli dove ancora oggi in parte si sviluppa l'attività degli alpeggi. Stupenda, a ogni livello, la flora alpina. Nella zona costituita da rocce e terreni acidi da segnalare oltre ai cespugli di rododendro e alle piantine dei mirtilli, due particolari endemismi: la Viola comollia e la Sanguisorba dodecandra.
Ma è nella fascia altimetrica delle Prealpi calcaree che la flora si dispiega in tutta la sua varietà. Qui oltre ai ginepri, ai pini mughi e agli ontani, sui pascoli, tra i ghiaioni e le rocce, si possono ammirare numerosi endemismi: ricordiamo la Sassifraga della Presolana, la Campanula di Raineri, la Linaria bergamasca, il Gallio del monte Arera. Per gitanti ed escursionisti le "sorprese" e gli "incontri" sono comunque assai numerosi: prati, boschi, sentieri e pascoli alti sono ricoperti, a seconda delle stagioni, di margherite, ranuncoli gialli, ciclamini, gigli martagoni, gigli di S. Giovanni, stelle alpine, astri di montagna, nigritelle e di molti altri fiori ancora. Una varietà infinita di colori e profumi da scoprire, da ammirare, da fotografare, ma soprattutto da rispettare. Alcune specie sono protette da precise norme di legge - e i trasgressori vengono puniti con sanzioni - ma è bene che ognuno di noi tuteli tutta la flora, per consentire anche agli escursionisti che successivamente percorreranno la stessa via di provare uguali emozioni e sensazioni. Proprio per poter ammirare da vicino una grande varietà di fiori alpini, sono stati predisposti alcuni itinerari.
Tra questi il "Sentiero dei fiori" sul monte Arera, tracciato dal professor Claudio Brissoni, e l"'Itinerario naturalistico" del Cai di Bergamo che dal rifugio Antonio Curò, sopra Valbondione, porta al rifugio Nani Tagliaferri, in Valle di Scalve.
Nel territorio del Parco delle Orobie Bergamasche vive una fauna assai varia. E' necessario dire che, in questi ultimi anni, vi è stato un sensibile aumento degli ungulati, in particolare caprioli e camosci, mentre si è dovuto constatare una diminuzione della selvaggina stanziale di penna, con maggiore riferimento alla coturnice, che ha parecchio sofferto per un progressivo mutamento del suo habitat causato dall'abbandono dei pascoli d'alta quota, così come per una eccessiva antropizzazione della montagna. L'aumento degli ungulati è invece dovuto a cause diverse: l'istituzione, anni fa, di oasi di rifugio o zone di ripopolamento dove hanno avuto la possibilità di riprodursi; l'infittimento dei boschi dovuto all'abbandono della montagna, per cui è stato favorito il moltiplicarsi dei caprioli e la comparsa, in alcune zone, dei primi gruppi di cervi. All'incremento di questi animali hanno certamente contribuito anche una maggiore severità nella programmazione venatoria e una maggiore coscienza civile e di rispetto verso la natura. I camosci sono presenti in gran numero in Valle Brembana, nell'alta Valle Seriana e in Valle di Scalve. Quelli che vivono in Valle Brembana frequentano anche i boschi, nelle Valli Seriana e di Scalve hanno prevalentemente abitudini rupicole.
Vi sono poi i caprioli che trovano soprattutto nei boschi cedui infittiti il loro habitat ideale. Hanno abitudini crepuscolari e sono difficilmente avvicinabili di giorno.
Nel parco da alcuni anni è tornato a vivere lo stambecco. Vi è stato reintrodotto tra il 1987 e il 1990 grazie a un progetto realizzato dalla Regione Lombardia in collaborazione con la Provincia di Bergamo e con il Dipartimento di Biologia dell'Università agli Studi di Milano.
Questo superbo ungulato vive sulle montagne delle alte Valli Seriana e Brembana e ha superato le 400 unità.
Nel Parco vivono poi scoiattoli, volpi, donnole, faine, martore, ermellini e lepri bianche. Sui pascoli alpini sono andate moltiplicandosi le marmotte e, di conseguenza, è cresciuto anche il numero delle aquile reali, delle quali costituiscono il cibo preferito. Tra gli altri rapaci, ricordiamo falchi, poiane, gheppi, nibbi, corvi, che solitamente seguono le correnti migratorie. Tra i rapaci notturni sono presenti le civette e i barbagianni e il sempre più raro gufo reale. Poche le specie di selvaggina alata che hanno la possibilità di fermarsi in montagna durante l'inverno. Tra queste il fringuello delle nevi, i francolini di monte, le pernici bianche, le coturnici e il gallo forcello. Tutti esemplari in diminuzione, così come rarissimo è ormai il gallo cedrone.
Tra i rettili ricordiamo la vipera (pericolosa per l'uomo solo se direttamente molestata), gli orbettini e le bisce d'acqua. Tra gli anfibi sono presenti la rana, la salamandra giallonera e tra i pesci trote e salmerini.
Numerosissimi gli insetti che popolano prati, boschi e pascoli. Tra tutti ricordiamo la formica rufa, utilissima per la sopravvivenza dei boschi di conifere. E' infatti la nemica giurata della processionaria del pino e costruisce, nel fitto dei boschi o al limitare delle radure, bellissimi nidi a cupola, composti da un'enorme quantità di aghi di pino o di abete.
Oggi
la Bergamasca è molto industrializzata e le vie di comunicazione sono
sempre più intasate dal traffico motorizzato. Lungo queste strade,
comunque, nei mesi di giugno e di settembre, spesso si ripete ancora
l'antichissimo fenomeno dell'accompagnamento o del ritorno del bestiame
(pecore e mucche) dai pascoli alpini. Nelle Orobie il tempo del pascolo
inizia solitamente a giugno e termina a settembre, con una durata media
di ottanta-ottantacinque giorni.
Nel territorio del Parco i pascoli
non sono distribuiti in modo uniforme. Grosse concentrazioni si hanno
per la Valle Brembana a Carona, Foppolo e Mezzoldo; in Valle Seriana ad
Ardesio, Gandellino e Valbondione; in Valle di Scalve a Schilpario e
Vilminore. Nel periodo dell'alpeggio la montagna si popola di persone
abituate al silenzio e alla solitudine, le quali per tre mesi conducono
una vita priva di comodità. Anche se oggi la situazione non è più
quella di un tempo: molte baite sono state ristrutturate, dotate di
acqua corrente, energia elettrica prodotta da pannelli solari,
generatori o turbine idroelettriche, locali per la lavorazione del
latte e servizi igienici. Strade gippabili consentono poi un più
agevole collegamento con i paesi del fondovalle e sono ormai diffuse
anche le moderne tecnologie, come per esempio i telefoni cellulari che
rendono meno pesante una situazione che in passato era di assoluto
isolamento. I pascoli orobici, il 53 per cento dei quali è di proprietà
comunale, hanno subito un abbandono negli anni Sessanta.
Fenomeno che ha causato il deterioramento e spesso anche il crollo di
parecchie baite tipiche e un progressivo fenomeno di impietramento e di
avanzamento della vegetazione sull'alpe pascoliva.
Fortunatamente, è seguita una fase in cui si è proceduto al recupero e alla valorizzazione di questo patrimonio.
Nella Valcanale, ad Ardesio, è presente per esempio un impianto
sperimentale di estremo interesse: l'Amministrazione Provinciale di
Bergamo, che è proprietaria del pascolo "Alpe Nevel", ha rimodernato le
baite e sta conducendo studi relativi all'attività casearia e alle erbe
foraggere in quota.
Ottimi prodotti dell'alpeggio sono i latticini.
Burro e formaggio per rilanciare i quali sono nate latterie
cooperative, come quelle di Branzi, di Valtorta, della Valle Taleggio
(S. Antonio) e di Vilminore di Scalve. Inoltre ci sono anche
imprenditori privati che hanno saputo ben inserirsi sul mercato con i
loro prodotti o che hanno avviato attività agrituristiche.