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Punti d'interesse

Panorama San Fruttuoso
Panorama San Fruttuoso

San Fruttuoso: l'Abbazia benedettina

La prima comunità di devoti del martire di Tarragona si insedia nella piccola cala all'inizio dell'VIII secolo (ma la leggenda sposta questa data indietro di quasi cinque secoli) ed erige una prima chiesa, che resiste fino al X secolo alle incursioni saracene. Alla fine dello stesso secolo, grazie ai benefici dell'imperatrice Adelaide, vedova di Ottone I, viene fondata la chiesa attuale, cui viene aggiunto, tra il XIII e il XIV secolo, verso il mare, l'edificio abbaziale. Protetta dai Doria, che ne fecero una delle tombe di famiglia e che edificarono tra i due borghi la massiccia Torre di guardia (XVI secolo), l'Abbazia raggiunse il suo massimo splendore nel Quattrocento. Fino al secolo scorso, è stata il centro politico ed economico principale del Promontorio, intervenendo sull'assetto territoriale, sul sistema agricolo, sull'economia della pesca.

Il complesso monumentale di San Fruttuoso è dal 1983 proprietà del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), che ne ha curato il restauro. L'insenatura, alla confluenza di due valloni ricchi di sorgenti, è l'unico approdo del versante meridionale del Parco. Vi si trovano un uliveto storico e una bella foresta di leccio.


 
 

Gli uliveti di Nozarego e la Valle dei Mulini

I terrazzamenti ("fasce") per la coltivazione dell'olivo si estendono prevalentemente nel settore orientale del Parco. Ancora oggi, a differenza che in altre zone della Liguria, la coltivazione dell'ulivo è destinata più al consumo locale che al commercio ed è stata per lungo tempo associata a quella del grano, dei fichi, delle castagne, secondo una tradizione che affonda le sue radici nel modello agricolo feudale imposto dai monaci di San Fruttuoso. Lungo il Vallone dell'Acqua Viva, una singolare integrazione tra il ciclo di produzione dell'ulivo, del castagno e dei cereali, ha dato luogo a una straordinaria concentrazione di mulini e frantoi (35 opifici attivi alla metà del Settecento) i cui resti sono oggi un importante documento di archeologia agricolo-industriale.


 
 

Il Mediterraneo "urbano": Portofino

L'antico borgo di pescatori, in epoca romana porto naturale di importanza strategica (Portus Delphini) deve la sua fama internazionale alla persistenza di uno straordinario equilibrio tra paesaggio urbano e ambiente naturale, nonostante le profonde trasformazioni della sua composizione sociale e delle sue funzioni primarie. La conformazione dell'approdo, del borgo, la cintura di lecci e pini d'Aleppo lungo la costa rocciosa, il colore delle case, la vivacità dei giardini, sono elementi di questa armoniosa mediterraneità urbana, che ha offerto ispirazione anche per una bella tradizione artigianale, quella del "macramè", il pizzo a nodi tipico delle culture mediterranee. Tra i monumenti, la chiesa di San Giorgio, il castello di San Giorgio, il castello Brown.


 
 

Il Mediterraneo "selvaggio": la Cala dell'Oro

L'alta macchia di erica e corbezzolo che occupa la fascia costiera interna è una vegetazione compatta, profumata (erica, caprifoglio marino, mirto), resinosa (lentisco, cisti, terebinto, pini), colorata dai frutti scarlatti del corbezzolo e dai fragili fiori dei cisti, spesso inestricabile e spinosa (ginestra ed euforbia spinosa, smilace, asparago). È frequentata da cinghiali e volpi, lucertole e ramarri, dai piccoli uccelli di macchia (specialmente occhiocotto e capinera), dall'avifauna migratrice (tortora, colombaccio, upupa, rigogolo) e da una grande varietà di invertebrati. Tra la falesia e la macchia si estendono garighe dominate dal timo, dal lentisco, dalle euforbie. I pini mediterranei si spartiscono gli spazi messi loro a disposizione dalla natura e dall'uomo: sul mare il pino d'Aleppo, più all'interno il pino marittimo, presso i centri abitati il pino domestico.


 
Panoramica
Panoramica

Il Mediterraneo "domestico": il Golfo Paradiso

Lungo la scoscesa costa occidentale, da Camogli alla lingua rocciosa di Punta Chiappa, cultura contadina e marinara convivono in un ambiente multiforme e colorato, percorso da una fitta rete di scalinate, tra uliveti, piccoli orti e agrumeti, incalzati dall'esuberanza della macchia mediterranea e disseminati di pini, fichi, lecci, castagni. Al largo del microscopico approdo di Porto Pidocchio, con i suoi "casetti" ingombri di reti da pesca, è attiva (tra marzo e settembre) una delle ultime tonnare del Mediterraneo. Il monumento di maggior rilievo è la chiesa romanica di San Nicolò (XII secolo).


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