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Riserva Naturale Regionale dell'Isola Gallinara

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Punti d'interesse

Le grotte

La composizione del substrato roccioso dell'isola ha consentito lo sviluppo di fenomeni carsici i quali, per non di particolare rilevanza, costituiscono un'interessante emergenza geologica. Tra questi meritano attenzione alcune grotte presenti sia nella parte emersa, sia in quella parzialmente o totalmente sommersa.
Nelle Grotte marine, all'azione carsica si è successivamente aggiunta l'azione marina, che le ha ampliate e ne ha modificato la morfologia.

La grotta del porticciolo: adiacente al piccolo approdo naturale, ormai da tempo inglobato nel porticciolo, si trova una cavità carsica, costituita da un antro di ingresso ed una caverna, la cui volta si prolunga in uno stretto camino, che sbuca tra la vegetazione soprastante. All'interno è presente una sorgente d'acqua dolce, captata ed utilizzata dal custode che un tempo risiedeva sull'isola.
La grotta di S.Martino: la grotta "di San Martino" è considerata la dimora del santo nel periodo di soggiorno sull'isola.  E' formata da due piccoli ambienti  comunicanti in cui sono stati ritrovati  una tomba  databile tra il VI e VIII sec, e alcune strutture murarie  collegate alla stessa
La grotta di Punta Falconara: il "traforo" di Punta Falconara è costituito da un antro marino di grandi dimensioni che dal lato orientale della Punta si rpolunga verso Ovest, restringendosi nella parte terminale fino a ridursi ad uno stretto passaggio, che sbuca sulla scogliera posta sul lato occidentale.


 

Le costruzioni recenti

Nel 1866 la proprietà dell'isola passa dal vescovo di Albenga al banchiere Leonardo Gastaldi e da quel momento la Gallinara diventa a tutti gli effetti "privata". I proprietari che si sono succeduti negli anni hanno realizzato le opere tutt'ora visibili: nel 1905 Michele Riccardi ha fatto edificare la Chiesa neoromanica di San Martino; tra il 1960 e il 1978 l'allora proprietario Riccardo Diana ha realizzato i moli protettivi della vecchia darsena, attualmente utilizzati per l'approdo, ed un articolato complesso edilizio visibile sulla sommità dell'isola utilizzato dagli attuali proprietari. I cavi sottomarini realizzati per l'approvvigionamento di corrente elettrica e acqua potabile, sono stati divelti nel corso degli anni.


 

Il relitto delle Ardesie

Segnalato nel 1980, giace a una profondità di 16 mt a circa 100 mt a Levante del porticciolo dell'isola. Documenti notarili lo indicano come "latino a vela" affondato nel 1763 mentre trasportava piccole lastre, stipiti di porte e grandi lastre di rifinitura dei trogoli, gli antichi depositi di olio.


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